Fin dall’alba dei tempi, l’animo umano è sempre stato affascinato dalle figure degli eroi nobili e onorevoli, e dalle loro storie di vittoria e sacrificio. Questi si contrappongono solitamente a personaggi con peculiarità opposte, i cosiddetti villain. Caratteri forti e intraprendenti, crudeli e malvagi, che si contrappongono all’eroe e lo mettono alla prova. Esiste però anche un’altra categoria di personaggi, più difficilmente incasellabile in categorie predefinite, ovvero quella dei villain redenti che si riscattano, andando ad aiutare il protagonista.

Sono personaggi inizialmente negativi, che finiscono per incontrare una propria redenzione, un motivo per tornare/passare dalla parte “dei buoni”. Questa tipologia di personaggi è, a nostro avviso, quella di gran lunga più interessante di tutte, perchè anche la più attinente alla realtà. Essi sono infatti assai più realistici dei classici protagonisti senza macchia e senza paura, così come degli altrettanto classici villain tutti malvagità e crudeltà. Sono caratteri, questi, molto più vicini al pubblico perchè pieni di sfaccettature, e perchè reagiscono come persone normali alle proprie vicende, quasi come se deviassero dallo schema precostituito, che li vorrebbe invece sempre  macchiettisticamente coerenti con le proprie azioni.

La verità è che la malvagità è spesso seducente, dunque chiunque rischia di lasciarsi ammaliare da essa. L’unica cosa che si può fare una volta compresi i propri errori è provare a fare ammenda, proprio come succede a questi personaggi (qualcuno ha detto Boromir?). Allo stesso modo, la tentazione di mollare quando gli eventi sono avversi può diventare insopportabilmente forte, e portare a lasciarsi andare. Sono molti, infatti, anche i soggetti che ad un certo punto decidono di estraniarsi dalla battaglia tra bene e male per lenire le proprie ferite o annegare nei propri dispiaceri. Questi non sono dei veri e propri cattivi, è vero, ma come insegna Dante anche l’ignavia è un peccato mortale.

Insomma, il punto è che mentre i personaggi sempre buoni o cattivi, eroici o malvagi rischiano spesso di diventare stereotipati e noiosi, il movimento umano dalla cattiveria alla bontà, o dalla resa alla nuova lotta, non è solo maggiormente intrigante, ma anche più veritiero. Questo, inoltre, porta spesso a risolvere positivamente le vicende narrate e a fornire un aiuto determinante al protagonista, che sarebbe altrimenti sopraffatto. Andiamo dunque ad analizzare le diverse modalità con cui i villain modificano le proprie convinzioni e tornano a lottare per il Bene, e le differenze tra loro.

Villain redenti: Personaggi cinici e crudeli che prendono a cuore le sorti di qualcuno

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Un fulgido esempio di questa  particolare categoria è certamente presente in Blood Diamond – Diamanti di Sangue. Nella pellicola, Leonardo Di Caprio interpreta Daniel Archer, mercenario e trafficante di diamanti che cerca di raggirare Solomon Vandy (Djimon Hounsou) e di rubare un gigantesco diamante in suo possesso, offrendosi di aiutarlo a venderlo e a fuggire dalla zona in cui si trovano, molto pericolosa a causa della guerra civile in corso. Durante le vicende narrate, Archer finirà per affezionarsi a lui, e alla fine del film, nonostante il suo scopo fosse appunto di derubarlo, lascia il diamante a Vandy e al figlio, coprendo loro la fuga e sacrificandosi. La scena in cui Archer telefona alla giornalista Maddy Bowen (Jennifer Connelly), conosciuta anch’ella durante la lunga traversata, è una delle più commoventi della storia del cinema.

Villain redenti: Antieroi ignavi e disinteressati che trovano uno scopo

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Qui possiamo includere davvero molti personaggi, spesso a carattere supereroistico, come Logan, Deadpool o Punisher all’inizio della serie standalone, ma non solo. Aggiungeremmo anche il Max Rockatanski di Tom Hardy, in Mad Max – Fury Road e, a livello seriale, lo sceriffo Jim Hopper di Stranger Things (David Harbour). Tutti questi personaggi sono, per mille motivi, assolutamente disinteressati e indifferenti ai destini del mondo, ma trovano infine una giusta causa per cui battersi. Nel caso di Logan/Wolverine (Hugh Jackman) si tratta di quella degli X-Men, per Deadpool, nel secondo capitolo della saga, della protezione di un ragazzino da uno spietato sicario.

Per Rockatanski trattasi invece del destino di Furiosa (Charlize Theron) e delle sue compagne di viaggio, intente a fuggire da Immortan Joe e i suoi sgherri. Lo sceriffo Hopper prende a cuore le vicende di Will, rapito da un mostro di un’altra dimensione, mostrando una profondità morale inaspettata, soprattutto visto il modo in cui esordisce nella serie: “Le mattine sono fatte per caffè e contemplazione. Caffè e contemplazione“. Da aggiungere alla lista anche lo svogliatissimo detective interpretato da Bruce Willis in Solo due ore, Jack Mosley, e Leon, nell’omonimo film interpretato da Jean Reno.

Villain redenti: Opportunisti

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Non possiamo fare a meno di parlare di quello che resta uno dei migliori villain tarantiniani: Hans Landa (Cristoph Waltz). Questi, peraltro, non diventa propriamente buono, ma vende la pelle di Adolf Hitler ai protagonisti in cambio dell’amnistia del Governo Americano e di un’isola (Nantucket) dove intende ritirarsi. Egli rivela, infatti, di non essere un idealista, ma di portare a termine il proprio lavoro (scovare e uccidere gli ebrei nascosti nella Francia collaborazionista) per semplice professionalità. Che questo sia vero o meno, poco importa, visto il trattamento che gli riserverà Aldo Raine (Brad Pitt) nella macabra scena finale.

