Le indecenti condizioni di lavoro nell’industria dello spettacolo statunitense rivelate grazie alla battaglia di #PayUpHollywood

#PayUpHollywood nasce per migliorare le condizioni salariali e di lavoro degli assistenti del settore dell’intrattenimento statunitense.


Avete visto Il Prezzo di Hollywood? no? dopo questo articolo vi consigliamo di dargli un’occhiata. Il film tratta di un argomento che, secondo gli ultimi aggiornamenti, potrebbe risultare più attuale di quello che pensiamo: lo stress dei dipendenti dell’industria dello spettacolo. “Mannò, figurarsi, stress? vivono a Hollywood, lavorano con grandi artisti, guadagnano bene… quale stress??” e invece, circa uno su quattro assistenti ha affermato che le condizioni di lavoro dell’industria dell’intrattenimento lo hanno spinto ad utilizzare un grande quantitativo di droghe, alcool e altre sostanze. Non è dunque tutto oro quel che luccica, la meravigliosa e patinata facciata Hollywoodiana non garantisce una retribuzione adeguata ai giovani assistenti che sono costretti a dover fronteggiare costi di vita molto elevati nella città californiana; oltre a ciò, gli assistenti lamentano il fatto che le pressioni sul lavoro pesino enormemente sulla salute mentale di molti di loro e li rendano estremamente vulnerabili. È ciò di cui si sta occupando #PayUpHollywood.

Secondo il sondaggio di #PayUpHollywood, che ha esaminato assistenti di studi, agenzie e società di produzione, il 93% degli assistenti ha riferito che il proprio lavoro li ha portati ad avere un aumento dell’ansia, mentre il 66% ha affermato di soffrire di depressione. Alcuni risultati dell’indagine indicano anche differenze di genere e di razza nel settore (circa il 70% degli assistenti intervistati erano donne, in contrasto con i vertici del settore e quasi l’80% era bianco). Il sondaggio rivela però altri dettagli sconcertanti, ben 104 assistenti hanno affermato che un capo o un supervisore ha lanciato loro oggetti sul luogo di lavoro (molto spesso si trattava di una pinzatrice, very Hollywood style, no?). Un aspetto altrettanto preoccupante è che più della metà dei dipendenti si sia sentita in ansia nel riferire violazioni sul posto di lavoro per paura di essere licenziata o prendere opportunità future.

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Al centro della lotta di #PayUpHollywood vi è anche il problema delle retribuzioni; il sondaggio ha rivelato come il 64% degli intervistati venga pagato meno di $50.000 mentre l’11% guadagni meno di 30.000 dollari all’anno. La co-fondatrice di #PayUpHollywood, Liz Alper, ha dichiarato che, dato l’attuale costo della vita a Los Angeles, un assistente dovrebbe essere pagato almeno $53,600 al netto delle tasse, per non essere gravato dall’affitto che comprende almeno il 40% delle entrate; non sorprende dunque che il 90% degli assistenti che hanno partecipato al sondaggio abbia dichiarato di essere gravato dagli affitti.

“Ciò che i dati mostrano è che, nonostante i profitti record registrati dagli studi quest’anno, l’industria dell’intrattenimento si rifiuta di pagare uno stipendio decoroso agli assistenti” ha dichiarato Alper. “Il Paywall messo in atto è molto alto. Non considerando coloro che provengono da famiglie benestanti o privilegiate, il 67% degli assistenti deve trovare un secondo lavoro per permettersi di continuare a lavorare nel settore dell’intrattenimento e il 52% degli assistenti deve chiedere aiuto economico alle proprie famiglie per non morire di fame. Questa dovrebbe essere una sveglia per tutti noi, che dobbiamo alzarci in piedi e dire che non è giusto, non è accettabile; è necessario un cambiamento”.

hollywood #payuphollywood - cinematown.it
Le ex assistenti e fondatrici di #PayUpHollywood Deirdre Mangan e Liz Alper. La loro campagna nasce per migliorare le condizioni salariali e di lavoro degli assistenti del settore.

Una delle preoccupazioni maggiori degli assistenti è la mobilità professionale a Hollywood; molti di loro ritengono di non avere la possibilità di essere promossi e di non aver trovato “alcuna carota, dopo il bastone“. I risultati del sondaggio indicano che tali preoccupazioni potrebbero essere fondate: circa il 40% degli intervistati ha lavorato come assistente per 1-3 anni, tipico periodo di tempo in cui ci si può aspettare di rimanere in una posizione entry-level; il 20% degli aderenti al sondaggio ha lavorato nel settore per più di 5 anni e il 27% rimane assistente per più di cinque anni, sperando che si avveri l’equazione secondo cui una lunga carriera come assistente a Hollywood offra un trampolino di lancio verso una carriera di alto livello nel settore. La stragrande maggioranza degli assistenti che hanno partecipato al sondaggio aveva un età compresa tra i 25 e il 34 anni e circa un quarto aveva tra i 18 e il 24 anni, due delle fasce di età più frequenti in questo settore; 95 intervistati però erano tra i 35 e i 44 anni e undici di loro avevano tra i 45 e i 55 anni, evidenziando così un potenziale problema di mobilità per gli assistenti nel mondo dell’intrattenimento.

Ma la storia dell’orrore che #PayUpHollywood ha raccontato a tutti noi sognatori della celluloide d’oltre oceano non finisce qui, insomma, qualcuno ci direbbe che “potrebbe essere peggio, potrebbe piovere”, e infatti, scrosciante come sempre, una pioggia di percentuali che non avremmo mai voluto sentire:

il 40% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di lavorare tra le 50 e le 60 ore settimanali e un 15% ha riferito di lavorare più di 60 ore a settimana. Più della metà degli intervistati ha dichiarato di non aver ricevuto straordinari e di non aver chiesto rimborsi per paura di ripercussioni negative. Il 7.27% di coloro che hanno partecipato al sondaggio ha riferito come l’assistenza all’infanzia sia una delle attività che più spesso è stata richiesta loro, attività che ovviamente va ben oltre la funzione di assistente. Un intervistato su cinque ha dichiarato di non sentirsi a proprio agio a lasciare la propria scrivania per andare in bagno al lavoro. Infine, il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver svolto commissioni personali per i propri datori di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo.

#PayUpHollywood si pone dunque al fianco del movimento #MeToo e combatte per ottenere migliori condizioni per i dipendenti del settore dell’intrattenimento, ci riuscirà?

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