Quando si giudica un film, un libro, o un racconto in generale, c’è un aspetto di cui non ci si deve assolutamente dimenticare: il cattivo. D’altronde, Hegel disse che “il male è il motore della storia”, e se il filosofo parlava della storia in generale, questo concetto è certamente assimilabile anche alla Settima Arte. Il cattivo, o villain, è dunque un elemento centrale della narrazione, se vogliamo anche il motivo per cui essa esiste. Senza qualcuno che stravolge gli equilibri, non avremmo nessun racconto. Cosa sarebbe James Bond senza gli attentati (o i tentativi) dei suoi feroci villain? a questo aggiungiamo quanto ebbe a dire il famoso Maestro del Brivido Alfred Hitchcock: “Migliore è il villain, migliore sarà il film”. La loro funzione è portare l’eroe a dare il proprio meglio, a diventare migliore. Per vincere, infatti, questo deve spesso superare i propri limiti.

I cattivi però non sono certo tutti uguali, e possono essere distinti tra loro a seconda di una lunga serie di fattori di analisi e motivazioni che li spingono ad agire in modo malvagio.

Analisi delle capacità

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Prima di tutto dobbiamo capire i rapporti di forza tra i personaggi. Un elemento fondamentale per giudicare e classificare un cattivo è senz’altro la sua capacità di essere “meglio” del protagonista in qualcosa, o comunque di poter competere con lui. Tendenzialmente, qualsiasi capacità può rientrare in due categorie fondamentali: forza e astuzia. Dunque, il villain deve essere, alternativamente, più forte o più astuto del protagonista, altrimenti la storia non ha ragione di essere. Per esemplificare al meglio questa osservazione, mettiamo a confronto due cattivi iconici del mondo Disney: la tigre Shere Khan e il leone Scar. Il primo è ovviamente più forte di Mowgli, il protagonista del Libro della Giungla. Si tratta di una tigre grossa, spietata e cattiva, che odia l’uomo in quanto tale e vuole uccidere il piccolo. Questi, dunque, deve vincerlo con l’astuzia, e riuscirà a scacciarla usando il fuoco.

Scar, invece, è notevolmente più debole di Mufasa, come ammette lui stesso:

Non mi sognerei mai di sfidarti, no. […] Se parliamo di materia grigia ne ho a sufficienza. Ma se parliamo di forza bruta, lo sai. Temo che l’impronta genetica sia piuttosto carente.

Nonostante ciò, riesce a sconfiggere il fratello con l’inganno, alleadosi con le iene. I suoi piani falliscono quando Simba, ormai cresciuto, lo sfida a duello, e le iene gli voltano le spalle. Tutte le sue debolezze vengono a galla e in più si tradisce davanti ai suoi stessi alleati. Viene dunque meno anche la sua astuzia, motivo per cui viene brutalmente sconfitto.

Differente fazione

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Spesso il cattivo è considerato tale solo perché della fazione opposta rispetto al protagonista. Restando nel mondo Disney, Lord Cutlen Beckett è un fulgido esempio. In Pirati dei Caraibi, egli è infatti rappresentante della corona, tramite la Compagnia delle Indie, mentre i protagonisti “buoni” sono efferati pirati. Nonostante ciò, egli è considerato un villain a tutti gli effetti.

Altri esempi sono Roy Batty di Blade Runner e il Colonnello McCullough di War – Il Pianeta delle Scimmie. Il Replicante ha lo scopo di ottenere più vita dai suoi creatori, oltre a voler emancipare la sua condizione di schiavo, il che rende le sue azioni decisamente motivate. Deckhard, eroe della storia, invece ha il compito di mantenere l’ordine prestabilito, impedendogli di raggiungere i propri scopi e, successivamente, cercando di contenere la sua furia omicida.

Bella esperienza vivere nel terrore eh? In questo consiste essere uno schiavo! (Roy Batty, Blade Runner)

Il perfido Colonnello interpretato da Woody Harrelson, poi, è un altro classico esempio. La sua rivalità con Cesare nasce dagli eventi dei film precedenti, che hanno innescato una guerra tra umani e scimmie. Senza di essa, i due non si combatterebbero di certo.

