Ragazzi di stadio, Quarant’anni dopo è un film italiano diretto da Daniele Segre presentato alla 36esima edizione del Torino Film Festival. Daniele Segre ritorna dopo 40 anni a parlare col cinema del fenomeno dell’ultra tifoseria. Riprendendo i suoi  Il potere deve essere bianconero Ragazzi di Stadio, suoi film irati a cavallo tra il ’79 e l’80, Segre ritorna sull’argomento con un accattivante “dove sono ora?”. In questo film/documentario il regista si pone il fine di analizzare i Drughi, ultras e fedeli crociati della Juventus, senza pregiudizi o domande. I membri di questo gruppo si presentano autonomamente nella loro completezza, non nascondendo nulla alle telecamere ma anzi portando orgogliosamente la tanto controversa fede ultras. Le interviste sono intramezzate da riprese di archivio e da registrazioni odierne dei cortei che, molto spesso, sono sinonimo di violenza fuori e dentro gli stadi.

Ragazzi di stadio, Quarant’anni dopo – una interessante analisi delle vite degli ultras

Ragazzi di stadio, Quarant'anni dopo CinemaTown.it

Un pregio di questo film è la capacità di entrare nel profondo della vita e nella mente dei Drughi. Lasciando parlare queste persone, in cui varia molto l’età ma non la convinzione nella fede calcistica, con totale libertà si può infatti entrare con grande minuzia nelle loro vite. Si scopre come, nonostante vi possano essere molti pregiudizi nei loro confronti, fuori dallo stadio sono tutti lavoratori, con famiglie e con impegni. La trasformazione avviene però quando indossano la fede bianconera, che elimina i loro freni sociali portandoli ad uno stato di guerra costante col nemico. Gli ultras ed in particolare i Drughi si considerano una grande famiglia e, come tale, si proteggono e si aiutano a vicenda. Questo porta ad un gruppo di persone la cui vita è nettamente divisa tra quello che c’è prima e quello che c’è dopo la Juventus.

Ragazzi di stadio, Quarant’anni dopo – la storia dei Drughi tra violenza e Juventus

Ragazzi di stadio, Quarant'anni dopo CinemaTown.it

Nonostante una vita che per molti risulta normalissima, quando si agisce come Drughi si entra in un mondo innegabilmente violento. Il nome, omaggio al gruppo di Alex di Arancia Meccanica, preannuncia dove queste persone sono disposte ad arrivare per la propria squadra. Sin dagli anni ’70, fino ad arrivare oggi, questi ultras hanno usato questo gruppo come valvola di sfogo per la loro violenza. Le parole delle persone mostrano come gran parte dell’appeal che questo gruppo porta è infatti la costante esposizione a pestaggi, insulti ed un atavico sfogo di violenza. Molti di essi non possono nemmeno andare allo stadio (o in trasferta) a spendere i soldi che hanno a causa di questi comportamenti, che gli sono valsi denunce e diffide.

Viene fatto inoltre l’uso della fede politica, inizialmente di stampo comunista ed attualmente di stampo fascista, servano come ulteriori inibitori che giustificano ogni loro azione. L’ultras, il Drugo, secondo loro non è una cattiva persona. Egli è solo un vero fan della Juventus, che merita di essere onorato grazie alla sua costanza e dedizione alla causa. Chiunque si unisca a loro senza essere affiliato viene scacciato, chi appartiene a gruppi diversi viene visto come nemico. Questo gruppo, formato da padri di famiglia e giovani ragazzi in buona parte, razionalizza la propria violenza giustificandolo grazie ad un necessario bisogno di difesa e di rappresentazione della squadra.

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