Game of Thrones, serie della HBO prodotta da D.B.Weiss e David Benioff, ha da poco concluso la sua storia con l’ottava stagione, una stagione che ha lasciato insoddisfatti e perplessi la maggior parte dei fan. Per quanto ancora a lungo si potrebbe discutere della serie e del suo finale, su quanto si giusto o meno, questa volta proponiamo un approccio più sociale. In un mondo cinematografico in cui si parla insistentemente delle minoranze, del gender pay gap, di #metoo e del valore delle donne nel cinema, è inevitabile cercare questi elementi in quasi tutto quello che si guarda, con occhio critico o meno.

Il pubblico è sempre ben felice quando ha modo di confrontarsi con un personaggio femminile forte e ben costruito e, benché  una serie come questa – o Vikings – non sembra avere spazio per le donne né interesse a mostrare il loro valore in quanto ambientate in epoche medievali (come Game of Thrones appunto) o comunque epoche storiche sessiste, Game of Thrones ha invece un’ampia gamma di personaggi femminili tosti e vincitori, tanto da poter essere considerata quasi una serie femminista. In fondo, non ci vuole nulla a scrivere personaggi femminili forti in una serie ambientata nel 21esimo secolo, ma farlo in una ambientata nel Medioevo è tutta un’altra storia se si tengono in considerazione i limiti della società e dell’opinione dell’epoca.

Le donne Stark

Game of Thrones, CinemaTown.it

La famiglia Stark di Grande Inverno è quella che per prima ci viene presentata nella prima stagione, sicuramente una di quelle le cui tragiche vicende abbiamo seguito con passione e il cuore in gola, a cominciare dalla morte di Ned. Da lì è stato tutto un susseguirsi di tragedie, fallimenti, separazioni, traumi, sopratutto per le donne di casa Stark. Catelyn Stark è stato il primo esempio di moglie e madre con cui ci siamo approcciati ed è stato un esempio dolce e positivo, in confronto ad altri nella serie. Appare subito come una donna intelligente e astuta, innamorata del marito ma anche fedele e sempre al suo fianco.

Così come con i figli. Quel tipo di personaggio confortevole di cui abbiamo bisogno ma che non è destinato a durare in una serie come questa. La vediamo resistere a traumi come la morte del marito e il “rapimento” della figlia, ma la vediamo anche tenere la faccia tosta affianco al figlio Robb nella guerra contro i Lannister. E forse ha fatto una cazzata a liberare Jamie per avere libera la figlia Sansa – come se i Lannister mantenessero la parola data – però lei prima di essere un soldato è una madre e non la si può condannare del tutto per un atto del genere. Arya è sicuramente salita sul podio delle preferenze quando ha sconfitto il Night King nell’ultima stagione di Game of Thrones.

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Anzi, ben prima, quando da piccolina ci faceva tenerezza con i piccoli piedini nudi e la faccia sporca a inseguire gatti per Approdo del Re o a imparare l’arte della danza con Syrio Forel. Abbiamo sofferto con lei quando è arrivata a Essos al Tempio del Dio dai Mille Volti e si è dovuta adattare a ogni sorta di vita, letteralmente, persino quando è diventata cieca e ha dovuto mendicare, perdendo la sua identità e diventando Nessuno. Ma è stato anche grazie a queste esperienze se è diventata la guerriera coraggiosa e tenace per la quale abbiamo sempre tifato, fin da quando ha ucciso i Frey e ha annunciato di voler tornare a casa. Un bel cambiamento dal finale in cui la vediamo vestire i panni della sua eroina, la piratessa Nymeria, e andare alla scoperta del mondo, molto lontano da casa.

Sansa forse è il personaggio che più si è evoluto in questa storia. Certo, Arya è cresciuta e ha preso coscienza delle proprie capacità e della propria identità ma Arya è sempre stata una tosta. Sansa ha iniziato con l’essere una ragazzina viziata, capricciosa e stupida, odiata dai telespettatori e persino dai fratelli. La sua unica aspirazione nella vita era vivere al Sud dove c’è il sole e sposare Jeoffrey per essere la Regina. Le cose in Game of Thrones non sono andate come previsto e Sansa si è ritrovata in mezzo a una serie di eventi fuori dal suo controllo e che l’hanno portata  a vivere una serie di esperienze traumatiche dalle quali lei ha deciso di trarre la sua forza e farsi più furba anziché lasciarsene sopraffare e chiudersi in sé stessa. E la sua incoronazione a regina del nord è più che meritata.

