È notorio come l’arte in generale tenda a basarsi sulla realtà che la circonda, per farsi ispirare o per ispirarla. Mentre molto spesso questa insegue gli eventi reali, può capitare che invece li anticipi o addirittura li ispiri. Nel caso del cinema l’esempio è estremamente concreto, vista la volontà di svariati registi nel corso della storia di rappresentare il proprio mondo. Non parliamo però solo di cinema d’autore, neorealismo e quant’altro. Anche la Hollywood da Blockbuster, infatti, nella spasmodica ricerca di attrazione del pubblico, si tiene al passo coi tempi, perfino nei suoi prodotti più commerciali. Uno degli avvenimenti più disastrosi e sconvolgenti dell’ultimo millennio è senz’altro l’11 settembre 2001, uno degli attacchi terroristici più efferati di sempre, sorto a simbolo degli stessi. A seguito di questa sconvolgente catastrofe, il cinema hollywoodiano ha mostrato un chiaro esempio di adattamento alla realtà tramite il franchise di James Bond, che ha totalmente cambiato faccia.

Dopo l’attentato era infatti impensabile trattare il tema del terrorismo con la leggerezza dei primi Bond, con quei cattivi leggermente macchiettistici e protagonisti dalla faccia tosta. Questo, dunque, ha decisamente cambiato tono, diventando più cupo. L’infallibile agente segreto senza sentimenti è diventato vulnerabile ai proiettili (vedi Skyfall) e soprattutto, udite udite, all’amore. Un processo di umanizzazione che ha fatto presa sui fan, visti i risultati al box office.

James Bond: un aspetto fisico ed emotivo del tutto nuovo

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Le differenza tra l’ultimo Bond tradizionale, Pierce Brosnan, e il suo sostituto, Daniel Craig, sono evidenti. Il nuovo Bond è più muscoloso, più irruento e più sentimentale, sebbene cerchi di nascondersi dietro una dura corazza. Emblematiche le sequenze iniziali, in cui cominciamo fin da subito a capire che qualcosa è cambiato: dal primo omicidio, commesso praticamente a mani nude, all’inseguimento in Africa, in cui arriva ad abbattere un muro per raggiungere il suo bersaglio. I metodi del nuovo James lo fanno somigliare più ad un antieroe in stile Punisher che al “buono” per eccellenza.

Alcuni fan non videro di buon occhio la cosa, inizialmente. Soprattutto l’aspetto fisico del nuovo interprete aveva sconvolto una larga fetta di pubblico. Craig era infatti il primo Bond biondo in assoluto (una bestemmia per i puristi del personaggio), sotto il metro e 80 (il protagonista di Defiance è intorno al 1,75) e con gli occhi chiari. Oltretutto, l’aspetto dava sempre l’impressione di trovarsi davanti più un antagonista che un buono, uscendo così dai clichè convenzionali legati al personaggio.

James Bond: un nuovo rapporto con le donne – Vesper Lynd

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Mentre Brosnan era più sfacciato e quasi spensierato, il nuovo Bond tiene su di sé i destini del mondo e ne sente il peso sulle spalle. La trama in sé, poi, ha risvolti molto più tragici e ogni morte lascia una cicatrice nell’agente segreto. Mentre in precedenza i decessi dei personaggi intorno a lui passavano per lo più inosservati, ora lo perseguitano, lo inseguono. Le donne poi non sono più una mera distrazione, ma una tentazione, una via di fuga dalla violenza che deve sopportare ogni giorno. Vesper Lynd (Eva Green) non è solo una delle più affascinanti Bond Girl di sempre, è anche l’unica la cui presenza è sempre viva, sottile nella mente del protagonista, come una vocina nella testa. Dopo la sua morte, Bond non sarà più lo stesso.

Si può dire, infatti, che nelle prime sequenze di Casino Royale egli sia, almeno a livello di rapporto con il gentil sesso, molto simile ai predecessori. Pare essere proprio l’incontro con Vesper il motivo per cui la sua situazione cambia: per la prima volta si sente intimamente coinvolto. Una rivoluzione per un personaggio come il suo.

James Bond: il rapporto con M

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Persino M viene caratterizzata meglio, grazie anche all’interpretazione di Judi Dench. Viene mostrato il suo lato umano e soprattutto il rapporto materno, anche se in apparenza distaccato, con il suo agente migliore. La sua dipartita in Skyfall è tra le più commoventi del franchise. Esemplare del loro rapporto il dialogo con Camille (Olga Kurylenko) in Quantum of Solace, in cui Bond spiega la propria volontà di uccidere l’uomo che ha attentato alla vita della donna.

