C‘era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino, già presentato al Festival di Cannes e in uscita a settembre nei cinema italiani, è ispirato alla storia vera della Hollywood di fine anni ’60. Le critiche al film, dopo la presentazione, sono state in gran parte positive, e il cineasta ha espressamente richiesto a tutti i presenti di non spoilerare nulla della pellicola, per non inficiare la visione di chi ancora non ha potuto godere del suo ultimo lavoro. Il fascino del film sembra risiedere per lo più nel voler rappresentare una delle storie più tragiche e violente della storia di Hollywood, oltre che nel fatto che ad occuparsene sia uno dei registi più splatter e crudi dell’industria cinematografica statunitense. Andiamo ora a vedere qual è, nel dettaglio, la vera storia dietro a C’era una volta a… Hollywood.

C’era una volta a… Hollywood: I fatti

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Nell’agosto del 1969, un gruppo di hippie comandati dal leader “spirituale” Charles Manson uccise sette persone, tra cui l’attrice Sharon Tate, al tempo incinta di otto mesi. Questi fatti trascinarono Hollywood in una delle epoche più buie della sua storia, un’epoca di terrore che ha influenzato le produzioni cinematografiche per decenni. Ai giorni nostri, gli omicidi della Manson Family hanno assunto i contorni della leggenda, principalmente grazie alle tante celebrità coinvolte. Il lavoro dello scrittore Joan Didion ha permesso di inquadrare meglio gli eventi di quei giorni e, soprattutto, di definirli come il punto d’arrivo di una generazione, come se quei tragici eventi avessero posto la parola “fine” agli anni Sessanta e a tutto ciò che rappresentavano, il punto di non ritorno di un’intera epoca che ormai non era più la stessa.

La storia non era mai stata adattata prima d’ora, o almeno non con l’ambizione con cui l’ha fatto Tarantino. Il motivo è che per alcuni si tratta di qualcosa di troppo intimo per poter essere raccontato, avendo colpito Hollywood nel profondo, a causa sia della popolarità di Sharon Tate all’epoca dei fatti, sia, al contrario, per la pessima fama del marito, Roman Polanski. Per il suo progetto, il regista di Jackie Brown ha optato per l’utilizzo di un ampissimo cast, capitanato dai due protagonisti, Brad Pitt e Leonardo Di Caprio (non proprio due qualunque), nei panni degli unici due personaggi inventati della pellicola. Attorno a loro ruotano una miriade di grandi nomi del cinema storico hollywoodiano. Passiamo dalla Sharon Tate impersonata da una splendida Margot Robbie, all’iconico Steve McQueen, interpretato da Damien Lewis (Band of Brothers). Insomma, ci voleva davvero il coraggio di Quentin Tarantino per riportare all’attenzione di tutti questa storia, ancora così dolorosa per il cinema americano.

C’era una volta a… Hollywood: La Manson Family

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Charles Manson (che in C’era una volta a… Hollywood ha il volto di Damon Herriman) era un piccolo truffatore con una storia di piccoli crimini e brevi periodi in prigione alle spalle. Costruì la sua fama di guru quando si trasferì a San Francisco, predicando un misto di ideali hippie, Scientology, consigli motivazionali, razzismo e canzoni dei Beatles. Riuscì a soggiogare moltissimi giovani, per lo più di sesso femminile, grazie al proprio carisma e alle capacità oratorie di cui disponeva. Inoltre si proclamò più volte il nuovo Cristo e/o Satana.

Quando arrivò a Hollywood, Manson provò ad attrarre a sè svariate figure dell’industria cinematografica. Gary Stromberg, produttore della Universal Pictures, prese in considerazione l’idea di lavorare ad un film su un Gesù dei tempi moderni, e pensò che quel santone potesse essere un caso interessante da analizzare in merito. Per un pò, la Famiglia di Manson fu inoltre molto vicina a Dennis Wilson dei Beach Boys, vivendo addirittura in casa sua per un periodo. Manson scrisse perfino delle canzoni per la band, ma poi i membri del gruppo le modificarono per non essere costretti ad accreditarlo, il che fece infuriare il criminale. Ad ogni modo, Wilson lo ricompensò e lo presentò a Terry Melcher, un produttore discografico.

Dopo essere stati sfrattati dalla famiglia di Wilson, la Manson Family si trasferì a Spahn Ranch, popolare set di film Western caduto in disuso. Un’altra base fu istituita nella Death Valley. Essendo ossessionato da The White Album, ultimo lavoro dei Beatles, Manson arrivò ad insegnare ai propri seguaci i messaggi subliminali che, secondo lui, trasmetteva quell’album, tra cui l’imminenza di una guerra tra razze che avrebbe decimato la popolazione e portato la Manson Family a diventare i sovrani supremi del paese. C’è stato un lungo dibattito in merito al fatto che Charles Manson credesse davvero a quanto predicava o semplicemente usasse quelle parole per stupire ed ammaliare i propri adepti, alla ricerca di un altro obiettivo: un contratto discografico.

