#IoRestoACasa: il film da quarantena che spiega cosa significa essere sequestrati

rapimento e riscatto film da quarantena cinematown.it

A seguito della vicenda di Silvia Romano, il film da quarantena di oggi tratta l’argomento del sequestro e ne racconta le condizioni peggiori.


La vicenda legata a Silvia Romano ha dato la prova definitiva che nonostante il Coronavirus, le speranze per una società migliore sono da ritenersi ufficialmente sfumate – pur essendo flebili in partenza. A nulla servono gli inviti a riflettere su ciò che si sta per commentare sui social o se Romano fosse stata nostra figlia: l’utente medio – stranamente angosciato della sua mezza età – la prende di mira e le scaraventa addosso contenuti beceri che la politica e il complottismo non erano ancora riusciti a fargli scoprire. Il film da quarantena di oggi casca a fagiolo in una situazione che richiede un piccolo esempio, seppur drammatizzato, di cosa significhi sia essere sequestrati, sia essere parenti della vittima. Si trova su Infinity e si intitola Rapimento e Riscatto.

Diretto da Taylor Hackford – lo stesso de L’Avvocato del Diavolo e Ray – il film vede al centro della vicenda un ingegnere che viene sequestrato dagli estremisti in una remota località del Sudamerica, mentre sta costruendo una diga per aiutare la popolazione contro le inondazioni. Viene richiesto un riscatto gigantesco ed è solo grazie all’intervento di Russell Crowe che i negoziati riescono ad andare avanti fino al giorno critico in cui l’ostaggio tenta la fuga e se ne sospetta la morte. Ovviamente il film da quarantena finisce bene e al di là della sottotrama romantica, Rapimento e Riscatto restituisce un’immagine cruda e cruenta delle condizioni psicofisiche in cui i sequestrati sono costretti.

Se ad alcuni questo ragionamento può far pensare che a Silvia Romano sia andata meglio, consigliamo di considerare la cosa dal lato opposto, ossia che poteva andarle peggio ma che non per questo vada considerata fortunata. Segregazione, perdita di contatto con la realtà, disorientamento conducono i sequestrati a sviluppare forme mentali inette pur di sopravvivere e in buona parte dei casi non è nemmeno la speranza di essere restituiti alla famiglia a fare da ancora di salvezza quanto il puro istinto di sopravvivenza.

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