Osha, Ygritte e tutte le Brute

Game of Thrones, CinemaTown.it

I Bruti non hanno molto a che fare con le società “aldilà della Barriera” o i regni al Sud di Game of Thrones, come li chiamano loro. A loro piace definirsi uomini liberi, non sono organizzati in regni o territori, non hanno un sovrano al quale obbedire senza poter E da loro le donne valgono quanto tutti gli altri. Pure tra i Bruti ci sono delle figure femminili di tutto rispetto e che hanno avuto il loro peso nella storyline dei personaggi principali. Osha probabilmente non viene subito in mente quando si cerca di ricordare i vecchi personaggi defunti, eppure una come lei non dovrebbe passare inosservata. Insieme ad altri Bruti ha deciso di abbandonare Mance Ryder per fuggire il più a Sud possibile e scappare dai Nonmorti, si è guadagnata la fiducia degli Stark e ha accompagnato Bran e Rickon nella fuga dai Greyjoy. Lei è stata una delle prime a capire che il vero nemico non è al Sud, non è ad Approdo del Re, ma al Nord, ovvero il Night King. In fondo non è meno tosta di Ygritte che, con arco e frecce, dovrebbe far paura a chiunque. Ha scalato la Barriera e non faceva altro che punzecchiare Jon anche se la teneva prigioniera. Lei è nata tosta, ha vissuto da tosta ed è morta da tosta.

Meera Reed

Game of Thrones, CinemaTown.it

Un po’ come Osha, anche Meera Reed potrebbe essere caduta nel vuoto dei ricordi sulla serie. Un po’ come Ygritte, è una guerriera anche lei, ma anche una protettrice, di suo fratello Jojen che ha dei poteri speciali che sembrano renderlo debole, ma soprattutto di Bran, per il quale è pronta a sacrificare la propria vita per riuscire a portarlo dove deve arrivare, ovvero a incontrare il Corvo a tre occhi. Senza di lei e il sacrificio di Jojen, difatti, Bran non sarebbe ai riuscito ad acquisire i poteri che gli servivano – essenziali per sconfiggere il Re della notte – né men che meno a sopravvivere. Di sicuro meritava di meglio di meglio di un semplice “Grazie” da parte di Bran quando i due si sono congedati.

Yara Greyjoy

Game of Thrones, CinemaTown.it

Su Yara Greyjoy si potrebbero dire tante cose e molte si possono date per scontato. Schiettamente e orgogliosamente bisessuale, eccellente capitano e leader indiscusso in Game of Thrones. Si è guadagnata tutto il rispetto del padre, della sua casata ma anche di tutti gli abitanti delle Isole di Ferro e di certo ha aiutato anche la sua lingua sagace. Ha sicuramente fatto più strada di suo fratello in quel senso, anche se per lei la strada è stata abbastanza in discesa avendo avuto il favore del padre e di tutti gli uomini. Sicuramente il suo valore si è visto nella lotta contro lo zio Euron che non l’ha mai voluta accettare come comandante, in primis perché donna.

Lyanna Mormont

Game of Thrones, CinemaTown.it

Lyanna Mormont ha raggiunto l’apice della sua tostaggine quando in Game of Thrones ha sconfitto un gigante di ghiaccio sacrificando la propria vita, in una perfetta imitazione di Davide e Golia. Ma noi fan l’abbiamo amata fin dal primo momento quando ce l’hanno introdotta, quando ha pronunciato quella frase che rimarrà negli annali delle citazioni seriali:

Non ho intenzione di starmene a lavorare a maglia vicino al camino mentre gli uomini combattono per me.

E di certo lei non lo ha fatto. La casata dei Mormont è piccola ma formata da uomini valorosi. E donne. E se pensiamo che Lyanna è poco più che una bambina è ancora più eccezionale.

