Glass è la normalità. Una parola che può significare tutto e niente. Normale è avere una famiglia, una casa, un lavoro che ti porta ad essere fuori casa dal lunedì al venerdì, portare a spasso il cane. Tuttavia, per altri questo vocabolo può avere un’accezione completamente diversa: può essere normale non poter compiere un minimo movimento senza paura di rompersi un osso, può esserlo alzare pesi sovrumani, o addirittura condividere lo stesso corpo con 24 personalità diverse.

Questo è il senso di Glass, ultimo capolavoro di M. Night Shaymalan. Il regista, famoso per aver diretto  pellicole come  Il Sesto Senso ed After Earth, ha voluto far tornare sulla scena alcuni personaggi che aveva fatto conoscere al mondo del cinema negli anni passati, in un incredibile sequel/crossover, che mescola in un labirinto senza via d’uscita i protagonisti di Split ed Unbreakable.

Glass: tra crossover e sequel

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Per parlare di Glass non servono particolari giri di parole, perché semplicemente il film non ne ha bisogno. La pellicola si presenta allo spettatore esattamente così com’è: come la rivincita dei cattivi emarginati anche dal loro mondo di supereroi. Troppo “normali” per essere dei veri e propri personaggi dei fumetti, troppo strani per essere delle persone comuni.

Così, come in un fumetto, l’eroe indistruttibile David Dunn, interpretato da Bruce Willis, deve scontrarsi nuovamente con il suo antagonista storico Elijah Price (Samuel L. Jackson), che riuscirà a portare dalla sua parte anche Kevin Wendell Crumb, iconico e spaventoso protagonista di Split insieme alla sua Orda, capitanata dalla personalità più animalesca di Kevin, La Bestia.

Glass: la performance di James McAvoy

È proprio quest’ultimo a dare la maggior prova di abilità. James McAvoy riesce sapientemente a passare da una personalità all’altra, modulando perfettamente voce e gesti in pochissimi secondi. Spettacolare è il suo cambiamento di personalità continuo nella sua stanza, ma ancora più meraviglioso è vedere la sua trasformazione nella Bestia.

Così in un attimo il suo corpo sembra pervaso da un’energia animale che gli permette di cambiare postura, gonfiare le vene e potenziare i muscoli. Quello che più sorprende però sono i suoi primi piani, che ci regalano una nuova definizione di paura. Il volto di Kevin è lo specchio di una realtà fatta di dolore e voglia di vendetta, legato alla consapevolezza che da un secondo all’altro proprio quel volto potrebbe diventare qualcosa di totalmente inaspettato e fuori controllo.

Bruce Willis ancora una volta è l’eroe sulla carta di Glass. Il padre di famiglia, il vendicatore che salva le cheerleaders dalle grinfie della Bestia (come tradizione fumettistica vuole), l’uomo che tutti vorrebbero essere o incontrare durante uno scippo, peccato che non sia in grado di tenere testa ad un Elijah Price assolutamente geniale, che continua a burlarsi della società.

Glass: la cura dell’affetto

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Eppure, proprio per Kevin intravediamo la possibilità di una cura, che sembra essere la giovane Casey Cook. In qualche modo lei è l’unica a riuscire a tenere a bada l’Orda e la Bestia, proprio grazie all’affetto sincero che Kevin prova per lei. Forse un po’ smielato, ma se crediamo che possa esistere un uomo indistruttibile come David Dunn, perché non dovremmo credere all’importanza dell’amore?

L’affetto è un filo conduttore importante in Glass anche per gli altri personaggi. L’affetto paterno lega indissolubilmente David al figlio, che cerca in tutti i modi di liberarlo dall’Istituto. L’affetto lega anche Elijah alla madre, una delle personalità più forti del film, nonostante si veda molto poco sullo schermo.

Questa però è solo la facciata del film, perché l’amore per una ragazza, per una madre o per un figlio tengono nascosto qualcosa di molto più importante: l’amore per se stessi. I tre, poco importa se siano buoni o cattivi, credono nelle loro capacità e non accettano quello che la società vuole che siano. In un mondo grigio, fatto di Sarah Poulson che guardano qualsiasi cosa con occhi da cucciolo di pitbull, loro sono gli strani e gli estranei, e ne sono consapevoli.

Glass: il mondo verosimile

La vicenda accade in un universo verosimile, uguale al mondo reale, che si distanzia dalla realtà esclusivamente per piccoli dettagli. Tutto però sembra incredibilmente vero, grazie anche all’uso sapiente di riferimenti al mondo dei social di oggi, come Salt Bae, elemento che per un secondo ci fa immedesimare completamente nel film.

Si tratta di una visione distorta della realtà: uno stesso fatto può essere interpretato in più modi. La Bestia ha davvero piegato le sbarre della gabbia dello zoo grazie alla sua potenza o c’è una spiegazione più razionale? È questo il dubbio che la dottoressa, interpretata da una Sarah Paulson che sembra appena uscita da American Horror Story  instilla, poco a poco, nella mente non solo dei protagonisti, ma anche in quella dello spettatore.

Forse i supereroi non esistono, ma esistono uomini normali capaci di grandi cose

Poco a poco l’Orda vacilla, così come le convinzioni di David e del figlio. Tutti prendono nota del fatto che una condizione clinica alterata potrebbe essere la spiegazione a tutto quello che sta accadendo, tranne Elijah. Proprio lui è il paladino di tutti i nerd e di chi crede nei supereroi: ognuno di loro, comprese le 23 personalità di Kevin hanno un superpotere tutto loro. Così, nel dialogo tra Elijah e la personalità più infantile di Kevin conosciamo i loro poteri che li rendono così speciali. Elijah è il supereroe di cui gli stessi supereroi hanno bisogno.

Tuttavia, forse la dottoressa Staple ha ragione: i supereroi non esistono.  Esistono però persone che riescono a fare grandi cose pur essendo normali, ed i protagonisti di Glass ci ricordano proprio questo: ognuno può essere ciò che vuole, basta crederci fino in fondo.

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  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Fotografia
  • Recitazione
  • Colonna sonora
4.4

Riassunto

Glass non ha bisogno di particolari giri di parole. Il film si presenta esattamente così com’è: come la rivincita dei cattivi emarginati anche dal loro mondo di supereroi. Troppo “normali” per essere dei veri e propri personaggi dei fumetti, troppo strani per essere delle persone comuni. Forse è vero, i supereroi non esistono, ma ci sono persone che riescono a fare grandi cose pur essendo normali, ed i protagonisti di Glass ci ricordano proprio questo: ognuno può essere ciò che vuole, basta crederci fino in fondo.

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