Kylo Ren è un grande personaggio. Le ragioni sono molteplici, forse difficili da digerire o concepire, ma la verità è questa: il personaggio di Adam Driver è uno dei più complessi, meglio strutturati e più affascinanti del cinema contemporaneo e dell’universo di Star Wars – canone o non canone. A rendere Kylo Ren un esempio di capro espiatorio del pubblico – inconsapevole di essere arrabbiato più con le scelte narrative del nuovo ciclo iniziato da Abrams, piuttosto che davvero nei confronti di Ben Solo – è il fatto che sulle spalle di questo villain/non villain gravano i pesi più insormontabili che un personaggio potesse sperare di portare, specialmente se questi macigni si chiamano Darth Vader e Lato Oscuro della Forza. Bisognerebbe quindi analizzare più a fondo le motivazioni che hanno spinto gli autori a costruire il Cavaliere di Ren che conosciamo, o ancora meglio, comprendere perché la saga ha preso la piega che in molti hanno criticato non appena uscito Ep. VIII.

Se i fan di vecchia data non sono contenti di quanto visto ne Gli Ultimi Jedi, è solo perché la saga non è la stessa che abbiamo visto prima de Il Risveglio della Forza. Per sopravvivere e incoraggiare i nuovi appassionati ad apprezzare la complessità di Star Wars, la narrazione ha dovuto assumere una tendenza autoironica e autoreferenziale, il cast è diventato totalmente interraziale, la lotta classica tra il Lato Oscuro e il Lato Chiaro della Forza ha lasciato spazio a nozioni assai più complesse, come l’equilibrio e l’interscambio di elementi tra un lato e l’altro e sopratutto siamo davanti a dei cambiamenti di tendenza tra gli schieramenti. In Rogue One il personaggio cardine della narrazione è un architetto che lavora per l’Impero nonostante crei una macchina vulnerabile; Il Risveglio della Forza ha mostrato uno Stormtrooper che si redime nonostante sia stato irregimentato e Gli Ultimi Jedi va addirittura oltre: Luke non è più l’ultimo erede di un lignaggio potente nella Forza, è un eremita dai tratti oscuri che desidera la scomparsa degli Jedi e il suo antagonista, Kylo Ren, è un individuo le cui azioni hanno una logica del tutto fuori dal comune. O meglio, fuori dalle abitudini dei villain classici di Star Wars.

Le origini di Kylo Ren

Kylo Ren cinematown.it

Forse Kylo Ren potrà sembrare debole, capriccioso hanno detto alcuni, o ancora peggio una pappa molla, ma consideriamo per un attimo il retaggio a cui gli sceneggiatori ci hanno abituato: fino a La Vendetta dei Sith, i cattivi principali sono stati Darth Vader, Darth Sidious, il Conte Dooku, il Generale Grievous e Darth Maul – sul quale si continua a discutere – tutti stereotipi di cattivi che basavano il proprio compiacimento sul dolore altrui. Anche nel caso di Ian McDiarmid, sebbene abbia recitato il suo Imperatore in maniera shakespeariana, nemmeno un tratteggio del genere poteva nascondere l’unica motivazione del personaggio, la malvagità, e anche nel caso di Darth Vader, la trilogia prequel ha tentato di configurare la struttura di Anakin mostrando il percorso fatto dal giovane Skywalker prima di diventare un cyborg, ma con qualche difficoltà creativa che non ha permesso a Lucas di essere quello di vent’anni prima – non che fosse giusto, i tempi dopotutto cambiano e il pubblico deve farsene una ragione.

Kylo Ren è quindi un prodotto alternativo, fatto meglio e con più significati. Ha iniziato il suo percorso nell’opinione pubblica come la versione emo di Darth Vader, sentendosene dire di tutti i colori, e perfino in Ep. VIII, dove è stato il personaggio di punta, il pubblico non si è risparmiato le peggiori critiche, nonostante sia stato reso infinitamente più complesso e non semplicemente malvagio – in fondo è pur sempre un individuo che, a differenze del nonno passato al Lato Oscuro a causa di una fragilità emotiva, è stato spinto al male a causa di uno squilibrio ben più profondo. Un Adam Driver perfetto ha interpretato il suo Kylo Ren tratteggiando una psicologia sconvolta e traumatizzata che gli avrebbero concesso un accesso garantito agli Oscar, se Star Wars non fosse un blockbuster, e il modo in cui il personaggio è stato scritto rendono – o a tempo debito renderanno – Ben Solo un grande cattivo della saga proprio a causa di quanto sia credibile la complicatezza con cui è stato strutturato.

