Stephen King su Woody Allen: «è l’ennesimo ad essere imbavagliato, sono spaventato»

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La decisione di Hachette di non pubblicare Apropos of nothing, libro di Woody Allen, ha turbato Stephen King, sensibile alla censura dilagante.


Il caso venutosi a creare attorno all’uscita del libro di Woody Allen, Apropos of nothing, edito da Hachette che ne ha cancellato l’uscita dopo il boicottaggio dei suoi dipendenti, è oramai tristemente nota. Mentre la comunità letteraria e quella cinematografica stanno reagendo a favore o a sfavore della decisione della casa editrice, un personaggio in particolare si è schierato con Woody Allen, il pluripremiato e pluri adattato al cinema Stephen King, che attraverso Twitter ha espresso la sua inquietudine:

La decisione di Hachette di abbandonare il libro di Woody Allen mi mette molto a disagio. Non per lui, non me ne frega nulla di Mr. Allen, è che si tratta dell’ennesima persona a cui viene messa una museruola. È questo ad inquietarmi.

L’essenza della sua argomentazione è abbastanza ovvia e quanto mai realistica. Indipendentemente dalla posizione che una persona decide di prendere o meno nei confronti di Woody Allen, il #MeToo o perfino personaggi castrati dai media come Kevin Spacey, ciò che continua ad accadere è una vera e propria censura, che non permette ad entrambe le parti coinvolte di essere adeguatamente ascoltate. La questione sollevata da Stephen King va quindi oltre Apropos of nothing, che doveva essere un tuffo profondo nella vita professionale e privata del regista.

In precedenza, Hachette aveva dichiarato che la scelta dell’azienda di cancellare l’uscita di Apropos of nothing è stata presa per tutelare tutte le voci coinvolte. Si è inoltre dichiarata dalla parte delle storie stimolanti, che non vengono accantonate tanto alla leggera, ma tant’è che esattamente come nel caso di Amazon, anche Hachette ha deliberatamente scelto di non rispettare un contratto stipulato con Woody Allen, che come al solito dovrà consolarsi con la tutela culturale in pratica in Italia, che già nel caso di A rainy day in New York aveva scelto di rilasciare l’opera del regista. Che abbia ragione Stephen King? Sì, e lo sappiamo dallo scoppio dello scandalo Weinstein.

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