Matrimonio a Prima Vista: «ci siamo sposati per paura della penale da pagare», e il tribunale respinge la richiesta di divorzio

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Il Tribunale di Pavia ha respinto la richiesta di divorzio di due partecipanti a Matrimonio a prima vista, a causa di una clausola contrattuale inaspettata.


Negli ultimi giorni, una coppia sposata durante Matrimonio a prima vista ha calcato le pagine delle riviste di gossip a causa di un tentato divorzio dalle dinamiche davvero spiacevoli. Questo divorzio giunge a seguito della storia di Stefano e Sara, iniziata nel 2016 durante la seconda edizione di Matrimonio a prima vista, arrivando fino in fondo al programma, dove il matrimonio viene celebrato. I due però, nel contratto firmato per entrare nel programma, hanno quindi accettato una penale di 100mila euro, nel caso avessero abbandonato lo show. La produzione dà comunque la possibilità ai due di avviare l’iter della separazione consensuale entro sei mesi dalle nozze, pagando interamente le spese di avvocati e tribunali. Tra i due le cose non vanno bene e poco dopo la trasmissione avviano le pratiche. Sara va in Comune, ad Abbiategrasso, ma lì scopre che la data e il luogo del matrimonio sono errati. Non risulta affatto Chiaravalle, ma un Comune in provincia di Potenza, e non il 21 ma il 30 novembre.

Il funzionario le spiega che non è possibile avviare la separazione, e la coppia prova quindi a rivolgersi al tribunale di Pavia per chiedere l’annullamento delle nozze, sulla base del timore nei confronti della penale da pagare, che ha reso la loro scelta di sposarsi non libera. Non è così per il tribunale, che respinge la richiesta: nessuno ha costretto Sara e Stefano a firmare il contratto con la produzione, in cui era esplicitamente scritto che l’abbandono del programma prima del sì avrebbe comportato il pagamento dei 100mila euro, e quindi i due erano consapevoli di quanto stavano facendo. Ora la coppia sta valutando un ricorso in appello. Con riferimento agli articoli apparsi in queste ore su diverse testate giornalistiche, Nonpanic S.r.l. – società produttrice del programma Matrimonio a prima vista – precisa quanto segue.

Le persone che richiedono di partecipare al programma scelgono liberamente di contrarre matrimonio davanti ad un ufficiale dello stato civile.

Ciò è a loro ben noto in quanto sono chiamati a sottoscrivere una clausola contrattuale che testualmente recita “condizione essenziale per la Sua partecipazione al Programma nei termini e modi di seguito specificati è che Lei contragga matrimonio liberamente e senza riserve […]”.

Il contratto sottoscritto dai partecipanti non li obbliga a contrarre matrimonio né tanto meno prevede penali nel caso in cui uno o entrambi i nubendi cambino idea rispetto alla scelta di sposarsi.

Come in tutti i contratti aventi ad oggetto la partecipazione ad una produzione televisiva, il contratto di partecipazione al programma prevede l’applicazione di una penale solo in caso di violazione del patto di esclusiva e degli obblighi di riservatezza nonché l’ammonimento che l’eventuale ingiustificato abbandono del programma può causare un danno alla produzione addebitabile ai partecipanti.

Va sottolineato che l’abbandono del programma è peraltro cosa diversa dall’eventuale decisione di non procedere più alle nozze, scelta che comunque consente di proseguire nella partecipazione al programma in considerazione dell’interesse televisivo ad apprendere le motivazioni della nuova scelta.

La recente decisione del Tribunale di Pavia, nel respingere la richiesta di annullamento del matrimonio contratto nel corso del programma, ha confermato la validità del “Matrimonio a Prima Vista” e pertanto l’assoluta veridicità dei contenuti narrati nel corso del programma stesso.

 Ciò premesso, le coppie del programma sono e rimangono comunque libere – al pari di quanto consentito ad ogni altra coppia che ritenga non più tollerabile la prosecuzione della relazione matrimoniale – di richiedere e ottenere lo scioglimento del vincolo, in via consensuale o giudiziale, nei modi e nelle forme prescritti dalla legge italiana.

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