Camille: Qual è il tuo interesse per Greene?

Bond: Tra le altre cose ha tentato di eliminare una persona amica [M, ndr].

Camille: Una donna?

Bond: Sì, ma non è come pensi.

Camille: Tua madre?

Bond: A lei piace pensarlo.

Risulta difficile per i due mantenere il distacco che si conviene in un rapporto tra comandante e sottoposto, e i momenti in cui i ruoli rischiano di confondersi sono molti nella saga, specialmente in Skyfall, quando il bersaglio diventa proprio l’anziana donna. Lei a sua volta pare preoccuparsi per lui, pur cercando di non darlo a vedere, come se in parte si vergognasse di abbandonare la propria fredda e lucida professionalità per quel ragazzo tormentato.

M: Ma io devo sapere Bond, devo sapere che posso fidarmi di lei.

Bond: E non lo sa?

M: Solo un bastardo senza cuore non cerca di vendicarsi di chi ha ucciso la persona che amava.

Bond: Non deve preoccuparsi per me: non gli darò la caccia comunque, lui non è importante. E neanche lei lo era.

James Bond: un eroe fiero ma vulnerabile

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Insomma, il nuovo Bond viene colpito, torturato (per davvero, come in Casino Royale o in Spectre, ne parliamo più avanti), i suoi cari vengono accoltellati, annegati, fatti a pezzi e buttati in un baule (vedi Renè Matis, interpretato dal nostro Adriano Giannini). Nonostante ciò va avanti, spinto dalla rabbia e dall’orgoglio, dalla vendetta e dall’alcool, mentre i fantasmi intorno a lui si moltiplicano e gli consumano l’anima.

Vorrei tanto poterti aiutare, ma il tuo problema è qui dentro.

Rispecchia una società incattivita e ferita dagli eventi, che fatica a rialzarsi. Un mondo in cui “i buoni e i cattivi si confondono tra loro”, portandolo a vivere un’esistenza insopportabilmente incerta. Riesce ad avere la funzione che il cinema e l’arte in genere deve sempre avere: rappresentare, anche in maniera allegorica, la realtà che lo circonda.

Inoltre, non pare mai avere il controllo della situazione: è sempre in affanno, al massimo dei propri sforzi, a differenza dei precedenti, eleganti ed imperturbabili, che sembravano fare tutto in scioltezza. Pare quasi che la differenza stia nel rapporto tra l’agente di Sua Maestà e… i suoi sceneggiatori. Questi sembrano infatti “avercela con lui”, facendogliene succedere di tutti i colori, mettendo a durissima prova il suo distacco emotivo, pungolandolo con eventi che farebbero crollare chiunque. Da Casino Royale in poi, quasi niente va come previsto e le pezze del buon Craig si rivelano spesso e volentieri peggio del buco.

James Bond: nuovi villain e nessuna certezza – il caso Raoul Silva

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Gli stessi villain sono decisamente diversi dal passato. Mentre inizialmente Mads Mikkelsen interpreta un villain che non ha niente di personale con Bond, e così accade in Quantum of Solace (il meno apprezzato della serie), più avanti la faccenda si complica: Raoul Silva (Javier Bardem) infatti, cattivo di Skyfall, ha una questione in sospeso con M, e cerca perfino di portare James dalla propria parte. L’agente viene quindi nuovamente toccato nei propri affetti, e soprattutto vede vacillare (ma mai cadere) le proprie convinzioni.

Silva: Sei ancora attaccato alla tua fiducia in quella povera vecchia. Ma lei non fa che mentirti.
Bond: Non mi ha mentito mai.
Silva: No?
Bond: No.
[…]
Silva: ‘Valutazione medica: negativa. Fisica: negativa. Psicologica: dipendenza da alcool e da altre sostanze psicoattive. Patologico rifiuto dell’autorità provocato da un trauma infantile mai risolto. Il soggetto non può passare al servizio operativo e se ne consiglia l’immediata sospensione dal servizio.’ Cos’è questo, se non tradimento? Ti ha mandato a cercarmi sapendo che non sei pronto, che probabilmente morirai. Mammina è stata molto cattiva.