Le Serpentesse di sabbia

Game of Thrones, CinemaTown.it

Di Dorne e Lancia del Sole abbiamo avuto un assaggio piuttosto piccolo, così come delle Sand Snakes, le serpentesse di sabbia, figlie bastarde del Principe Oberyn Martell ma riconosciute dal padre e stimate nel loro Regno. Tuttavia, anche se comparse poco, sono rimaste ben impresse nella nostra memoria e non solo per il loro aspetto piacente. Non piegano facilmente la testa davanti al nemico e non obbediscono a nessun uomo. Sono molto unite tra di loro e astute quando si tratta di trovare modi sottili per sconfiggere il nemico, come fecero con Cersei.

Olenna e Maergery Tyrell

Game of Thrones, CinemaTown.it

I Tyrell, altra casata di grandi onori specie e soprattutto grazie alle sue figure femminili, in particolare Olenna e Maergery che si sono fatte valere e amare nel gioco controverso del trono. A livello di complotti sicuramente Lady Olenna ha saputo tenere testa a Cersei; ricordiamo la maestria e la furbizia con cui ha fatto fuori Jeoffrey il giorno delle nozze con la sua adorata nipote. E Maergery non era da meno: guadagnare la fiducia e l’affetto di Tommen per allontanarlo il più possibile dalla madre senza essere in alcun modo crudele, ma usando le sue armi migliori, seduzione e gentilezza.

Brienne di Tarth

Game of Thrones, CinemaTown.it

Brienne non ha mai avuto bisogno di nessuno. Ma questo suo isolamento è dovuto a traumi e sofferenze passate che in realtà l’hanno aiutata a crescere e maturare nel personaggio che è diventata. E la relazione con Jamie Lannister ha contribuito a sbloccare quella corazza che si è costruita per evitarli di soffrire. Perché ricordiamolo, quando Brienne serviva per Renly Baratheon era una brava guerriera, ma comunque timida e insicura attorno ad altre persone. Ciò che davvero apprezziamo del suo personaggio sono l’onore – e questo un po’ ci di orda Ned Stark che però per l’onore si è fatto uccidere – e la lealtà, dapprima per Catelyn e poi per le sue figlie e tutta la casata Stark. Grazie Brienne, per averci fatto capire che non serve essere “belle” o principesche per guadagnare il rispetto degli altri o vincere una guerra.

Cersei Lannister

Game of Thrones, CinemaTown.it

Vino e disprezzo verso l’umanità sono gli elementi che caratterizzano il personaggio di Cersei Lannister. Anche lei ha avuto la sua buona dose di traumi, con un matrimonio infelice e non voluto con un uomo ubriacone ed egoista, un padre despota, l’amore malato per il fratello gemello, tre figli deceduti e la passeggiata nuda davanti a tutta Approdo del Re per espiare i suoi peccati in mezzo a lanci di verdure marce. Si potrebbe dire che i suoi atti crudeli possano essere giustificati? Di certo, Cersei non ha mai amato nessun altro al di fuori di sé stessa e della poltrona di spade sotto il culo. Un villain femminile che al mondo cinematografico e televisivo serve da un po’.

Daenerys Targaryen

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Quante cose ci sarebbero da dire su Daenerys Targaryen, passata da liberatrice di schiavi, distruttrice di catene, portatrice di speranza e giustizia in un mondo dominato eccessivamente da ingiustizia e violenza del più forte sul più debole, a dittatrice e assassina di uomini, donne e bambini innocenti, affamata di potere. Non perderemo tempo ad analizzare la sua storia – drammatica e avvincente come poche – e nemmeno a cercare una giustificazione nei suoi traumi regressi. La verità è che Daenerys ci piace anche così, ci piace l’evoluzione inversa che ha avuto il suo personaggio, da buona totale villain, ben più di Cersei.

La follia di Daenerys avrebbe meritato ben più di 6 episodi per e approfondita e spiegata, ma non staremo qua a perdere altro tempo nel parlare della sciattezza della sceneggiatura dell’ottava stagione. La conclusione comunque è che il mondo delle serie tv, come anche quello del cinema, smania per avere un bel villain femminile, se vogliamo davvero parlare di femminismo e parità dei sessi. Insomma, ci vuole un bel coraggio a dire che Game of Thrones sia una serie maschilista e misogina. E il contesto è un elemento fondamentale da tenere in conto quando si giudica un’opera artistica.

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