Hurricane – Il Grido dell’Innocenza: la nostra analisi del prison drama con Denzel Washington

hurricane - il grido dell'innocenza cinematown.it

Denzel Washington racconta la storia del pugile Rubin Carter, in Hurricane – Il Grido dell’Innocenza, in cui viene ingiustamente incarcerato per omicidio.


Here comes the story of the Hurricane/ The man the authorities came to blame/ For somethin’ that he never done“. Quando un artista come Bob Dylan si spende in questo modo per la tua storia, significa che questa ha davvero qualcosa di unico, di importante. La dimostrazione ulteriore è l’ottima pellicola confezionata da Norman Jewison, tratta appunto dalla vita di Rubin Hurricane Carter, ingiustamente incarcerato per omicidio negli anni ’60, mentre era all’apice di una carriera di successi. La sua storia fece molto scalpore in America, tanto da essere eretta a simbolo del razzismo imperante di quegli anni all’interno del sistema giudiziario statunitense, poi consacrata nel biopic divenuto cult, Hurricane – Il Grido dell’Innocenza.

Hurricane – Il Grido dell’Innocenza: sinossi

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Rubin Carter (Denzel Washington) vive una gioventù difficile, crescendo in un’America razzista nella quale i neri scontano ancora retaggi di discriminazione e violenza. Arbitrariamente chiuso in un riformatorio, dopo 8 anni riesce a fuggire. Si arruola nell’esercito ma al suo ritorno viene nuovamente incarcerato. Scontata la pena diviene un pugile professionista, arrivando a sfidare il campione del mondo dei pesi medi. Poco dopo viene accusato e condannato, ingiustamente, a tre ergastoli per triplice omicidio. Mentre sconta la condanna a vita, Carter scrive la sua autobiografia, che arriverà poi tra le mani di un ragazzo di Brooklyn. Il ragazzo si rivede in lui e lo contatta via lettera ricevendo risposta e iniziando un rapporto epistolare molto profondo. Prenderà a cuore la storia di Carter al punto da coinvolgere nel caso alcuni suoi amici canadesi, che se ne occuperanno personalmente.

Hurricane – Il Grido dell’Innocenza: la consacrazione di un attore

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Questa pellicola si regge fondamentalmente sull’interpretazione attoriale di Denzel Washington, in assoluto uno degli attori migliori prodotti dalla sua generazione. Washington è infatti onnipresente nel film, che sia fisicamente o solo come voce fuori campo. Protagonista assoluto della narrazione, riesce a mostrare alla perfezione l’odio e la rabbia del suo personaggio, che si tramuta anche in rassegnazione in alcuni momenti, ben visibile sul volto dell’attore.

Questo ruolo lo consacrò, nell’ormai lontano 1999, portandolo a vincere per la prima volta premi importanti (Orso d’argento e Golden Globe) per un ruolo da protagonista. Questo si può dire che sarà “propedeutico” all’Oscar per il Miglior attore protagonista vinto poi qualche anno dopo, nel 2002, grazie alla sua performance in Training Day. Fino a quel momento, l’attore afroamericano aveva ricevuto premi (tra cui un altro Academy Award nel 1990, peraltro) solo per ruoli da non protagonista. Il suo lavoro in Malcolm X, del 1993, non aveva avuto la stessa fortuna, per esempio. Altre prove da sottolineare sono quelle del giovane Vicellous Reon Shannon, nei panni di Lesra, e di Liev Schreiber, che rinnoverà la collaborazione con Washington in The Manchurian Candidate qualche anno più tardi.

Hurricane – Il Grido dell’Innocenza: una forte critica al sistema giudiziario USA

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A parte il tema del razzismo, ovviamente molto forte in questo film, in vero problema posto da Jewison è un altro, molto più pratico. Sembra infatti essere il sistema giudiziario statunitense ad essere, ironicamente, sul banco degli imputati. Questo, infatti, appare caotico e confusionario, manipolabile perfino da semplici agenti di polizia, influenzato da indagini forzate e pregiudizievoli. Gli abusi di potere appaiono all’ordine del giorno, per la verità anche ai giorni nostri, ma riescono a risultare decisive anche in sede processuale, quando tutto dovrebbe assumere toni ben più seri di arresti immotivati e manganellate gratuite.

Anche le abilità persuasive dei singoli avvocati sembrano farla da padrone, sovrastando la verità, che appare invece quasi insignificante. Avere un’ottima parlantina e una discreta furbizia, insomma, sembra più importante della realtà fattuale. D’altronde “l’innocenza è una merce sopravvalutata“. Gli organi giudiziari sono quindi inermi di fronte all’inadeguatezza e alla scarsa morale dei suoi esecutori, che li sfruttano per meri interessi e vendette personali.

Hurricane – Il Grido dell’Innocenza: la potenza della comunicazione

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Un altro tema estremamente attuale affrontato dalla pellicola è la comunicazione, la cui importanza è palesata senza mezzi termini. Perché è proprio grazie a questa che la storia di Rubin Carter fa il giro del mondo, riuscendo a sensibilizzare non solo il team che lo difende, ma anche personalità artistiche come Bob Dylan. Grazie a questa diffusione capillare le persone riescono ad informarsi sulla sua storia per poi scendere in piazza e protestare in suo nome. Bisogna anche aggiungere, ovviamente, che nelle fasi iniziali è sempre la comunicazione a mettere nei guai il protagonista. La diffusione di false prove e testimonianze manipolate è infatti la chiave per l’incarcerazione di Hurricane.

In particolare, è la parola scritta a risultare determinante: il rapporto epistolare tra Rubin e Lesra è determinante ai fini della storia, perché senza di essa questa sarebbe rimasta lettera morta. Il romanzo Il Sedicesimo Round, in cui il protagonista spiega la propria versione dei fatti, è altresì passaggio importante. A riprova di questo abbiamo la conversazione tra Hurricane e il direttore della prigione:

Vogliono perquisire la cella Jim, e quel manoscritto è l’unica cosa che ho, capisci? La sola cosa che ho qua dentro.[…] Se me lo tolgono, io li ammazzo. li ammazzo tutti.

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