3 – Rocky – Quello che voglio è resistere

Film caposaldo del genere sportivo, Rocky è di fatto il film motivazionale per eccellenza, quello al quale tutti devono guardare se cercano un conforto materiale ai momenti bui o antecedenti le grandi sfide della vita. Il pugile interpretato da Sylvester Stallone, è un uomo che può solo contare sulla forza fisica e sulla resistenza del suo cuore ai colpi duri dell’esistenza, di semplice estrazione e col quale tutti ci siamo identificati. Dove però le sue parole sono tra i migliori monologhi dei film, è sicuramente quando si rivolge alle sue capacità come ad un mezzo per vincere una sfida con sé stesso, più che col suo avversario. Quel che conta, per Rocky, non è vincere un incontro che è ben consapevole essere al di fuori della sua portata, ma fare qualcosa che nessuno è riuscito a fare prima: tenere testa a Creed. Con questa forza interiore, il pugile sale sul ring, picchia duro e si fa picchiare, ma alla fine, sebbene non vinca, arriva oltre le sue aspettative.
Non ce la faccio. Non lo posso battere. Sono andato un po’ in giro per le strade, a riflettere. Ma chi mi credo di essere? Io non ho la sua classe. Ho faticato tanto ma che m’importa, tanto non ero nessuno prima. Ma neanche questo è importante. Stavo pensando, in fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere. Nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza, e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi… se sono ancora in piedi, io saprò per la prima volta in vita mia che… che non sono soltanto un bullo di periferia.
2 – Il grande dittatore – Nel nome della democrazia, siate tutti uniti

Parlando de Il grande dittatore si cita il monologo per eccellenza, che nella classifica dei migliori monologhi dei film di sempre dovrebbe figurare di diritto al primo posto in classifica, sebbene questa volta abbiamo preferito riservarlo ad un concetto diverso da quello umanitario. Recitato all’inizio di un conflitto mondiale dalle conseguenze epocali, le parole di Chaplin vennero purtroppo travisate dalla propaganda americana, che temeva di scorgere in questo messaggio un tentativo comunista di fuorviare le masse. Ad anni di distanza, questo monologo è quanto di più prezioso il mondo abbia da custodire, per ricordarsi di tanto in tanto quali scempi si stiano compiendo, nonostante le grandi virtù citate dal genio cinematografico per antonomasia.
Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca a far le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi.
La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di San Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo“. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza.
Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!