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Siete molto più forti di noi, intelligentissime… alla fine ci rimpiazzereste, è la legge della natura. […] Questa è una guerra santa. L’intera storia umana è stata il preludio a questo momento. Se perderemo, saremo gli ultimi della nostra specie, e sarà un pianeta di scimmie. […] Non intendevo uccidere tuo figlio, ma se il suo destino era di ereditare questo regno sacrilego, ho fatto bene. (Colonnello McCullough, War – Il Pianeta delle Scimmie)

Da segnalare il fatto che, cambiando le fazioni in gioco o gli obiettivi, spesso mutano anche i rapporti cattivo – buono. Ad esempio, in Fast & Furious, Luke Hobbs e Deckhard Shaw sono nemici: il primo è un poliziotto, il secondo un criminale. Nello spinoff Hobbs & Shaw, però, i due dovranno loro malgrado fare squadra contro un nemico comune. Molto probabilmente continueranno ad odiarsi, ma ciò non toglie che saranno dalla stessa parte.

Differente ideologia

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Questo fattore è certamente assimilabile al precedente, visto che le fazioni nascono spesso dalle ideologie. Ad ogni modo, il primo villain che viene in mente, in questo caso, è John Doe (Seven). Egli infatti punisce i costumi di una società che lui considera malata, uccidendo persone con ideali corrotti.

Che male c’è a provare piacere a svolgere il proprio lavoro, per quanto mi riguarda non posso negare che mi dia piacere ritorcere ogni peccato contro il peccatore. (John Doe, Seven)

Altro esempio è Magneto, in contrapposizione con il Professor X negli X-Men per il solo fatto di non credere che gli esseri umani potranno mai accettare la diversità dei mutanti.

Noi siamo il futuro, Charles, non loro! Loro non contano più niente! (Erik Lehnsherr/ Magneto, X-Men)

Non possiamo esimerci poi dal citare uno dei cattivi più chiacchierati del momento: il Titano Pazzo Thanos, di Avengers: Infinity War e, tra qualche giorno, di Avengers: Endgame. Egli non vuole uccidere persone semplicemente perché prova piacere nel farlo.

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Lo fa invece perché convinto che sterminare metà delle forme di vita nel cosmo sia l’unica possibilità perché questo sopravviva. Questa certezza l’ha maturata a seguito della distruzione del proprio pianeta, causata dal sovrappopolamento. Thanos prende quindi la decisione di intervenire, considerandosi un Salvatore, l’unico in grado di comprendere ciò che sta accadendo, e non certo un distruttore.

Gamora: Noi eravamo felici sul mio pianeta.

Thanos: Andando a letto affamati? In un mondo senza cibo? Il tuo pianeta era al limite del collasso e io sono riuscito a sventarlo. Sai cos’è successo da allora? I bambini nati hanno vissuto con le pance piene sotto cieli tersi. È un paradiso.

Gamora: Perché hai ucciso la metà del pianeta.

Thanos: Un prezzo modesto per la salvezza. […] Piccola, è un semplice calcolo. Questo universo è limitato, come le sue risorse. Se la vita viene lasciata incontrollata, cesserà di esistere. Servono correttivi!

Malvagità legata alla paura

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Ciò che spesso può spingere un villain è la paura. Mentre l’eroe, senza macchia né timori, affronta ogni minaccia a viso aperto, il cattivo fugge e, se messo alle corde, si ribella. L’esempio più lampante è senz’altro Fitzgerald, antagonista di Revenant. Egli, infatti, tenta di soffocare il protagonista per poterlo lasciare indietro e fuggire dagli indiani. Per chi non ricordasse la trama: durante una spedizione nel selvaggio West, la guida Hugh Glass viene aggredita da un orso.

Non riuscendo più a camminare e dato per spacciato, viene lasciato nella foresta insieme ad alcuni compagni, tra cui il figlio, che dovranno assisterlo fino a morte avvenuta. Fitzgerald, parte di questo gruppo, decide però di abbandonarlo anzitempo, temendo l’arrivo degli indiani. Nel fare ciò, è costretto ad uccidere il figlio del protagonista, contrario alle sue azioni. L’uomo non è quindi spinto da un particolare odio verso il personaggio interpretato da Di Caprio, bensì dal timore di essere ucciso dai pellerossa e dall’egoismo.

Piccola osservazione: Fitzgerald è uno dei pochi villain a non essere del tutto sconfitto, oltre al celeberrimo Thanos. Nonostante il fallimento della sua fuga, infatti, sconfigge il protagonista con una semplice frase, al culmine della tensione, quando è ormai chiaro che verrà sopraffatto dal protagonista.

