Quando Clint Eastwood annunciò il suo addio alla recitazione, confermando l’uscita di The Mule, qualcosa si è fermato dentro ognuno di noi. L’attore americano è, di fatto, la più grande icona vivente del grande cinema – quello “di una volta” – e sentire da Eastwood stesso le parole che prima o poi sapevamo sarebbero state pronunciate, ha fatto davvero male. Con la sua uscita di scena dalla recitazione, il cinema perde ufficialmente un interprete che, in quasi sessant’anni di carriera, ha incarnato con una visceralità quasi rivoltante l’anima dell’America repubblicana, quella ancorata ai principi di forza, rivendicazione, difesa dei valori e proveniente da un Far West ancora vivo e presente, in ogni passaggio di sceneggiatura e nei personaggi immortali e leggendari di Eastwood, un uomo che già all’epoca di Sergio Leone incuteva un virile rispetto, imposto con la penetrante coltellata del suo sguardo.

The Mule mette il punto finale ad una carriera perfetta. Chiunque abbia lavorato con Clint Eastwood ha raccontato di aver spesso passato dei brutti cinque minuti, degni della fama che il regista si è costruito in anni di carriera, durante i quali dal semplice cowboy senza nome è riuscito a diventare uno dei personaggi più potenti e influenti di Hollywood. La scelta del soggetto è perfetta per Eastwood, che in The Mule indossa i panni di un personaggio realmente esistito, giunto al culmine della propria vecchiaia con più colpe da espiare che giorni sereni da vivere. Un lavoratore infaticabile che non ha mai smesso un giorno di raggiungere grandi successi, a discapito di relazioni familiari difficile da risanare. Una trama che ricalca la carriera di Clint Eastwood, piena di lavoro, successi… E testimoni della sua fama di “stronzo”.

Il trailer di The Mule trae parecchio in inganno

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The Mule rispetta solo le aspettative di chi, senza pregiudizi, è andato al cinema per godersi l’ultima interpretazione del regista. Aspettarsi un film esplosivo di altissimi livelli drammatici o che possa far sfiorare ad Eastwood l’Oscar è uno spreco di energie, essendo The Mule un prodotto confezionato a dovere al solo scopo di far quadrare i conti di una carriera, piuttosto che per far restare tutti a bocca aperta. Il trailer del film ha tratto molto in inganno, con una colonna sonora lieve e dei dialoghi fuori campo che sembravano annunciare un gangster movie senza precedenti, piuttosto che il film drammatico dalla scorrevolezza lineare qual è in realtà.

Eastwood spara le sue ultime battute cocenti, confermando il suo carisma inimitabile

Clint Eastwood è perfetto, impeccabile, anzi si toglie addirittura delle soddisfazioni inscenando delle circostanze davvero estreme per un quasi novantenne, regalando le sue ultime battute ciniche e roventi al pubblico. Il dramma rappresentato sullo schermo è quello di un uomo che, giunto al capolinea della sua vita lavorativa, si ritrova spalle al muro e senza una famiglia sulla quale contare. Troppo tempo passato lontano, deconcentrato dall’ambizione, lo hanno ridotto ad un uomo pieno di risorse, ma confinato in una solitudine insopportabile. Solo grazie all’occasione improvvisa di fare il corriere per il cartello, si potrà riscattare economicamente, ma non sarà una scelta che lo lascerà indenne da conseguenze.

Il personaggio di Leo Sharp è quello tipico di Eastwood: un uomo con un grande ego, un senso dell’umorismo tagliente, la battuta sempre pronta e un senso di giustizia basato sulle proprie posizioni, difese assumendo la piena responsabilità delle proprie azioni. Consegna dopo consegna Leo riesce a far breccia sia nel cuore della famiglia sia nei ranghi dei narcos, che lo accolgono nella catena della distribuzione come un elemento prezioso a cui si stanno affezionando, ma nemmeno il rispetto dei criminali potrà evitare a The Mule di diventare un film drammatico dove l’unica chance di salvezza è ancora una volta il sacrificio.

Un addio alla recitazione degno di Clint Eastwood

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Quel che però è innegabile, è la forza artistica di Eastwood, che non smette mai di migliorare, anno dopo anno. Il fatto che The Mule sia il suo ultimo film è un dispiacere non solo per gli amanti del cinema, che vedono così scomparire un vero eroe senza tempo, ma anche per l’industria cinematografica, che deve rinunciare ad un attore che – sebbene nei panni di Leo metta in risalto senza veli la sua stanchezza – migliora come il vino. Un peccato, ma consolato da una prova attoriale all’altezza del miglior Clint, che sebbene qui sia alle prese con un film che non è il suo migliore, si mette in mostra con una sincerità e una vecchiaia mostrate senza vergogna. Perché Clint è così: o lo si prende per quello che è, o possiamo andare al diavolo.

I grandi nomi del cast distraggono dalla sceneggiatura troppo semplice

Gli attori che fanno da contorno alla vicenda sono un Bradley Cooper in una smagliante versione di pupillo del regista, che gli affida il ruolo di cane da caccia col distintivo. Cooper non sfigura mai, forse perché è bravo davvero, o forse perché con Eastwood alla regia non si sgarra di una virgola. La presenza di Andy Garcia farcisce The Mule con un gusto più saporito, ma ad un certo punto della narrazione la partecipazione di numerosi attori che – nonostante non abbiano quasi novant’anni come il protagonista – sono già sulla via della vecchiaia, getta sul film lo spettro dell’opera corale che ha bisogno di grandi volti per tenere in piedi il tenore di una sceneggiatura non proprio all’altezza dei cult eastwoodiani.

The Mule risulta comunque un tipico prodotto della filmografia di Eastwood, che dirige un film quasi tragico inserendo dei particolari taglienti che spezzano sia la tensione, sia le ossa ai personaggi. Un riassunto ideale di una visione del cinema, quella del regista, che ha sempre puntato all’esaltazione della prova di forza, della fotografia virata su tinte verdognole e grigiastre, quasi a voler dipingere su pellicola degli affreschi americani dal gusto militaresco, e dell’incarnazione di personaggi vittime dei propri errori – sempre gravissimi – che giungono al capolinea col riscatto come unica via di ritorno verso il paradiso – anche se, al massimo, i personaggi di Clint Eastwood possono sperare in qualche millennio di Purgatorio. Un addio che riassume precisamente una carriera giunta al termine con grande stanchezza, ma con ancora la forza nascosta di sferrare un gancio improvviso che stenderebbe tutti.

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