#IoRestoACasa: il film da quarantena che frena la nostra voglia di delinquere

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Il film da quarantena numero tredici è un capolavoro di Steven Spielberg, su come si ottiene di più al servizio della comunità, anziché danneggiandola.


Com’era prevedibile, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha anticipato quella che diventerà una proroga ufficiale al Decreto 8 marzo. Le scuole, le attività commerciali e sicuramente anche le attività domestiche dei cittadini dovranno essere mantenute allo stato attuale di quarantena, ben oltre il 3 aprile. Un male? Sicuramente per l’economia, ma per noi italiani che stiamo imparando a conviverci, diventa solo una sfida in più da dover superare – tra l’altro, il numero dei denunciati per non aver rispettato il decreto ha superato quello dei contagiati ufficiali, mettiamoci una mano sulla coscienza. Al nostro fianco troveremo anche l’Esercito Italiano, che in alcune zone da dover tenere più sotto controllo ha già portato il suo stendardo. A quale film da quarantena affidare la tredicesima giornata di lotta al Coronavirus? Quello che parla di un uomo in costante fuga, che ha dovuto per forza collaborare con la legge.

Presente sul catalogo Netflix, Prova a prendermi è uno dei migliori film in assoluto di Steven Spielberg, se non addirittura il più particolare. Racconta la vera storia – seppur meravigliosamente romanzata – di Frank William Abagnale Jr., interpretato da Leonardo DiCaprio, il miglior falsario del cinema e tra i più furbi mai apparsi negli Stati Uniti. A dargli la caccia è un tarchiatissimo Carl Hanratty – Tom Hanks – che nel corso di una caccia durata anni ha potuto stringere con la sua preda un rapporto speciale, molto simile a quello tra Lupin e Zenigata. Il protagonista del film da quarantena numero tredici è un vero genio della truffa, che riesce a diventare chiunque, comprare qualsiasi cosa e farla sempre franca, sebbene non sia nemmeno maggiorenne.

Dove Prova a prendermi diventa un film da quarantena adattissimo per i nostri consigli è nel risvolto drammatico della vita di Frank. Scappa in continuazione, come se la legge fosse una medicina amara da dare a un bambino, ma alla fine la legge riesce batterlo al suo stesso gioco. Voglia di fuggire che non lo abbandona nemmeno quando una volta diventato collaboratore di giustizia prova un’ultima fuga solo per capriccio, per poi tornare in ufficio il giorno dopo, perché non c’era più nessuno ad inseguirlo. L’esempio di Abagnale è perfetto per capire come anche noi, che la fuga dalle regole ce l’abbiamo nel sangue, otteniamo di più mettendoci al servizio della comunità, piuttosto che danneggiandola. Un dialogo tra tutti fa capire il senso di tutto questo:

Carl: Ti lascerò volare stasera, Frank. Non proverò neanche a fermarti, perché so che lunedì sarai al lavoro.
Frank: Ah sì? E come fai a saperlo?
Carl: Guarda, Frank. Nessuno ti dà la caccia.

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