Hai fatto tutta questa strada solo per la tua vendetta eh? Beh ora goditela Glass. Perché non c’è niente che ti darà indietro tuo figlio (Fitzgerald, Revenant)

Con queste parole ricorda al protagonista che i suoi sforzi sono stati vani, e che nonostante tutto, non è lui il vincitore. Inoltre insinua un tarlo nella mente dello spettatore, mettendo in discussione l’intera trama: se Glass aveva una forza d’animo tale da poter tornare a casa da solo, ferito e tra mille insidie, perché non l’ha usata quando serviva, invece di costringere il figlio a rischiare la vita per salvare la sua?

Gelosia nei confronti del protagonista

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La gelosia è un altro sentimento molte volte dominante nel villain. Commodo, magistralmente interpretato da Joaquin Phoenix ne Il Gladiatore, è geloso dell’amore che il padre, l’Imperatore Marco Aurelio, ha per Massimo. Perciò uccide il vecchio sovrano per poi massacrare la famiglia del generale romano. Un’altra motivazione, nel suo caso, è l’avidità, in quanto l’imperatore voleva lasciare tutti i propri poteri a Massimo invece che a lui, legittimo erede.

Passando per un attimo dal cinema alle serie tv, Shane Walsh di The Walking Dead è impossibile da tralasciare. Il suo amore per la moglie del collega e amico Rick, creduto defunto, lo portano alla follia, così come l’ingiusto comportamento di lei. Shane è inoltre convinto che egli non sia in grado di mantenere al sicuro la sua stessa famiglia, essendo troppo buono. Questo, unito alla situazione intorno a lui e alla sua personalità borderline lo porteranno ad essere un antagonista temibile per Rick Grimes e i suoi compagni, nonostante l’enorme amicizia tra i due.

Pensavo che tu non fossi più un bravo ragazzo, non è quello che hai detto? Anche qui, in questo momento, non combatterai per loro. Sono un padre migliore di te Rick e sono un marito migliore per Lori, perché sono un uomo migliore di te Rick. Io posso farcela e combatterò per esserlo. Sei tornato tu e hai distrutto qualsiasi cosa. Tua moglie è a pezzi. Tuo figlio è debole. Non hai la minima idea di come risolvere la situazione. (Shane Walsh, The Walking Dead, 2×12)

Sete di vendetta

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Arriviamo ad una delle motivazioni più utilizzate per i villain. La vendetta genera un cattivo che si può definire la “nemesi” del protagonista, essendone diretto antagonista per motivazioni personali. Un fulgido esempio è Simon Gruber, di Die Hard: Trappola di Cristallo. Il personaggio interpretato da Alan Rickman vuole infatti vendicare la morte del fratello, avvenuta per mano di John McClane (Bruce Willis).

A Gruber possiamo aggiungere un cattivo iconico della saga di James Bond: Raoul Silva. Egli, in Skyfall, vuole vendicarsi di M e del suo tradimento, avendolo venduto ai servizi segreti cinesi molti anni prima. Ciò aggiunge un altro tassello al nostro mosaico: il cattivo può diventare tale anche a seguito della propria sete di vendetta verso terzi, non solo verso il buono della pellicola. Un altro esempio è Magneto, che nella saga degli X-men non vuole certo vendicarsi del Professor X, suo amico, bensì del genere umano. Nel caso di Silva, poi, il personaggio cerca di portare Bond dalla propria parte, mettendo M in cattiva luce con un discorso davvero convincente, per quanto inefficace.

Sei ancora attaccato alla tua fiducia in quella povera vecchia. Ma lei non fa che mentirti. […] Ti ha mandato a cercarmi sapendo che non sei pronto, che probabilmente morirai: mammina è stata molto cattiva. […] Si tratta di lei. E di te, e di me. Vedi, noi siamo gli ultimi due topi. O ci mangiamo a vicenda o mangiamo tutti gli altri.

Meritevole di citazione anche il sottovalutato droide David, interpretato dal mellifluo Michael Fassbender in Prometheus e Alien: Covenant. Egli vuole distruggere il genere umano, a causa del suo odio verso di loro e della sua delusione, derivata dal fatto che essi lo hanno creato solo per servirli. Perciò, il suo obbiettivo è creare a sua volta una nuova letale forma di vita, in grado di ucciderli tutti.