Gli omicidi della Famiglia iniziarono con la morte di Gary Hinman, un insegnante di musica che aveva stretto amicizia con svariati membri della setta. Manson riteneva che Hinman fosse ricco, e dunque chiese ai suoi seguaci di convincerlo ad unirsi a loro. Quando si rifiutò, il criminale ordinò a Mary Brunner, Susan Atkins e Bobby Beausoleil di tenerlo in ostaggio per due giorni. Beausoleil pugnalò a morte Hinman e scrisse “politically piggy” (“maialino politico“) su un muro della casa di Hinman con il suo stesso sangue. Beausoleil fu arrestato il 6 agosto 1969. Circa due giorni dopo, Manson disse ai suoi seguaci:

Ora è il momento di Helter Skelter.

C’era una volta a… Hollywood: Le motivazioni degli omicidi della Manson Family

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Tra l’8 e il 9 agosto del 1969, ben sette omicidi furono commessi dai seguaci di Charles Manson, convenzionalmente raggruppati in quelli che vengono definiti i Manson Murders. Nel pomeriggio dell’8 agosto, aitre degli adepti più devoti della setta (Tex Watson, Susan Atkins e Patricia Kreinwinkel, accompagnati anche da Linda Kasabian, interpretata da Maya Hawke in C’era una volta a… Hollywood) venne dato mandato di recarsi al 1050 Drive a Los Angeles e “distruggere totalmente chiunque ci sia, nel modo più macabro possibile“. Quella casa fu scelta in quanto abitata da Terry Melcher e dall’allora fidanzata Candice Bergen, futura star di Murphy Brown

Nel momento in cui furono mandati a Cielo Drive, però, l’abitazione era la residenza dell’attrice emergente Sharon Tate e del marito, Roman Polanski. Il regista era a Londra per la lavorazione di un film, mentre la Tate era rimasta a casa in attesa della nascita del figlio. I seguaci di Manson si introdussero nella proprietà, uccidendo per primo lo studente diciottenne Steven Parent, sul luogo per fare visita al custode della casa, suo amico. Gli altri presenti nella casa furono, oltre ovviamente a Sharon Tate, il suo amico Jay Sebring, l’amico di Polanski Wojciech Frykowski e la fidanzata di quest’ultimo, Abigail Folger. Tutti e quattro furono brutalmente uccisi, da colpi di pistola o di pugnale. La Tate supplicò Susan Atkins di prenderla in ostaggio, nella speranza che risparmiasse la vita del bambino  nel suo grembo. Venne raggiunta da 16 coltellate, probabilmente della stessa Atkins o di Watson (le testimonianze cambiarono molte volte riguardo a questo dettaglio). Manson li aveva istruiti dicendo:

Lasciate un segno nella proprietà… qualcosa di stregato.

Così la Atkins scrisse “pig” (“maiale“) con il sangue di Sharon Tate sulla porta principale della casa.

La notte seguente, sei membri della Manson Family, ovvero i quattro della sera precedente ai quali si unirono Leslie Van Houten e Steve Grogan, furono inviati nuovamente dal guru per un’altra missione omicida. Li mandò al 3301 di Waverly Drive, nell’abitazione del dirigente d’azienda Leno LaBianca e della moglie Rosemary. La coppia fu pugnalata a morte, e Tex Wilson incise “WAR” (“guerra“) sull’addome di Leno LaBianca. Al fine di mostrare la connessione con i crimini di Cielo Drive, Krenwinkel scrisse “Rise” (“ascesa“) e “Death to pigs” (“morte ai maiali“) sui muri, e “Helter Skelter”  sulla porta del refrigeratore, in riferimento alla cospirazione di Manson.

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Gli inquirenti, nonostante ciò, non collegarono immediatamente i due casi, ritenendo che la Tate e il suo gruppo di amici fossero stati uccisi in un acquisto di droga finito male; un altro dei motivi per cui la ferita brucia ancora così tanto in quegli ambienti. La svolta nel caso arrivò quando Susan Atkins, in galera per l’omicidio di Gary Hinman, confidò alla compagna di cella di essere colei che aveva ucciso Sharon Tate. L’arresto di Manson e della maggior parte dei membri della famiglia fu immediata. Il processo durò ben sette mesi ed ebbe ampia copertura da parte dei media, principalmente perchè Manson e i suoi adepti diedero spettacolo durante le udienze, per esempio incidendosi delle “x” sulla fronte. Linda Kasabian fu la teste principale, in quanto accettò di parlare in cambio dell‘immunità.

I principali attori del caso (Manson, Atkins, Van Houten e Watson) furono condannati a morte. A seguito dell’abolizione della pena capitale in California però, la pena fu ridotta ad un ergastolo. Manson morì in prigione nel 2017 all’età di 83 anni. Atkins invece morì nel 2009, sempre in prigione, a causa di un tumore al cervello. La Atkins, così come Van Houten e Krenwinkel, parlarono frequentemente dei loro crimini durante la pena. Queste ultime e Tex Wilson sono tutt’ora in galera, avendo visto negata la libertà condizionale svariate volte.

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