Viaggio nel cinema coreano: dieci titoli per conoscere questa cinematografia in ascesa

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In occasione del successo mondiale di Parasite, l’attenzione dei cinefili si è spostato nuovamente sul cinema coreano e sui migliori film prodotti in Corea.


In occasione dell’ultima edizione dei Premi Oscar è stata fatta la storia. Parasite di Bong Joon-ho è stato il primo film straniero di sempre a trionfare nelle categorie principali (Miglior Film, Miglior Film Straniero, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Regia) nonchè il primo titolo sud-coreano ad essere premiato agli Academy Awards. Nel caso in cui abbiate visto Parasite e vogliate approfondire le vostre conoscenze sul cinema coreano, ecco a voi la lista con i 10 progetti più emblematici ed imperdibili. Ovviamente, ci rendiamo conto che è impossibile racchiudere l’intero cinema coreano in soli dieci film, dal momento che ogni industria nazionale è quanto mai variegata e ricca di progetti sperimentali ed ufficiali. Compiamo insieme questo piccolo viaggio nel cinema coreano.

Two Sisters (Kim Jee-woon)

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Per esprimere il concetto base di molti film sud-coreani, basterebbe dire che i traumi del passato, spesso, investono il tempo presente, dando vita ad una struttura narrativa in grado di collassare l’esistenza dei personaggi protagonisti del racconto. Tale idea vale per Two Sisters, capolavoro horror di Kim Jee-woon. I traumi che il progetto racconta provengono da una leggenda del folklore coreano di circa 500 anni fa. Gli abusi viscerali di una madre adottiva sulla figlia si trasformano in sangue e in un twist finale che terrorizza anche i meno impressionabili. Qualora abbiate tempo e nessuna paura, tuffatevi in questo bagno di orrore!

La Trilogia della Vendetta (Park Chan-wook)

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Ci prendiamo una piccola licenza e inseriamo la Trilogia della Vendetta di Park che, in realtà, ruota attorno a tre film accomunati dalla tematica della vendetta, appunto, e che rappresentano un sunto perfetto del cinema coreano. Mr Vendetta, Oldboy e Lady Vendetta hanno posto il regista sotto la lente dell’interesse della comunità cinefila globale. Si tratta di tre lavori melodrammatici, estremamente violenti e sofisticati sul versante estetico.

Nel primo film, un padre è ossessionato dall’idea di trovare l’uomo sordo e muto che ha ucciso la figlia. Oldboy, invece, racconta la storia di un uomo che è stato imprigionato per ben 15 anni e poi rilasciato senza alcun motivo nè spiegazione. Lady Vendetta, infine, è il più controverso a livello morale ed è incentrato su una donna condannata ingiustamente per aver ucciso un bambino. Ovviamente, al termine della detenzione, la donna si darà da fare per trovare vendetta. Alla fine di ciascuno di questi tre titoli, avrete bisogno di una doccia fredda per riprendervi.

Train to Busan (Yeon Sang-ho)

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Quale periodo migliore di questo per riscoprire Train to Busan? Il film racconta la diffusione di un misterioso virus che colpisce la popolazione e trasforma gli esseri umani in zombie. Il titolo di Yeon riesce ad umiliare la maggior parte dei film di zombie realizzati negli Stati Uniti e, allo stesso tempo, contiene un retrogusto drammatico che non vi lascerà indifferenti. Non dimenticate mai di stabilire forti legami affettivi e ricordate di evitare di sottovalutare i vostri parenti perchè, in caso di fine del mondo, vi pentirete amaramente di tutte le cose che non siete mai stati in grado di fare.

Poetry (Lee Chang-dong)

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Non guardate Poetry qualora non siate disposti a versare le vostre lacrime ma, badate bene, il film di Lee Chang-dong è tutt’altro che ricattatorio o pop. La protagonista del progetto è Yoon Jeong-hee, una donna amante della poesia che si trova a vivere diversi traumi. Innanzitutto, la donna soffre di Sindrome di Alzheimer. Per quanto riguarda le altre difficoltà, per adesso, è bene non rivelare nulla. Comunque, ciò che conta è che questo film del cinema coreano si avvicina molto a Mother di Bong Joon-ho e ha un’estrema capacità di creare bellezza a partire dagli oggetti più semplici che popolano la nostra quotidianità.

