Sono passati anni da quando la serie animata fantascientifica Futurama è giunta al termine, lasciando un grande vuoto nel genere che solamente il recente successo di Rick e Morty è riuscito -nonostante la grande diversità fra le due serie- a colmare, in questo vuoto cerca di trovare il suo spazio Final Space, creato David Sacks e Olan Rogers per l’emittente televisiva TBS e distribuito internazionalmente dal colosso dello streaming Netflix.

La storia segue le vicende di un astronauta, carcerato in una navicella spaziale da 5 anni chiamato Gary e del suo compagno distruggi-pianeti Mooncake nelle loro avventure intergalattiche per svelare il mistero di dove finisce l’universo, e semmai una fine esista

Final Space – tra Futurama e Star Wars

final space CinemaTown.it

Con questo prodotto siamo molto più vicini al mondo disegnato da Matt Groening, una space opera che ricorda Futurama nello stile e nell’animazione, ma pesca anche anche da altre fonti come ad esempio Star Wars, come dimostra la caratterizzazione del suo villain Lord Comandante, un omaggio fin troppo sfacciato a Darth Vader , dall’animazione in stile moderno di Rick e Morty e Bojack Horseman eredita la capacità di colpire basso, quel “pugno nella pancia  dello spettatore” che colpisce quasi inaspettato con un carico di tristezza e malinconia. Innegabile poi l’influenza che i Guardiani della galassia stiano avendo all’interno dell’universo sci-fi, anche in Final Space ci troviamo davanti ad una ciurma di improbabili personaggi che si elevano al rango di eroi per situazione più che per vocazione.

Il risultato finale è però stato altalenante, l’idea di base di questo tipo di serie animate è quella di presentarsi ad un target adulto con un umorismo dissacrante e a volte addirittura serio. Final Space però sbaglia spesso i tempi comici, cerca di forzare alcune gag e non contento del risultato prova a trascinarle esagerandone la lunghezza, in più di un caso vorrebbe strappare un sorriso senza però riuscirci. Esiste però un rovescio della medaglia, la serie si basa su una trama che funziona – con tutte le piccole forzature del caso – una space opera degna di questo nome dove assistiamo al classico percorso di crescita dell’eroe inaspettato.

Final Space – una serie godibile

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Il percorso che ci guida nella circolarità della serie – dove l’inizio corrisponde alla fine – è una semplice linea retta a sviluppo orizzontale, tutti gli sforzi sono concentrati su un unico arco narrativo che nasce e si esaurisce all’interno della stagione, lasciando la porta aperta per nuove avventure degli eroi, la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione di 13 episodi. La prima stagione, composta da 10 episodi, è stata in grado di attirare nel suo cast vocale un buon numero di attori come ad esempio David Tennant (Doctor Who), John DiMaggio (Futurama) e Ron Perlman (Hellboy), a simboleggiare un certo interesse nei confronti dell’idea di base.

Nonostante il registro comico sia molto ballerino, il giudizio sulla serie viene equilibrato da una trama dal buon sapore di sci-fi, l’inclinazione pende verso “l’esaltazione del dolore“, della malinconica tristezza il cui raggio d’azione si amplia ulteriormente se consideriamo la colonna sonora. Final Space molto probabilmente non diventerà mai un fenomeno POP, ma è riuscita nell’intento di ottenere la propria individualità risultando una serie godibile in queste calde giornate estive, nell’attesa che Matt Groening torni a reclamare il trono di re dell’animazione adulta con il suo nuovo lavoro Disincanto.

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