Sappiamo effettivamente poco della sua infanzia ma è sufficiente a tratteggiarne un profilo disagiato: i genitori sembrano essere stati amorevoli ma assenti, con un padre che molto probabilmente non è stato incline ad incoraggiare e a stimare la sensibilità alla Forza di Ben – come sembra voler dire Luke ne Gli Ultimi Jedi – e uno zio nel quale il giovane ripone molta fiducia, tradita da un quasi tentato omicidio alle spalle. Il tutto amalgamato da degli ingredienti di pessima qualità quali il complesso di inferiorità dovuti al suo lignaggio famigliare, con una madre dal grande peso politico e nobiliare, uno zio e un padre eroi di guerra e un nonno che… beh… ce lo ricordiamo bene. Tutto ciò si mescola creando un bambino su cui grava il peso dell’eredità che in età matura cerca una figura maschile di riferimento oltre a quella di Han, giungendo ad un’adolescenza piena di problemi emotivi.

Kylo Ren è l’antagonista perfetto della nostra epoca

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Kylo Ren è volubile, un carattere fatto di estremi; è sia terrificante che patetico, sia seducente che ripugnante, sia indomabile che minuscolo. Verso la fine de Gli Ultimi Jedi, dopo aver costruito un legame telepatico ed emotivo con Rey per gran parte del film, il giovane uccide Snoke in un modo che dimostra quanto fosse diventato abile nell’utilizzo della Forza, ingannando perfino il suo mentore, per poi fare alla ragazza un discorso sull’abbandono del passato al fine di convertirla al “Lato Ren” della Forza. In quel momento viene fatta una dichiarazione di sentimenti tanto malvagia e manipolatrice quanto supplichevole e disperata: a quel punto infatti Ben altro non è che una persona sola e ha bisogno di una complice che lo comprenda e lo sostenga nella sua conquista del potere, spinto da un richiamo per il Lato Chiaro che non riesce ad accogliere a causa della sua natura controversa e principalmente conflittuale.

A differenza dei precedenti cattivi della saga, tentati da un potere malvagio che lo spettatore trova a volte difficile da interpretare, Kylo Ren è comprensibilmente – e relativamente – cattivo. Ovviamente, Darth Vader resta l’antagonista iconico di Star Wars, grazie a James Earl Jones, la statura insormontabile e il suo stile da samurai post-punk, ma è diventato un cattivo efficace solo nel contesto di un’epoca passata, lontana dalla nostra, e non avrebbe lo stesso seguito se fosse proposto oggi. Lo spettatore odierno infatti non accetta la lettura di un racconto cinematografico che abbia dei passaggi inspiegabili: vivendo in una realtà fin troppo complessa, abbiamo velocemente superato l’idea fiabesca che al mondo vi siano solo il bene o il male, ma anzi, abbiamo una concezione delle cose in scala di grigi.

Kylo Ren è quindi l’antagonista perfetto per la nostra epoca così complessa e controversa, in un mondo in cui ciò che rende una persona cattiva può essere proprio ciò che renderebbe eroica e memorabile un’altra, dove la moralità è un concetto simile ad uno spettro di qualcosa che non riusciamo più ad identificare con chiarezza e siamo tutti legati alla causalità degli eventi, in cui anche i migliori di noi creano inaspettatamente e involontariamente dei nemici interiori contro i quali fare i conti giorno dopo giorno; e quando si tratta di cattivi con la C maiuscola, completi di mille sfaccettature che li rendono più comprensibili, giustificabili e apprezzabili, Star Wars non è più come una volta, è molto meglio. Grazie sopratutto a Kylo Ren.

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