Dumbo: l’analisi del film, fatta da Tim Burton

Vediamo cosa ha significato per Tim Burton aver diretto un film d’animazione come Dumbo, incentrato su personaggi diversi dai classici burtoninani.


Uscito lo scorso 27 Marzo 2019, Dumbo di Tim Burton segna la quinta collaborazione del regista per lo studio targato Disney. Tim Burton il regista visionario è in grado nei suoi film di mescolare scenografie gotiche a scenografie fiabesche e surreali. Tra i suoi successi più grandi vanno ricordati Edward Mani di Forbice, La Fabbrica di Cioccolato, La Sposa Cadavere, Nightmare Before Christmas. Il regista è appunto noto per le sue doti fuori dall’ordinario ed è proprio il suo essere strambo a piacere alla Disney. In questo articolo vedremo come i canoni cinematografici di Tim Burton si sono perfettamente inseriti con il remake del classico d’animazione Disney Dumbo.

Alla Disney piaccio e sono pagato per essere lo stramboHo sentito questo tipo di personaggio sin dall’inizio. Ho cercato di mantenere quello che mi piaceva, l’immagine di questo personaggio che non si adatta abbastanza e finisce per essere divorato da una grande compagnia multi-intrattenimento di famiglia.

Tim, in ogni suo film, ha sempre lasciato una chiara traccia del suo stile definito “scuro” che, seppur essendo la chiave del suo successo, d’altra parte non sono mai mancate aspre critiche. Come ogni regista anche Tim Burton ha i suoi cavalli di battaglia come Edward Mani di Forbice, La Fabbrica di Cioccolato, ha inoltre collezionato alcune pellicole definite deludenti per le capacità del regista come Big Eyes e Mars Attack! e addirittura film che si sono fatti strada col tempo come The Nightmare Before Christmas, Ed Wood, Beetlejuice (di cui si parla di un possibile sequel).

Che piacciano o no, solo Tim Burton avrebbe potuto dirigere quei film e nessun altro. Da non dimenticare il successo del film Alice in Wonderland, in collaborazione con la Disney, diretto dallo stesso Tim, che è stato un pò il capostipite per l’inizio di una serie di remake firmati Disney quali Maleficient, La Bella e la Bestia, Il Libro della Giungla e le due prossime uscite Aladdin e Il Re Leone e ovviamente Dumbo. Vediamo ora alcuni aspetti della cinematografia di Tim che si sono intersecati con la storia del povero elefantino e hanno dato vita al remake live-action Dumbo.

Il lato oscuro

tim burton dumbo cinematown.it

Quello che mi è piaciuto di Dumbo è proprio ciò che sarebbe stato difficile rappresentare, per molte ragioni. Quando qualcuno mi chiede cosa ricordo di Dumbo, la risposta è lui che si sta sbronzando, ubriacandosi di champagne. Politicamente, è roba che non puoi fare in questi giorni.

Quella sequenza era strana già allora. Con le bolle volevo entrare nella mente di Dumbo, mi è sembrato un bel modo per entrarci. Forse sono stato troppo a Las Vegas. Ho avuto allucinazioni senza l’uso di droghe, può succedere!

Altro aspetto che colpisce sono i grandissimi occhi azzurri di Dumbo, caratteristica, quella degli occhi dei suoi personaggi, sempre curata dal regista. Gli occhi interrogativi di Dumbo e gli scatti di reazione silenziosi sono fondamentali per il film. “Il punto è che hai bisogno di un po’ di quella tristezza e malinconia per sentire qualche connessione. Ho cercato di mantenere le emozioni reali e di non esagerare troppo.” Gli occhi del Dumbo di Tim Burton sembrano ancora più celesti di quelli del film d’animazione del 1941, al punto da sembrare quasi umani, il regista ha saputo unire la componente animale a quella umana.

