Oprah Winfrey apre il dibattito costruttivo: Where Do We Go From Here? getta le basi per il post George Floyd

In un periodo in cui le correnti rischiano di finire di nuovo nel caos, la conduttrice ha portato avanti un dialogo costruttivo che pone le basi per la ripartenza dopo il caso George Floyd.
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In un periodo in cui le correnti rischiano di finire nel caos, Oprah Winfrey ha creato un dialogo costruttivo che pone le basi per il post George Floyd.


Oprah Winfrey ha intrattenuto una conversazione aperta con artisti e attivisti neri per determinare come l’America possa fare la differenza nello sradicare la disuguaglianza sistemica e il razzismo. La conversazione, intitolata Where Do We Go From Here?, è durata due notti ed è stata intrattenuta da Oprah Winfrey, la regista Ava DuVernay, l’ex rappresentante degli Stati Uniti Stacey Abrams, l’attore David Oyelowo e il sindaco di Atlanta Keisha Lance Bottoms. Le conversazioni approfondite sono state moderate dalla conduttrice e mirano a offrire spunti e piani concreti per rispondere alle domande che il paese deve affrontare quali cosa conta adesso? cosa conterà dopo? e appunto Where do We Go from Here?

Quando ha dato il via alla loro seconda conversazione, Oprah Winfrey ha riconosciuto che gli Stati Uniti sono ad un momento di resa dei conti, aggiungendo che il razzismo sistemico è radicato nella psiche e nell’anima dell’America. La domanda centrale della discussione è stata “Faremo, in questo momento, meglio?”. La conduttrice ha quindi focalizzato l’attenzione sul termine “privilegio” e su come questo momento storico abbia reso difficile per molti accettare il termine perché può essere associato a “ricchezza”, motivo per cui Oprah Winfrey ha suggerito che un sinonimo più corretto potrebbe essere “vantaggio”.

Durante Where Do We Go From Here? la professoressa e autrice Jennifer Eberhardt ha quindi offerto un’altra interpretazione del privilegio, spiegando che è già problematico che ai bianchi non venga insegnato a vedere il colore. Ha notato che i ricercatori hanno dimostrato che quando i bambini bianchi raggiungono i dieci anni, non dovrebbero parlare di razza. Questo perché secondo Eberhardt i paraocchi sono offerti agli americani bianchi come un modo per combattere l’ingiustizia, ma in realtà promuove l’ingiustizia: quando l’obiettivo è non vedere il colore, i bambini non vedono discriminazioni. Dal canto suo invece, sebbene abbia affrontato l’ingiustizia razziale nei suoi progetti, Ava DuVernay ha ammesso che l’immagine di Floyd l’ha sconvolta perché poteva vedere chiaramente entrambi i volti della vittima e dell’assassino inquadrati nello stesso campo:

Riesco a vedere chiaramente quell’ufficiale e questo mi ha portata a pensare che di solito questo non succede. Di solito l’ufficiale è dietro la telecamera. Solo vedere il volto di quell’agente e conoscere il nome di quell’agente, solo testimoniare chi era e cosa stava facendo è qualcosa che è mancato fino a oggi. Gli artisti devono impegnarsi in un cambiamento narrativo e descrivere storie che impediranno al pubblico di avere un punto di vista incompleto sulle vicende.

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