Possiamo definire ormai risaputo il costume di Hollywood di reboottare saghe fortunate e celebri del passato. Hellboy non fa certo eccezione, riportando il Demone Rosso sul grande schermo con le fattezze del gigantesco (anche nella realtà) David Harbour, già sceriffo di Stranger Things, e la regia di Neil Marshall (Westworld, Hannibal, Constantine).

Hellboy: sinossi

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Hellboy è tornato ed è più indemoniato che mai nel reboot della saga tratta dai fumetti cult di Mike Mignola. Il leggendario supereroe demoniaco, detective del BRPD (Bureau for Paranormal Research and Defense) che protegge la Terra dalle creature soprannaturali che la minacciano, è chiamato in Inghiltera per combattere tre giganti infuriati. Qui scoprirà le sue origini e dovrà vedersela con Nimue, la Regina di Sangue, un’antica strega resuscitata dal passato e assetata di vendetta contro l’umanità. Hellboy dovrà cercare di fermare Nimue con ogni mezzo, in un epico scontro per scongiurare la fine del mondo.

Hellboy: azione ed epica

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La pellicola di Neill Marshall è definibile davvero in molti modi. Prima di tutto è uno splatter movie con tutti i crismi, che non lascia davvero nulla all’immaginazione, tra decapitazioni e corpi tagliati a metà. Scorre sangue a litri e l’inquadratura non si sposta mai, neanche per evitare eventuali schizzi. Inoltre si può definire una origin story, visto che spiega in tutto, per filo e per segno, le origini di Hellboy, non solo al pubblico ma anche, in parte, al protagonista stesso.

L’azione è davvero spettacolare, ai limiti dell’impossibile, e la CGI fa davvero un ottimo lavoro. Oltretutto, il personaggio in sé si presta molto bene a combattimenti epici e sanguinolenti, essendo un demone alto due metri che può essere lanciato a destra e a manca da giganti e affini o infilzato da lance elettrificate, rialzandosi sempre più forte di prima senza gravi conseguenze.

Hellboy: fotografia e colori tipici del fumetto

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Risulta evidente l’apporto alla produzione di Mike Mignola, in quanto fotografia e colori ricalcano molto quelli del fumetto. Pur discostandosi molto, possiamo assimilare questo approccio a quello utilizzato per Sin City, soprattutto nei piccoli (ma importanti) flashback, in cui solo il rosso viene enfatizzato, mentre tutti gli altri colori rimangono neutri. Questo rende il film ancora più crudo e violento, rendendo i personaggi che si susseguono sullo schermo una lista di marionette a cui può succedere davvero di tutto.

Hellboy: l’eterno dilemma, la dicotomia tra il bene e il male

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Il protagonista di Harbour è il classico freak, ripudiato e non certo amato da coloro che protegge. Allevato da un assassino del BRPD, interpretato da un ottimo Ian McShane (Pirati dei caraibi, John Wick), combatte da tutta la vita contro i pregiudizi legati al proprio aspetto e non solo.

Essendo un demone, tutti intorno a lui, escluso il padre putativo, ritengono che un giorno, presto o tardi, sceglierà di stare dalla parte del male e distruggerà la Terra. Al suo interno, insomma, abbiamo un classico ed universale dilemma, quello tra il Bene e il Male. Hellboy dovrà decidere se e come opporsi alla propria natura. Permane dentro di lui il dubbio di non riuscirci, come in ognuno di noi d’altronde.

Non lasciare che una profezia decida per te, figlio.

Non è solo la natura del Demone Rosso a “giocargli contro”. Anche le profezie narrate nei secoli lo indicano come fautore dell’Apocalisse. Torna in voga dunque il concetto di destino e l’ eterna domanda: è possibile opporsi ad esso?

Hellboy: una trama lineare per presentare il personaggio in grande stile

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La trama della pellicola e il suo svolgimento sono piuttosto semplici, quasi un pretesto per la enorme mole di azione e divertimento che vengono mostrati. Il sarcasmo del personaggio risulta poi molto divertente e l’espressività di Harbour è eccellente per il ruolo. I collegamenti della storia all’epica classica, Re Artù e quant’altro, sono davvero ben congegnati (ci fermiamo qui per evitare spoiler). Abbiamo poi momenti molto commoventi, non proprio originali ma davvero ben recitati e scritti, riuscendo quindi ad essere efficaci. Ad ogni modo, il film appassiona e coinvolge lo spettatore in uno spettacolo visivo con pochi precedenti.

Hellboy: cosa non va

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Nonostante l’ottima impressione, Hellboy non è comunque un film privo di difetti.  Alcune questioni vengono infatti poco approfondite, come la “crisi morale” del protagonista e i suoi tormenti interiori. Questi vengono infatti mostrati molto bene, ma non vengono esposti in maniera completa e convincente, quasi come se, da un certo punto in poi, ciò che succede nella testa e nel cuore di Hellboy dovesse restare sottinteso, per non perdere l’elevato ritmo narrativo.

Un eccellente prodotto di intrattenimento, che coinvolge ed appassiona, e un’origin story solida e veloce

A livello di cast, poi, l’unica piccola delusione arriva, purtroppo, da un’ottima attrice come Milla Jovovich (Resident Evil), apparsa in difficoltà in un ruolo che pure parrebbe calzarle a pennello. La sua villain, la strega Nimue, appare scarsamente carismatica, soprattutto per le potenzialità dell’attrice, quasi impalpabile. La sua performance ricorda un po’ quella di Liam Neeson in Scontro tra Titani, con l’attore irlandese nei panni di Zeus. Chiamato ad interpretare il Padre degli Dei, uno dei più carismatici interpreti di Hollywood apparve infatti insicuro e poco appariscente, quasi cercasse di nascondersi dalla scena, spaventato dalle luci dei riflettori. In ogni caso, la voce sibilante e malvagia utilizzata dalla Jovovich e il timbro, uniti all’innegabile e prorompente presenza scenica, riescono a rendere sullo schermo un personaggio che avrebbe meritato, forse, anche un po’ più di spazio ed approfondimento.

In definitiva, Hellboy appare come un eccellente prodotto di intrattenimento, che coinvolge ed appassiona, e un’origin story solida e veloce. Un ottimo modo per ricominciare da zero con una saga gloriosa che può regalare molte gioie ai fan. Merita una menzione la colonna sonora rock, molto incisiva. Per quanto riguarda eventuali stucchevoli confronti con la saga originale, preferiamo astenerci per un motivo molto semplice: un film ha valore in senso assoluto e non relativo. Pertanto, se le due pellicole con Ron Perlman siano meglio o peggio di questa non è rilevante ai fini della valutazione complessiva.

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