La follia

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Non è semplice parlare di questa categoria, in quanto spesso la “pazzia” è una definizione frutto di un pensiero fuori dal coro (vedi Thanos). Possiamo però far rientrare qui un cattivo celebre come il Joker, reso folle da una caduta nell’acido e da una vita di sofferenze. Le sue azioni, dunque, sono spinte da pura follia criminale. Egli stesso, ne Il cavaliere oscuro, si definisce “come un cane che insegue le macchine: non saprei che farmene se le prendessi”. Dobbiamo però fare una piccola precisazione: il Joker di Nolan, a differenza di quello di Burton, ha origini sconosciute. Non sappiamo, dunque, se egli sia frutto della caduta nell’acido o di altro. Heath Ledger e Jack Nicholson, dunque, interpretano due personaggi molto simili, ma non per forza uguali.

Dimmi una cosa amico mio: tu danzi mai col diavolo, nel pallido plenilunio? (Joker, Batman)

Anche una pellicola indimenticabile come Apocalypse Now ha un villain spinto dalla follia. Parliamo del Colonnello Kurtz, reso folle dagli orrori della guerra. Egli si convince che, in realtà, sia proprio l’orrore la chiave per poter vincere la guerra, e saperlo usare a proprio piacimento senza farsi turbare da esso renda un esercito assolutamente imbattibile.

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Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore. L’orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore ed il terrore morale ci sono amici. In caso contrario allora diventano nemici da temere. (Colonnello Kurtz, Apocalypse Now)

La cara, vecchia, pura malvagità

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I villain di una volta, quelli malvagi tout court, possiamo dire che siano passati di moda. Nonostante ciò, alcuni cattivi tradizionali resistono anche nella filmografia moderna. Parliamo di Anton Chigur, spietato assassino di Non è un paese per vecchi, così come del Professor Mortimer di Sherlock Holmes – Gioco d’Ombre. In questi casi, la bravura dell’attore protagonista diventa fondamentale per dare al personaggio uno stile unico e inconfondibile, con un carisma tale da far breccia nel pubblico, nonostante la scarsa empatia che provoca la mancanza di motivazioni plausibili per le sue azioni.

A questi va aggiunto un altro esempio televisivo, ovvero il Re della Notte. Nonostante sia uno dei villain più temuti di sempre, nel Trono di Spade non viene detto quasi nulla su di lui, né sappiamo che motivazioni lo spingano, a parte quelle più ovvie. Non ha dialoghi o battute, solo sguardi malvagi e gesti. Probabilmente, l’ultima stagione in uscita il 15 aprile svelerà qualcosa in più su di lui. Intanto possiamo dire che, nonostante la mancanza di informazioni, questo sia uno dei cattivi più spaventosi della storia recente del tubo catodico.

La situazione storica e sociale

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Il contesto storico di un film è spesso determinante per definire buoni e cattivi. Ne è un esempio il temibile Edwin Epps di 12 Anni Schiavo. Costui è uno schiavista, proprietario di una piantagione di cotone. Per quanto possa essere difficile da credere, all’epoca dei fatti narrati non era certo così strano possedere delle persone come fossero oggetti, e farne ciò che si voleva. Il caro Epps poteva dunque essere considerato un normale membro della società americana, nonostante il disumano trattamento che riservava ai propri schiavi. Addirittura, egli giustifica le sue azioni attraverso le Sacre Scritture.

‘Il servo che conosca la volontà del suo signore e non disponga di conseguenza o on agisca secondo la sua volontà, sarà percosso con molte frustate’. Avete sentito? Frustate. Il negro che non obbedisce al suo signore, cioè al padrone, capite? Quel negro sarà percosso con molte frustete. ora ‘molte’, significa tantissime. 40, 100, 150 frustate. è nelle scritture.

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Insomma, per concludere, questa analisi vuole arrivare ad un punto focale: probabilmente c’è un cattivo in ognuno di noi. Sì, perché molto spesso questo non è solo “un tizio malvagio”, ma qualcuno che ha avuto delle vicissitudini che lo hanno portato, quasi costretto, a diventare un mostro. La verità è che, come direbbe il Joker, “la follia è come la gravità: basta una spinta”. Senza dimenticare che i buoni di una storia, in quanto tali, hanno caratteristiche morali spesso eccezionali, o almeno superiori alla media, il che significa che nel mondo ci sono molti più cattivi che eroi, molti più Capitan Uncino che Peter Pan.

La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano appena cominciano i problemi. Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro: quando le cose vanno male, queste persone “civili” e “perbene”, si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; sono in anticipo sul percorso. (Joker, Il Cavaliere Oscuro)

Forse però il punto è proprio questo: la consapevolezza di essere simili a loro li rende più intriganti, interessanti. Ci porta a chiedere a noi stessi: se mi capitasse quello che è capitato a lui, reagirei allo stesso modo?

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