Villain redenti: Sgherri sottomessi che si emancipano dal villain principale

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Qui non parliamo, come avrete capito, di personaggi di primo piano. Ci riferiamo invece a soggetti che restano sullo sfondo, spalle dei cattivi veri e propri che li aiutano nei loro intenti, più o meno maltrattati e dipendenti da essi. Arrivati ad un certo punto, questi iniziano a pensare con la propria testa e, dopo anni di schiavitù intellettuale, rompono il cordone ombelicale e agiscono individualmente, prendendo le parti dei buoni. Questo tipo di redenzione è spesso risolutore, in quanto le cosiddette “spalle” in questione hanno un’importanza maggiore di quanto vorrebbe mostrare l’antagonista principale.

Nella categoria rientrano, ad esempio, Nux (Nicholas Hoult) di Mad Max – Fury Road, che dopo una vita al servizio di Immortan Joe si unisce a Max e Furiosa nella fuga verso la libertà. Addirittura, nel finale si sacrifica per bloccare l’esercito di Joe, salvando tutti. Discorso molto simile per Bruton, nel live-action Dinosauri. Secondo in comando del branco guidato dal perfido Kron, viene ferito e si ritrova nel gruppo di anziani guidato da Aladar, il protagonista. Inizialmente li disprezza, convinto che essi coltivino solo false speranze, ma alla fine, commosso dall’eroismo di Aladar, salva loro la vita trattenendo coraggiosamente i carnotauri che stavano per sbranarli.

La redenzione più iconica, a livello televisivo, è certamente quella di Jamie Lannister (Nikolay Coster-Waldau), erede della casata più potente di Westeros ne Il Trono di Spade – Game of Thrones. Egli è innamorato della crudele sorella gemella, e la segue in lungo e in largo in tutte le sue crudeli follie, fino a quando non comprende che lo sta portando alla rovina. Decide così di abbandonarla e unirsi all’esercito di Jon Snow (Kit Harington) e Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) nella lotta agli Estranei. Degni di menzione anche Carter in Z La Formica  e Quinto, ne Il Gladiatore.

Villain redenti: Reazione alle tragedie che li hanno resi crudeli

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Spesso e volentieri, come già abbiamo detto, i villain diventano tali solo perchè più sfortunati rispetto ai protagonisti e colpiti da tragedie immani che li portano a perdere la testa. Un fulgido esempio è il Magneto di Michael Fassbender, che perde la madre nel campo di concentramento di Auschwitz in X-Men – L’Inizio e poi, in X-Men: Apocalisse, la moglie e la figlia, arrivando così ad odiare gli esseri umani con tutto sè stesso. La sua sete di vendetta lo porta alla crudeltà, finchè non comprende qual è in realtà il suo posto nel mondo e si unisce ai propri compagni nella lotta ad Apocalisse.

Villain redenti: Cambiamento di prospettiva

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La prospettiva è qualcosa che può rendere uno stesso personaggio buono agli occhi di qualcuno e cattivo a quelli di qualcun altro. Allo stesso modo, dunque,  un cattivo può semplicemente pensare di essere nel giusto ed agire di conseguenza, senza rendersi conto della malvagità che emana. Il recente Blade Runner 2049 vede, per esempio, il cambiamento dell’Agente K (Ryan Gosling), che passa dall’essere un “lavoro in pelle” incaricato di “ritirare” i vecchi modelli di Replicanti, ad entrare nelle loro fila e salvarli dalla crudele tirannia degli esseri umani.

Villain redenti: Amore

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Arriviamo ora alla motivazione principe della maggior parte delle azioni umane, cattive o buone che siano: l’amore appunto, che sia esso romantico o filiale. Darth Vader che abbandona il Lato Oscuro della Forza per salvare il figlio Luke Skywalker (Mark Hamill) è un esempio fin troppo facile, ma assolutamente da includere. Per quanto riguarda l’amore romantico, ricordiamo la conversione del Commodoro James Norrington (Jack Davenport) di Pirati dei Caraibi, inizialmente leviatano della Compagnia delle Indie di Lord Cutlen Beckett (Tom Hollander) nella caccia ai protagonisti, e poi morto per liberare l’amata Elizabeth (Keira Knightley). Questo ci ricorda che determinati sentimenti non possono restare sopiti a lungo, e tendono a diventare dunque le migliori motivazioni per un deciso cambio di fazione. 

Villain redenti: Un Outsider, Roy Batty

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Necessitiamo una categoria separata dalle altre per un cattivo iconico ed amatissimo, con motivazioni assai particolari. Parliamo di Roy Batty (Rutger Hauer) di Blade Runner. Oltre alle già citate ed analizzate motivazioni che lo spingono ad agire come villain, nel finale vediamo in lui una sorta di redenzione. Egli infatti salva Deckhard (Harrison Ford) da morte certa. Abbiamo deciso di inserirlo come outsider in quanto, più che redimersi, fondamentalmente rinuncia ai suoi propositi, essendo stato sconfitto.

Il suo obiettivo infatti, il motivo per cui era fuggito insieme ai suoi compagni, era contattare il proprio creatore per ottenere più vita di quella che aveva a disposizione come Replicante. Non avendo ottenuto lo scopo ed avendo visto morire i compagni che lo avevano seguito fino a quel momento, decide di mostrare misericordia verso il suo carnefice proprio nel momento in cui stava per vendicarsi di lui, in quanto si rende conto che una sua vittoria in quel duello finale sarebbe stata effimera ed inutile. Preferisce così risparmiarlo e spiegargli le proprie motivazioni, in quello che resta tra i migliori monologhi della storia del cinema.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire

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