Il protagonista di Conta su di me, Lenny (Elyas M’Barek), è un ragazzo superficiale, il classico figlio di papà che vive sulle spalle del vecchio genitore, ricco chirurgo, nonostante la veneranda età. Questa vita da scapestrato finisce per lui quando il padre, stanco dei suoi comportamenti, lo obbliga ad occuparsi di David (Philip Noah Schwarz), ragazzino affetto da una malattia cardiaca che gli rende la vita impossibile. Lenny dovrà aiutarlo a stilare una lista di desideri che dovrà realizzare prima che per lui sia troppo tardi.

Conta su di me: una commedia drammatica come si deve

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Non è facile riuscire a sfornare commedie drammatiche, genere tra i più ostici in ambito cinematografico. Mescolare dramma e risate risulta infatti molto complicato, spesso perché è difficile trovare l’amalgama giusta. Si rischia infatti di creare un prodotto a più facce, scollate tra loro, una delle quali risulterà inadeguata o fuori luogo rispetto all’altra.

Marc Rothemund, già regista di successi come L’amore ai tempi della malattia, riesce però a mescolare assai bene i due generi, creando un film decisamente godibile e che emana sentimenti molto forti. La pellicola è decisamente rapida, bramosa di arrivare al punto senza perdersi in troppe finezze. Sebbene la trama scorra veloce, però, la sceneggiatura si prende invece i (dovuti) tempi che le servono. Viene presentata inizialmente una forte componente di pura drammaticità (le crisi respiratorie, l’istituto per bambini malati terminali), per poi inserire vari sprazzi di ironia sempre più decisi, formando una miscela davvero eccellente, che anzi migliora ad ogni scena, man mano che ci si avvicina al finale.

Il meccanismo utilizzato dal regista è quello della presa di coscienza, piuttosto inflazionato ma non per questo meno efficace. Lo stesso processo emotivo vissuto da Lenny viene vissuto infatti anche dallo spettatore, che si ritrova a vedere gli effetti di una malattia non esattamente comune, le cui immagini possono quindi sconvolgere perché relativamente inedite, rispetto ad altre. Il film ha poi il pregio di non fuggire dalla realtà, ma di affrontarla a viso aperto, con scene anche molto forti e di sicuro impatto, che angosciano il pubblico.

Conta su di me: un cast indovinato

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Ci sono molti meriti da attribuire al cast di attori di Conta su di me. Il primo dei protagonisti, Elyas M’Barek, non è certo una scoperta di oggi. L’attore ha infatti già avuto successo con pellicole come Fuck you Prof, e potremmo definirlo ormai una star consumata del cinema tedesco. M’Barek irrompe nel film con la sua fisicità e la sua misuratezza, portando in scena un personaggio per lui tipico, che interpreta senza troppe sfumature ma con decisa efficacia.

Il film si basa infatti su scene spesso sopra le righe, che hanno bisogno dell’equilibrio dell’attore di origini tunisine per risultare veramente miscelate. Egli è infatti il vero artefice dell’amalgama della pellicola, riuscendo a creare un legame con il pubblico, che si ritrova a guardare la realtà con i suoi occhi, un po’ estraniato e un po’ spaesato da tutto il dolore e l’angoscia in cui viene catapultato di colpo. Mentre le immagini parlano da sole, infatti, una prestazione più “appariscente” avrebbe finito con sovraccaricare il tutto, mentre così facendo riesce ad essere maggiormente funzionale alla riuscita del prodotto.

Una nota di merito anche al giovane e acerbo Philip Noah Schwarz, che interpreta alla perfezione un personaggio angosciante, ma dinamico e vivace, come solo un ragazzino sa essere. L’empatia che si riesce a creare con il suo David è dovuta certamente anche ad una sceneggiatura davvero ben scritta. Gli occhi accesi come fari e l’espressività estrema che apporta sono però pezzi importanti del puzzle che si viene a creare. Anche gli attori di supporto fanno la loro parte, con menzione di merito a Nadine Wrietz e Uwe Preuss, nei panni di due genitori molto diversi tra loro, ma con grosse problematiche da affrontare.

