Kareem Abdul-Jabbar su Via col Vento: «bannarlo sarebbe un errore, va invece spiegato alle persone»

L'ex cestista ha preso posizione per difendere il capolavoro di Fleming, che più che una rimozione, ha appunto bisogno di una guida alla lettura.
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L’ex cestista Kareem Abdul-Jabbar ha voluto dare il suo contributo nella tutela di Via col Vento, analizzando il problema da un punto di vista artistico.


La rimozione temporanea di Via col Vento dal catalogo di HBO Max ha causato non pochi strascichi nell’opinione pubblica. Da una parte, i più accaniti sostenitori del Black Lives Matter che hanno esultato – e anche protestato, richiedendo una rimozione definitiva del film – dall’altra chi invece ha intravisto nella questione una minaccia per l’integrità della settima arte e di un capolavoro come Via col Vento in particolare. Nel mezzo, c’è stata la realtà dei fatti, che corrisponde alla sapiente gestione del problema da parte di HBO Max, che intende riproporre presto il titolo in catalogo corollato però da una guida alla lettura.

A dare la sua approfondita opinione in merito è stato Kareem Abdul-Jabbar, ex cestista afroamericano che ha fatto la storia dell’NBA, che su THR ha potuto dar voce ai suoi pensieri sull’argomento. Da una parte, come ha ricordato John Ridley sul Los Angeles Times, Via col Vento è una celebrazione della Confederazione, quindi un travisamento piuttosto schietto della cultura violenta, razzista e schiavista dei sudisti; dall’altra invece, ancora oggi si tratta di un film che come pochi prodotti nella storia dell’intrattenimento riescono a rispettare degli standard rigorosi come quelli applicati da Fleming. Il problema, come dice Kareem Abul-Jabbar, sta nella sensibilità degli americani:

“La domanda è se le opere d’arte debbano essere censurate o meno, indipendentemente da quanto siano offensive. Gli americani sono particolarmente sensibili a questo problema perché sappiamo che il modo più rapido per minare la democrazia è mettere a tacere una stampa libera. Abbiamo visto l’amministrazione Trump dare più volte la priorità alla stampa repubblicana, demonizzando i giornalisti ai raduni e diffondendo false voci su un giornalista dipinto come un assassino, pur di chiedere alla CNN di ritrattare e scusarsi per un sondaggio che mostra Trump ampiamente surclassato da Biden.

Una volta che iniziamo a mettere a tacere le voci, l’unica voce rimasta sarà quella che fa eco a quelle del potere. Dato l’attuale clima pubblico acceso di proteste diffuse contro la brutalità della polizia e il razzismo sistemico, nel caso di Via col Vento quello che si sta in realtà chiedendo a HBO Max è di tenere per un attimo da parte un racconto di gioie sulla schiavitù e di eroi razzisti. La maggior parte degli adulti di oggi è stata cresciuta con una dieta malsana di film e programmi TV orgogliosamente razzisti, misogini, omofobi e xenofobi.

Le donne erano sessualmente oggettificate e sembravano stupide quando cercavano di agire allo stesso modo degli uomini. I gay erano predatori o oggetti di ridicolo. La rappresentazione dei neri era generalmente tossicodipendente o addirittura inesistente. Ma dovremmo quindi chiedere il ban dei film di John Wayne o delle canzoni più sessiste dei Beatles? No. Ciò di cui abbiamo bisogno è un modo per presentare l’arte nel suo contesto storico in modo che le opere possano essere ancora fruibili e apprezzate per la loro fattura e non ammirate per i loro difetti culturali.

Il modo più semplice sarebbe quello di includere una spiegazione introduttiva – filmata o scritta – che spieghi che il lavoro contiene stereotipi razziali o di genere dannosi che all’epoca erano accettabili ma che ora sappiamo essere dannosi. Potrebbero anche essere forniti collegamenti a ulteriori discussioni e informazioni. Questa è la semplice base di ciò che dovremmo fare per sottolineare che questi stereotipi non sono più accettati. L’arte può informarci delle follie passate o può perpetuarle. I film come Via col Vento sono come i monumenti confederati: hanno un posto nella storia come manifestazioni e avvertimenti per la nostra ignoranza.”

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