Nel primo Hotel Transylvania, il rifiuto del Conte Dracula di conformarsi ai cliché della leggenda sui vampiri è stato il mantra dell’intero film, distinto da un ritmo frenetico e dalla presenza di mostri mitologici che, nei loro momenti migliori, hanno figurato come una versione alternativa dei Looney Tunes. Dopo questo ingresso in scena davvero piacevole, il sequel di Hotel Transylvania ha scelto di abbandonare lo stabile a favore di un’impresa fallimentare nel mondo umano, mentre Drac tentava invano di convincere le zanne del suo nipotino mezzosangue ad uscire fuori.

Ora, Hotel Transylvania 3: Una vacanza mostruosa – evidentemente il peggior capitolo della serie – esce totalmente al di fuori dell’albergo abbandonando i riferimenti classici, eccezion fatta per la rinnovata rivalità tra Dracula e Van Helsing.

Piano dopo piano e gadget dopo gadget il cacciatore di vampiri è sempre stato facilmente fermato da Drac, capace di combinare sesto senso alla sua eterna fortuna. I loro destini si incrociano ancora ai giorni nostri su una nave da crociera dedicata interamente ai mostri. Un vero hotel galleggiante che forse è l’unica giustificazione al titolo del film, lontano dal suo spirito originale. La figlia di Drac – Mavis – pianifica la fuga sull’oceano come una sorpresa da fare al padre, portandosi dietro tra gli altri Frankenstein, il licantropo Wayne, la mummia Murray e l’invisibile Griffin.

Una volta a bordo si scopre che il capitano della nave, Ericka, sarebbe essere una lontana nipote di Van Helsing, il quale resta sottocoperta occupando il suo tempo facendo il macchinista mentre trama il suo progetto apocalittico per uccidere tutti i mostri una volta che la nave avrà raggiunto la sua destinazione. Nel frattempo però Erika non riesce a smettere di voler uccidere Drac, ignaro e abbagliato dalla cotta per il capitano. A sospettare di lei è Mavis, mentre il padre non riesce a sfruttare il suo potere deduttivo.

La sceneggiatura di Hotel Transylvania 3 è priva di momenti sorprendenti

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Il regista Genndy Tartakovsky, che ha diretto tutti i tre capitoli di Hotel Transylvania, è un animatore di talento  con la predilezione per le figure allungate, gli angoli acuti e i tratti espressivi, inserite in gag dal ritmo frenetico. Dove però bisogna soffermarsi a discutere è sulla sceneggiatura, firmata da Michael McCullers, piena di spunti per poter essere discussa. La trama principale che vede Drac affrontare Van Helsing perde di sostanza verso la metà, mentre la sottotrama ha ben poco a che fare coi mostri, i quali si perdono in attività che non allettano l’attenzione di un pubblico in cerca di svago.

L’istinto di Tartakovsky è quello di mantenere l’azione in movimento e rapidamente, lasciando che uno slapstick a misura di bambino alzi il tenore della narrazione, appesantita da una serie di battute poco corpose. Il problema col franchise di Hotel Transylvania è l’aver esaurito le risorse già dopo il primo capitolo: Mavis era una bambina reclusa che desiderava vedere il mondo e ora può farlo; il suo marito umano Johnny era una hippie con lo zaino che si aggirava nella terra dei mostri e ora fa parte di questa banda; mostri e umani erano una volta avversari naturali e ora non lo sono. Per non parlare dell’hotel stesso, che appare per soli quindici minuti.

Tutto ciò fa sì che Hotel Transylvania 3 sembri solo un raduno di disadattati formato dai doppiatori originali, come una specie di weekend da bamboccioni PG-rated ambientato in crociera. Un tentativo che andava decisamente organizzato meglio per un blockbuster estivo piuttosto atteso ma che dovrà essere ricordato come l’anello debole di una saga i cui argomenti erano – forse – già finiti. Il trailer del film è disponibile qui.

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