Conta su di me: Memento mori

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Conta su di me non è quindi la classica favoletta a lieto fine, come spesso rischiano di diventare questo genere di pellicole. Nella sua grande drammaticità, invece, è un inno alla gioia di vivere, un invito a godere della vita in ogni istante perché “tra due ore potresti essere morto“, come ricorda il giovane David. Riprende un po’ il concetto  di “Memento mori“, quella frase che i servi sussurravano agli imperatori ai tempi dei Romani, che significa, appunto, “ricordati che devi morire“. Con questo appunto si accenna certo alla tragicità della morte, l’incertezza insostenibile della vita, che è anche però ciò che la rende preziosa. Il fatto che la vita abbia una fine più o meno vicina non deve essere fonte di angoscia, bensì uno sprone a goderne fino all’ultimo respiro.

I toni drammatici sono molto accentuati soprattutto all’inizio del film, ma mano a mano che ci avviciniamo alla fine si mischiano a quelli comici, arrivando ad essere un tutt’uno, ricordandoci che per sconfiggere la morte non bisogna far altro che riderle in faccia. Sebbene poi, soprattutto verso la fine, Rothemund si prenda qualche piccola “licenza poetica” per addolcire il tutto, il film riesce a procedere deciso verso il finale. Non si trattasse di una storia vera, potremmo definire quest’ultimo leggermente forzato, ma tutto sommato si sposa bene con il messaggio che si vuole trasmettere. Si tratta di uno di quei casi in cui la realtà, semplicemente, trascende la fantasia.

Conta su di me: inevitabile il confronto con Quasi Amici

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Un confronto tanto dovuto quanto inevitabile, visti i temi trattati, è quello con la commedia francese Quasi Amici. Si può dire che Conta su di me, rispetto al film con Omar Sy, potrebbe essere considerato un prequel, per l’approccio che vede una differenza sottile ma sostanziale tra i due prodotti. La pellicola tedesca punta maggiormente sull’empatia tra i personaggi, che si crea violentemente, e le battute “dark” sono poche ma ben inserite. Quasi Amici invece poneva l’accento sull’inutilità dell’empatia, con il famoso ed emozionante monologo del protagonista, e su un’ironia più pungente.

È esattamente questo, quello che voglio: nessuna pietà. Spesso mi passa il telefono, sai perché? Perché si dimentica. È vero, non ha una particolare compassione per me, però è alto, robusto, ha due braccia, due gambe, un cervello che funziona, è in buona salute; allora di tutto il resto a questo punto, nel mio stato, come dici tu, da dove viene, che cosa ha fatto, io me ne frego.

Rothemund non tratta, infatti, di un malato adulto, ricco, che ha avuto un’esistenza normale finchè la vita lo ha privato di qualcosa. Conta su di me parla piuttosto di un bambino che, prima di tutto, deve imparare che cos’è la vita, per poi poterla apprezzare. Parla di qualcuno che inizia un percorso di scoperta di qualcosa che non ha mai vissuto, invece di riscoprirlo come Philippe in Quasi Amici. Anche l’ironia, quindi, va inserita poco a poco, perché David impari a ridere dei suoi problemi. Philippe invece, paraplegico ultrasessantenne, ha già dentro di sé una forte componente ironica, che trova in Driss una valida spalla.

Ad ogni modo, Conta su di me è la dimostrazione che i film d’autore, contando solo su un basso budget e alcune buone idee, si possono ancora fare, puntando su una recitazione di alto livello e una sceneggiatura scritta come si deve. Una menzione particolare alla colonna sonora, arricchita con il sempreverde Hallelujah, che scalda il cuore come poche altre canzoni.

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