Il nono giorno è arrivato. La quarantena fila piuttosto liscia, col tempo che passa e l’abitudine che ha già preso piede nelle nostre vite. Il Coronaviurs, ad oggi, ha fatto 1809 deceduti a fronte di 20603 positivi. La situazione è delicata, ma le azioni del Governo, sebbene opposizioni e alcune classi sociali stiano aspramente criticando, hanno stabilizzato la situazione in modo efficace. Alcuni aggiornamenti ci sono arrivati dallo stesso Burioni a Che tempo che fa, che ha raccontato le nuove scoperte fatte sulla malattia. Una settimana che inizia in trincea, ma dalla quale si riesce a vedere un cielo sempre più limpido, e per coloro che hanno il coraggio di guardare oltre il bordo, si intravede quasi l’orizzonte. In una situazione così profondamente umana e solidale, il film da quarantena che dà il via alla settimana non poteva che essere un capolavoro della fantascienza, con al centro gli enormi dubbi dell’esistenza.

Disponibile su Netflix nella versione Final Cut, Blade Runner, non è solo un ottimo film da quarantena, un capolavoro estetico o un’icona pop: è di fatto un trattato sull’esistenza, quella umana in particolare, che si pone il dilemma fondamentale che tutti affrontiamo a più riprese durante le epoche, ossia il diritto alla vita. In un momento come questo, in cui stiamo riscoprendo cosa significa stare assieme, anche se lontani, e l’unica scelta è quella di osservare le regole, ecco che le riflessioni che pone Blade Runner sono perfette, non solo per accendere la discussione, ma per porsi le giuste domande alle quali dare una risposta in vista della fine della crisi. Siamo tutti esseri viventi, è davvero così difficile ritenere degni di parità di trattamento anche coloro che riteniamo diversi – e nei casi peggiori – inferiori?

Forse non basta un’emergenza come il Coronavirus e un film da quarantena come Blade Runner per scuotere a sufficienza gli animi, ma sono sicuramente dei punti di partenza eccellenti. Come ogni cittadino italiano, anche i malati di COVID-19 si sentono attaccati al diritto alla vita, sarebbe il caso di capire che un giorno la crisi sanitaria finirà e che questo ragionamento, che oggi riteniamo sacrosanto, dovremo applicarlo anche a coloro che con tanta superficialità vogliamo tener lontani dai nostri confini, così vivi solo sulle cartine geografiche, ma così irrilevanti per chi ha solo bisogno di un passo per valicarlo e mettersi in salvo… o per un virus se vuole annientarci. Una riflessione di parte se vogliamo, ma alla fine, come il protagonista implicito del film da quarantena, anche noi dobbiamo riflettere su una cosa semplice e basilare:

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

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