È infatti il parallelismo tra la vicenda umana di Holt, interpretato da Colin Farrell, che torna dalla prima guerra mondiale senza un braccio e che ha perso moglie e lavoro, e la vicenda di Dumbo che ha perso la mamma, ad essere il perno centrale su cui si fonda il film. Il tema della famiglia e delle diverse tipologie di famiglie è ciò su cui si è basato il regista. Il rapporto madre-figlio rappresenta l’intera storia. Non a caso Tim Burton ha voluto inserirvi la canzone che vinse l’Oscar nel 1941 Bimbo Mio, interpretata nella versione italiana da Elisa. Inoltre si è ritrovato a collaborare con attori con cui aveva già lavorato come Eva Green, Micheal Keaton, Denny DeVito, quasi a simboleggiare l’importanza di Burton di lavorare con persone che già conosceva essendo Dumbo un film sulla famiglia.

Mi sono sentito a mio agio con questo film. Realizzare un film d’azione dal vivo è una cosa diversa. Cerchi sempre di trovare il tono giusto. Ho cercato di ottenere attori che sembrano strani, che calzassero con l’elefante animato.

La componente animata

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Dumbo è un live-action riuscito dalla Disney, grazie alle abilità acquisite sui set da Tim Burton. Il film è stato realizzato in parte usando la CGI e in parte no, il green screen è stato utilizzato per il cielo e Burton ha affermato come sia stato indispensabile utilizzarlo, nonostante abbia avuto a disposizione un cast di attori esperti, ma in assenza del personaggio principale è stato inevitabile. D’altro canto, ha realizzato un set enorme per facilitare gli attori del mondo di Dreamland.

Da non dimenticare come il regista, sebbene fortemente legato alle tradizioni, come la tecnica dello stop-motion e del disegno, non disdegni le nuove tecniche cinematografiche. Come ha affermato il regista infatti, nella scena in cui Colin Farrell ha dovuto cavalcare un cavallo e compiere alcune scene con l’utilizzo di un solo braccio:

Saremmo ancora qui a girare se non avessimo quel lusso in più (VFX). A Eva non piacevano le altezze. Non voleva fare il trapezio. Anche il personaggio di Dumbo è stato difficile da gestire. Di solito, quando fai una ripresa, puoi vedere subito il risultato. Ma qui, fino a quando non finisci ogni parte della produzione non sai come verrà. Pensi di saperlo, lavori per quello che vuoi ottenere, ma non sai cosa vuol dire fino a quando non lo ottieni.

Questo è stato un film più organizzato rispetto ad Alice in Wonderland, che già fu la cosa più caotica di sempre. Non c’era ancora una tecnica definitiva, dovevamo sperimentare. Volevo che la testa della Regina di Cuori fosse più grande. Disney non ha potuto controllare il film passo per passo; quella fu la prima volta che accadde. Non c’era niente da vedere, era come un puzzle.

Tim l’oscuro

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Disney temeva che Dumbo fosse troppo triste. Sono le solite cose. Per ogni tipo di film che faccio, sono troppo oscuro, ma la vera cosa oscura sono gli animali in cattività. Ho il mio modo semplice di operare, vedo cosa posso ottenere da un progetto e sono in grado di riconoscere cosa potrebbe funzionare per una commedia e cosa non potrebbe.

Ma quando inizia a farsi strada il sentiero oscuro, a volte può essere fuorviante. Quando arrivi a cose come Batman è troppo oscuro, e quindi mi chiedo come possa diventare meno gotico, ma la cosa finisce per confondermi e disorientarmi. Alla fine, ho imparato che alcuni dei miei film maturano credibilità nel tempo. Nightmare Before Christmas era uno speciale per il cimitero di Touchstone. A volte c’è una reazione ritardata alle cose.

Il regista è rimasto comunque soddisfatto del suo Dumbo e ha anche ricevuto il David di Donatello alla carriera:

Non ricevo molti premi, mi sento sempre a casa in Italia ed è un riconoscimento particolare visto che molte persone che mi hanno ispirato sono italiani, essere premiato da loro è bellissimo.

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