di Stefano Grimaldi

(non è il solito biopic)

1888, Londra Vittoriana. La nebbia non è una coreografia naturale e basta, purtroppo è un’alleata del male. Un male invisibile e strisciante, silenzioso e feroce, che si aggira nei bassifondi laddove la vita non vale niente.

Il quartiere è malfamato, laido, corrotto, sordido. Una Gomorra europea di fine 800. Un labirinto mortale.

La polizia ha molto da fare. Cinque urla disumane di donne hanno terrorizzato la zona.

I rinvenimenti dei cadaveri sono disturbanti, mai visti, enigmatici, contornati da simbolismi inspiegabili; come altrettanto inspiegabile e raccapricciante è l’accanimento operato sui corpi delle 5 prostitute vittime di un assassino efferato e seriale.

Lui è un fantasma…sì è un lui…serve forza per scannare e sventrare in quel modo…e pure parecchia ne serve.

Si potrebbe andare avanti all’infinito con questa descrizione facendosi catturare dall’atmosfera, e dando libertà alla propria creatività descrittiva, come da qualche centennio si fa.

Questo episodio storico evergreen della criminalità, sulla cui risoluzione pare ci sia qualche certezza in più, non del tutto appoggiata però dagli studiosi del caso, lo rendono un soggetto cinematografico incredibilmente ricco e versatile, perfetto per fondere i generi del thriller, dell’horror e del poliziesco; unitamente alla rappresentazione interpretativa resa da almeno due Titani del cinema quali interpreti – sui generis– dei soggetti principali coinvolti nella vera vicenda. Ne parleremo fra poco.

Thriller/Giallo

L’ indagine per svelare l’identità dell’assassino, la suspense e la caccia al serial killer, in un’ ambientazione gotica e fosca, sono i tratti fondamentali della enigmatica trama.

Horror

La natura brutale e ritualistica degli omicidi, la distopia di quello schifoso suburbio, la paura, il torrente di sangue come sfondo al tutto, evocano un’atmosfera opprimente e da incubo.

Poliziesco

La polizia Metropolitana è tenuta a svolgere delle indagini indecifrabili, complicate, appannate e molto scomode; soprattutto politicamente dove interessi di potere, pregiudizi razziali, instabilità sociale ed efferatezza diventano tutte bombe a orologeria per la tenuta di una parte della città già fuori controllo e intollerabilmente bollente.

Ogni adattamento cinematografico visto, nella lunga antologia dedicata al caso, oltre a presentare sempre nuove teorie sulla identità del più famoso serial killer della storia, ci ha proposto due antagonisti del bene e del male. Ed eccoci al clou.

JACK THE RIPPER

Ian Holm, in “FROM HELL”, a mio avviso, ci offre una delle più inquietanti, spaventose e imbattibili interpretazioni dell’assassino dalla doppia vita, divisa fra ricerca medica estrema intrisa di satanismo, scienza, spiritualità e crudeltà sperimentale. E’ indimenticabile la forza immaginifica dei suoi occhi, in carrozza, verso il delitto…da rivedere e da brividi.

ISPETTORE FREDRICK ABBERLINE

Michael Caine, in un rara miniserie televisiva del 1988, intitolata La vera storia di Jack lo Squartatore è l’ispettore di polizia tragico, disilluso, alcolista ma intuitivo e soprattutto un uomo medio nel quale però, il senso di giustizia non si è ancora piegato alla disumanità imperante dell’epoca.

Due miti della recitazione, della settima arte, e del valore formativo teatrale d’alto rango britannico.

Due leggende del cinema capaci di incarnare, alla perfezione, l’umanità contro l’abisso.

Jack the Ripper, ancora è avvolto e protetto dalla sua nebbia; compagna ferale di una leggenda che si rifiuta di morire.