#IoRestoACasa: il film da quarantena che meglio raffigura lo zoo domestico umano

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Il film da quarantena di oggi, autentico esercizio filosofico, realizza un ritratto umano del confronto tra mentalità diverse ma fondamentalmente uguali.


La quarantena ci avrà anche messo a dura prova per quel che riguarda la convivenza domestica, ma a ben pensarci, non ha comunque nulla a che vedere con quelle uniche situazioni di confronto tra realtà familiari diverse, combattute in un ambiente domestico. I soggetti che si confrontano e scontrano diventano l’incarnazione di diverse scuole di pensiero, quasi come un’allegoria politica o filosofica. Situazioni solo apparentemente controllate che si verificano in momenti più o meno formali, dal momento che basterebbe avere dei semplici ospiti in casa. Il film da quarantena di oggi, sapientemente tratto da un’opera teatrale e disponibile su Infinity, rappresenta proprio questo tipo di esperimento, con conseguenze fuori dal nostro controllo.

Con alla base due – o meglio, quattro, come si scopre in fretta – mentalità diversi sull’educazione dei figli, Carnage ha permesso a Roman Polanski di dilettarsi con un cast plastico di primo livello, che formano due coppie e quattro modi di vedere la vita, come delle incarnazioni delle diverse correnti filosofiche. C’è lo stakanovista capitalista che schifa il mondo, sposato con una donna solo apparentemente accondiscendente che in realtà disprezza la società, che si contrappongono a una seconda coppia, formata da radical chic incalliti, sebbene uno di loro sia intellettualmente più onesto arrivando ad ammettere un certo nichilismo.

Le dinamiche del film da quarantena che si vengono a creare sono esplosive, verosimili e incalzanti, passando di volta in volta a rimescolamenti di schieramenti: una volta si tratta del capitalismo contro il socialismo, un’altra della diplomazia contro la legge del più forte, un’altra ancora diventa una lotta di genere sessuale. Il cast assembrato per l’occasione non poteva essere più azzeccato (Christoph Waltz fa il capitalista stronzo, Kate Winslet la borghese, Jodie Foster la radical chic fondamentalista e John C. Reilly l’hippie che si gode la bambagia) e in una vorticosa danza eseguita per tutto il film all’interno dello stesso appartamento i ruoli si scambiano, la rabbia aumenta, lo spettacolo ci riempie gli occhi di quell’odio sociale sedimentato in ognuno di noi, mai veramente espresso.

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