Memories of Murder (Bong Joon-ho)

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Se il genere più battuto e redditizio negli Stati Uniti è quello dei supereroi, si può affermare che quello più ammirato nel cinema coreano sia il crime-thriller. Memories of Murder somiglia tantissimo a Zodiac di David Fincher (anche se sarebbe più corretto dire il contrario, considerando l’anno di realizzazione e distribuzione) e rappresenta un viaggio nella Corea contemporanea, sconvolta da una serie di omicidi compiuti da un killer senza identità.

Il cast è ai massimi livelli e gli omicidi finiscono per riflettersi sul corso della storia nazionale e cittadina, finendo per parlare delle responsabilità delle istituzioni in un Paese a lungo represse da un regime totalitario. Il genere, poi, non fa altro che rendere il racconto ancora più avvincente e il finale privo di risposte è la degna conclusione di questa giostra oscura e priva di speranza.

Burning (Lee Chang-dong)

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Il film è tratto dal racconto Granai incendiati di Murakami Haruki e, a metà tra dramma e mistero, racconta la storia di un detective alle prese con l’investigazione su una giovane coppia. Nel corso della narrazione, il film diventerà sempre più ossessivo e paranoico, sfiorando più e più volte la verità. Il progetto è un enigma, in cui la soluzione è plurima o, probabilmente, inesistente, una contorta macchinazione che accumula menzogne su menzogne per poi girare a vuoto. Burning, quindi, non racconta soltanto una storia ben precisa ma riflette la complessità di un presente di difficile lettura.

Snowpiercer (Bong Joon-ho)

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A rigore, Snowpiercer rappresenta il debutto di Bong Joon-ho nel mondo del cinema americano. Un cast di primissimo livello (comprendente i nomi di Tilda Swinton, John Hurt, Ed Harris, Cris Evans, Octavia Spencer e Jamie Bell) accompagna lo spettatore in questo viaggio su un convoglio ferroviario che ospita gli ultimi sopravvissuti ad una glaciazione che ha investito l’intero pianeta. Il racconto è davvero terribile e porta in scena una guerra permanente tra poveri, impossibilitati a raggiungere i vagoni di testa del treno, abitati dalle classi più abbienti. Come al solito, il lavoro sull’estetica è straordinario e la forza della narrazione vi colpirà come un tornado.

Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera (Kim Ki-duk)

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Prima che fosse soggetto ad accuse di abusi sessuali mai provati, Kim Ki-duk è stato il regista di punta della nouvelle vague sud-coreana, autore di titoli in grado di ondeggiare tra lo scandalo, l’orrore e la contemplazione meditativa. Il film citato in questa lista appartiene alla seconda categoria e racconta la storia di un maestro buddista mentre osserva il suo giovane allievo relazionarsi con il mondo esterno. Le stagioni trascorrono e non fanno altro che confermare l’idea buddista secondo cui le età e il tempo siano mere illusioni. In accordo con il pessimismo di fondo di Kim, il tempo continua ad essere una mera reiterazione di gesti già compiuti.

Right now, Wrong then (Hong Sang-soo)

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Cosa succederebbe se potessimo vivere la stessa situazione più e più volte? Il regista Ham Sung arriva a Suwon un giorno prima rispetto alla proiezione di un suo film. La giornata libera gli offre la possibilità di conoscere Hee-jung, una giovane pittrice. I due trascorreranno molto tempo insieme ma quando lui rivela a lei di essere sposato, Hee non vorrà più vederlo. La seconda parte del film, invece, racconta la stessa storia ma muta completamente gli atteggiamenti dei protagonisti. Lui racconta la verità fin dall’inizio e lei è molto più malinconica e nostalgica. L’esito dell’incontro cambierà?

I Saw the Devil (Kim Jee-woon)

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Dopo aver vissuto in diretta telefonica la morte della sua ragazza per mano di un serial killer, un agente speciale si dedica ad un’efferata caccia all’assassino senza esclusione di colpi, con l’intento di infliggergli gli stessi soprusi patiti dalle sue vittime. Al momento dell’uscita di questo film, il cinema sud-coreano è già ben affermato e, quindi, i suoi autori possono permettersi derive esagerate e al grand-guignol come questa. Qualora i vostri stomaci siano deboli, vi sconsigliamo la visione del film. Viceversa, se volete vivere sulla vostra pelle un’intensa caccia in stile Il silenzio degli innocenti, non potete augurarvi di trovare nulla di migliore.

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