La Marvel e il Marvel Cinematic Universe hanno cambiato per sempre il mondo del cinema, non solo per i suoi personaggi e per le timeline decisamente complicate, ma anche per il suo metodo registico. In 13 anni i registi di casa Marvel hanno infatti rivoluzionato il modo di fare regia e di concepire il ruolo stesso del regista: non più un uomo dietro la macchina da presa, ma un membro stesso del cast, che riesce ad incanalare la personalità dell’attore nel personaggio che deve andare ad interpretare. Da Iron Man fino ad Avengers: Endgame la lista di come è avvenuta questa metamorfosi è lunga, ed inizia con Jon Favreau.

Jon Favreau e Tony Stark

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Nel 2008 il regista ed attore è stato chiamato a dirigere Iron Man, primo film del Marvel Cinematic Universe dedicato a uno dei personaggi-cardine dell’universo Marvel fino ad oggi. Dopo aver diretto Elf e Zathura, Favreau è riuscito a modellare un Tony Stark ad immagine e somiglianza di Robert Downey Jr., tanto che ancora oggi distinguere chi è l’uno e  chi è l’altro è difficile. In un momento in cui il cinema era pervaso di azione fine a se stessa, Favreau ha avuto l’intelligenza di dare una profondità al suo personaggio che è maturata col tempo, fino all’ultima pellicola Avengers: Endgame, in cui è tornato a vestire i panni di Happy. Sarcasmo, dialoghi pungenti, spesso improvvisati e costruiti proprio insieme a Robert Downey Jr. hanno permesso a Tony Stark di diventare uno dei personaggi più amati della Marvel, dentro e fuori il mondo dei fumetti. Jon Favreau non è stato solo regista, ma anche uno scrittore che è riuscito a tirare fuori una prerogativa dell’attore protagonista per poi esprimerla sul grande schermo.

Kenneth Branagh

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Su questa stessa scia si è poi posto Kenneth Branagh, regista di Thor nel 2011, che ha avuto il difficile compito di dover introdurre il primo villain degli Avengers. L’impronta teatrale del regista e sceneggiatore britannico è evidente nella pellicola, e soprattutto nella costruzione del rapporto fraterno tra Thor e Loki, che riuscirà a rendere proprio quest’ultimo uno dei cattivi più amati e rimpianti dell’universo degli Avengers.

Joss Whedon

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Una profondità di sentimenti che è stata poi esplicitata in pieno da Joss Whedon, regista di pellicole come BuffyQuella casa nel boscoJustice League in The Avengers ed Avengers: Age of Ultron. Queste due pellicole sono l’apoteosi del sentimentalismo dei supereroi, ed è proprio questo che piace così tanto al pubblico. La Marvel riesce a rendere umani anche i supereroi. Anche loro hanno a che fare con momenti di tristezza sconfinata, abbandono ed amore, e proprio qui si soni inseriti i fratelli Russo, registi degli ultimi due capitoli della Marvel: Infinity War ed Endgame.

L’Endgame dei Fratelli Russo

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Si tratta di due film complementari, con i quali si conclude ufficialmente l’era degli Avengers, che a questo punto hanno ben poco dei supereroi invincibili che avevamo conosciuto. Nei cinque anni che separano cinematograficamente le due pellicole, i Vendicatori sono maturati, nel bene e nel male. Dal senso di inadeguatezza di Captain America, fino a quello di Thor, che più che un semidio sembra una versione ringiovanita di Lebowski, fino alla disperazione di Vedova Nera ed alla metamorfosi Occhio di Falco ed alla voglia di ricominciare nonostante tutto di Iron Man.

Una regia dunque che segue passo passo l’attore e la sua interpretazione, fino alla conclusione, purtroppo, di tutto, senza dimenticare la componente umana, fondamentale per qualsiasi personaggio, poco importa se sia buono o cattivo. Questa è la forza della regia del MCU, e che sicuramente vedremo ancora nei prossimi film in programma, e non resta che ringraziare tutti i registi che hanno collaborato alla realizzazione di queste pellicole, magari con un “I love you 3000“.

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