Questi però si rifiuta, visto il profondo rapporto che ha con lei, nonostante Silva/Bardem cerchi di instillare il dubbio nella sua mente. Proprio in Skyfall, prima dei titoli di testa, Bond viene ferito gravemente a causa di una decisione avventata del suo comandante. Dato per morto, si ritira a vita privata nei sobborghi di un luogo non meglio precisato, ma torna in patria dopo aver visto in televisione una serie di attentati conseguenza, probabilmente, della missione fallita quel giorno. Quando torna, l’agente mostra risentimento verso M. Il chiarimento con lei è un’altra volta esplicativo del loro rapporto, di cui si parlava prima: lei gli fa capire che il senso del dovere viene al primo posto, lasciando intendere come non sia sempre facile. Sebbene il discorso dell’ex collega avrebbe potuto far breccia, vista la situazione, Bond si dimostra più maturo dunque, e comprende, grazie appunto all‘amore, se così vogliamo definirlo, per quella che considera a tutti gli effetti una madre severa, ma giusta.

Bond: Com’è che ha detto? Se non erro “spari, maledizione”.

M: L’ho giudicato necessario.

Bond: Doveva fidarsi e lasciarmi finire il mio lavoro!

M: Tra la possibilità di perdere lei o la certezza di perdere tutti gli altri agenti ho preso l’unica decisione possibile, e lei lo sa.

Bond: Ha perso il suo sangue freddo.

M: Che cosa si aspetta, vorrebbe delle scuse? Conosce le regole del gioco, lo gioca da molto tempo. Come me, del resto.

Bond: Da troppo, forse.

M: Parli per sé stesso.

[…]

M: Perché tornato, Bond?

Bond: Bella domanda.

M: Perché siamo sotto attacco, e sa che abbiamo bisogno di lei. Dovrà presentarsi ed essere dichiarato idoneo al servizio attivo. Può tornare in servizio solo se ha superato i test, quindi li faccia seriamente.

 

James Bond: il cattivo per eccellenza, Blofeld

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Successivamente, poi, Blofeld (Cristoph Waltz) è il cattivo per eccellenza, il punto di approdo, la meta a cui aspirava il franchise: un villain che vuole vendetta personale direttamente con lui, James. Egli è infatti figlio dell’uomo che crebbe Bond quando rimase orfano in giovane età. Invidioso delle attenzioni che il padre riservava a James, uccise il genitore per poi fingersi morto. A questo punto, vediamo che stavolta è proprio Bond al centro di tutto, e non gli eventi che deve sventare. Scopriamo che il motivo delle sue sofferenze era sepolto nel suo doloroso passato, come alcuni indizi instillati nelle pellicole precedenti avevano fatto sospettare.

James Bond: le torture

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Per quanto riguarda questo argomento, ci vorrebbe un intero articolo a parte. Chiunque abbia visto la saga sa di cosa stiamo parlando: la tortura del perfido Le Chiffre in Casino Royale non lascerebbe insensibile neanche il più duro degli uomini. James Bond patisce sofferenze indicibili, e in parte anche umilianti, riuscendo a sopravvivere non grazie ad un suo colpo di reni, ma all’intervento esterno di Mister White, oltre a quello di Vesper, come si scoprirà in seguito. Anche in Spectre il nostro agente se la vede molto brutta. Blofeld infatti non si limita a picchiarlo o a mettere la sua testa in un catino pieno d’acqua, come poteva capitare a Brosnan. Egli decide infatti di praticargli una lobotomia, in modo da comprometterne la capacità di riconoscere i volti delle persone a lui care. La scena in questione, con il fastidiosissimo rumore del trapano, è anch’essa piuttosto cruda.

James Bond: il finale di Spectre e la voglia di fuggire da tutto

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Nel finale, la sua evoluzione è completa: è riuscito a fermare Blofeld, ha ottenuto ciò che voleva. Non c’è più rabbia in lui, tutto pare risolto, grazie soprattutto alla donna (Lea Seydoux) che, finalmente, può sostituire Vesper nel suo cuore. Ella è infatti figlia di un sicario (il già citato Mister White). Chi meglio di lei può comprenderlo, quindi? Non sente nemmeno il bisogno di uccidere il villain, che lascia nelle mani delle autorità.

Per la seconda volta riesce a trovare una donna che riesce a fargli trovare la pace che cercava, e stavolta pare riuscire a fuggire con lei, sulla iconica Aston Martin. La voglia di scappare da tutto è un’altra delle innovazioni del nuovo Bond. Non è infatti la prima volta che il sicario tenta una rocambolesca fuga dalle proprie responsabilità: in Casino Royale, con la già citata Vesper, in Skyfall, a seguito del ferimento per cui viene dato per morto, e infine in Spectre. L’entrata in produzione di Bond 25, ad ogni modo, lascia intendere che neanche stavolta ci sarà pace per il nostro eroe. Staremo a vedere.

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