Paul Schrader torna dall’esilio di Facebook, e non ci va per il sottile con l’Academy

Paul Schrader cinematown.it

Dopo essere stato allontanato dal social per aver sostenuto Kevin Spacey, Paul Schrader ha postato un aggiornamento poco ortodosso sul suo profilo.


Paul Schrader è tornato dal suo esilio forzato da Facebook, e una volta tornato in possesso della sua libertà di parola sul social, non ha tardato a farsi sentire. Martedì, il regista del capolavoro indie First reformed – della quale Ethan Hawke è il protagonista che sta vincendo tutti i più prestigiosi premi di critica, per la sua parte nel film – ha condiviso una poco ortodossa valutazione dei suoi ultimi mesi lontano dal social. Allontanamento causato dalle sue dichiarazioni a favore di Kevin Spacey, attore esule di Hollywood, col quale Paul Schrader sarebbe intenzionato a fare immediatamente un film.

L’autunno scorso, dopo aver ammesso che mi sarebbe piaciuto lavorare con Kevin Spacey, A24 – società di distribuzione di First reformed – mi ha chiesto di restare al di fuori di Facebook, fino a quando la stagione delle premiazioni cinematografiche non sarebbe finita. L’esilio è finito, e sono fuori dal carcere di FB.

A novembre, Paul Schrader aveva fomentato delle enormi polemiche, poiché voleva Kevin Spacey come protagonista del suo prossimo film, che stava considerando di realizzare, nonostante l’attore sia di fatto cartabollato – nell’opinione pubblica statunitense – come il molestatore seriale dal quale stare alla larga, sebbene stia affrontando un processo legale che si prevede lo scagioni da alcune gravi accuse. Paul Schrader ha affermato che, a prescindere, l’attore sarebbe stato perfetto per il suo nuovo film, perché, stando alle sue parole, “ci sono crimini nella vita, ma nessun crimine nell’arte”.

Le dichiarazioni di Paul Schrader sono giunte a cavallo della stagione dell’academy, con la quale il regista non è mai andato d’accordo. “Non ho mai rispettato l’AMPAS per le sue scelte, ma sono comunque grato per i riconoscimenti che mi hanno dato. C’è quindi una sorta di equilibrio conflittuale, e se un cineasta ha come obiettivo la vittoria di un Oscar, allora deve rivedere le sue priorità”.

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