Il capolavoro horror di Stanley Kubrick tratto dal best seller di Stephen King, Shining, è tornato al cinema per due giorni, nella versione integrale da 144 minuti, con alcune delle sequenze originali non mostrate nella versione cinematografica nuovamente doppiate in italiano. Non è la prima volta che le grandi catene di sale sul territorio nazionale propongono la limited release di grandi classici del cinema – attività per lo più relegata alle piccole realtà, dove questo genere di evento era oggetto di attenzione per la nicchia o per il dibattito – e la distribuzione di Shining in particolare ha premiato i promotori dell’iniziativa, con un’affluenza di pubblico inter generazionale.

Poter vedere questo classico dell’horror in un contesto come quello della grandi sale – tipiche delle catene – non solo illumina i cult con un ritorno di marketing eclissato dall’élite bistrattata dei cineforum, ma concede agli amanti del grande cinema un privilegio che altrimenti ci verrebbe precluso, ovvero sentirsi al cospetto di un prodotto divenuto leggenda come se fosse per la prima volta, esattamente come lo fu per i nostri genitori.

Va da sé che un prodotto come Shining, rilasciato in versione integrale, restaurata e in una sala con un maxischermo e un impianto audio come dio comanda, è il perfetto case study su cui intelaiare un’analisi che sia un approfondimento culturale da una parte e un raro plauso alle strategie di marketing delle grandi sale, che nel caso dei classici, riescono a restituire agli amanti del cinema l’esperienza collettiva che alcuni titoli rappresentano.

È come rivederli per la prima volta in assoluto

shining cinematown.it

Si spengono le luci, cala il silenzio. La steadycam è appesa all’elicottero che sorvola le Montagne Rocciose, pedinando un maggiolone giallo. Una sequenza vista, rivista e stravista – perché se Shining decidi di gustarlo al cinema, significa che l’hai già gustato almeno decine di volte – ed eppure la sensazione che ci assale è quella più inaspettata: lo stai vedendo per la prima volta in assoluto. La nitidezza delle immagini, la loro profondità di campo, l’onnipresenza di simmetrie e dettagli allagano i nostri occhi, ponendo un dilemma disarmante quanto esaltante: «ho davvero rinunciato a quest’esperienza per tutto questo tempo?».

Le leggende che contornano il significato nascosto di Shining sono oramai nozionistica basilare degli amanti di Kubrick, ma mai come di fronte ad un maxischermo, la cura nella regia – assoluta, mai veramente carpita o davvero apprezzata fino a quel momento in sala – risulta così evidente e quadrata e assolutamente mai sofista. Si colgono anzi in ogni angolo dello schermo quelle imperfezioni tecniche dovute alle tecnologie di fine anni ’70, che Kubrick ha elevato a quanto di più simile alla perfezione nell’esecuzione potesse esserci – ancor più che in Barry Lyndon – finendo inevitabilmente per farci amare ancor di più questo capolavoro della tecnica narrativa.

L’occhio orbita, non sta fermo un attimo, cerca finalmente di scorgere ogni dettaglio per gustarlo o scoprirlo per la prima volta ora che il formato di fruizione è così grande di fronte al nostro sguardo. La sorpresa ci coglie tutti, ed è dovuta all’esperienza che si sta vivendo, durante la quale non si sta solo godendo l’amore per un cult, ma lo si sta per la prima volta valutando per quel che è stato all’epoca della sua uscita. Distribuirli in sala è dunque l’unica opportunità per il pubblico di compiere lo studio dell’opera osservandola nel suo contesto naturale, come mai si era potuto, aprendo di fatto le porte alla scoperta di qualcosa di inestimabile anche all’ospite vergine che assiste la proiezione.

È il miglior modo per esporre più persone alla tradizione

shining cinematown.it

Sebbene la casa di produzione abbia realizzato una recente collana di Blu-Ray, intitolata Warner Bros Horror Maniacs e che include la versione integrale di Shining, le edizioni home video non potranno mai soddisfare una visione cinematografica tanto quanto soddisfano il collezionismo – anche se nel caso di questo capolavoro, non ci verrà mai concesso l’onore di vedere il raro montaggio finale venduto all’asta qualche mese fa – proprio perché un’esperienza collettiva vissuta in casa non corrisponde alla stessa esperienza vissuta in sala cinematografica. Condividere il risultato finale al cinema è lo scopo finale di ogni produzione ad alto budget o ad alto contenuto artistico, non solo per questioni economiche e di marketing.

Vivere l’esperienza in sala amplifica la percezione di ciò che si osserva e studia, consentendone un’assimilazione emotiva più profonda e una intellettuale più sofisticata, garantendo perfino una migliore fruizione dei capolavori amati nel corso degli anni. Si riunisce così la tradizione cinematografica collettiva alla riscoperta dei grandi cult, che riusciamo in questo modo a percepire e studiare meglio, essendo vergini dell’esperienza in sala. Questo, e un rafforzato da un senso di appartenenza tipico di questa pratica collettiva, è quanto è accaduto durante la visione in sala di Shining, dove ci si è ritrovati al solenne cospetto di un capolavoro che abbiamo sognato di vedere su grande schermo, condividendolo col resto del pubblico, formato dalla mescolanza di target.

Riaccese le luci si assiste ad una seconda meraviglia che completa il senso di quanto appena riscoperto, ovvero la composizione del pubblico, che per ovvi motivi non gremiva la sala, ma era numeroso oltre ogni aspettativa. Studenti delle superiori, universitari, adulti che già gustarono Shining al cinema nel 1980 si amalgamavano ad una ristretta cerchia di accompagnatori che hanno avuto la fortuna di vedere il film per la prima volta proprio lì, durante una distribuzione limitata, dimostrando un’approvazione unanime di quanto appena visto. Un evento che rafforza la tradizione e può solo incoraggiare gli esercenti ad investire in queste riscoperte, poiché i grandi classici del cinema stanno alla sala come quelli della letteratura stanno alla carta stampata: per apprezzarli davvero hanno bisogno del giusto supporto. Il risultato, come dimostra Shining, è solo positivo e accontenta tutti.

LEGGI ANCHE: Le polaroid dimenticate dal set di “Shining” di Stanley Kubrick