di STEFANO GRIMALDI
Questa non è – solo – la storia di un attore: è la mappa di un uomo che ha attraversato la frontiera, il successo, la caduta e se stesso, lasciando dietro di sé molte verità che il cinema non ha mai potuto addomesticare.
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“Ho un sacco di cicatrici, amico. Mia madre diceva che un uomo non è un uomo se non ha una cicatrice sul volto: è il segno di una battaglia che hai dovuto affrontare.”
Nik Nolte
Poi arriva questo ragazzone con l’aria della frontiera americana: un’aria che, come la frontiera, col tempo si sgualcirà, si indurirà, si farà storia. Un pezzo di storia del cinema.
UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE CREPE DEL VOLTO E DELL’ANIMA
Siamo nel 2002 quando una foto segnaletica di un ceffo dai capelli sparati, la camicia hawaiana e uno sguardo perso, fragile, forte, non comune però, fa il giro del mondo.
Solo dopo qualche secondo di incredulità arriva il sì! Cioè no! Non può essere…ma è lui ti dico!
Quel maledetto giorno (uno dei tanti) Nolte cade sul serio. Smette di essere una star monumentale. Smette di recitare quel dolore strisciante, nascosto così bene per così tanto tempo, per farlo uscire definitivamente.
IL GRANDE TORTO
Ne Il Principe delle Maree, Nolte, raggiunge se non il punto apicale della sua arte, certamente uno dei primi assoluti; fra i quali meraviglie come Sam Bowden in Cape Fear (remake di Scorsese) e una perla come Tenente Colonnello Gordon Tall in La sottile linea rossa del geniale Malick.
Insomma, quando le cose si fanno serie, il leone del Nebraska spacca lo schermo alla grandissima.
Dicevamo: ne Il Principe…Tom Wingo, è un uomo spezzato che non si puo’ concedere il lusso di mostrarsi tale; attraverso una recitazione dolorosa, ironica, fisica, ruvida, vulnerabile e celatamente dolcissima – dimostra di essere stato la scelta migliore che la direzione del casting poteva fare, ovvero Barbra Streisand, che del film è regista, produttrice e protagonista.
E’ un terremoto emotivo, in un film strutturato benissimo al fianco della leggendaria partner, una colonna sonora straziante e un finale geniale, romantico, unico e dannatamente nostalgico; laddove il dialogo con se stesso, fuori campo, diventa una poesia che tocca le corde più profonde.
Molti critici e storici del cinema ritengono che Nolte avrebbe dovuto vincere l’Oscar quell’anno seppur, al posto suo, un altrettanto titanico Anthony Hopkins vince con Il silenzio degli innocenti
Scelta sofferta: Hopkins disegna e riscrive la figura cinematografica del serial killer apparendo in scena per 16 minuti – Nolte regge quasi tutto il film sulle sue spalle, con una complessità psicologica vastissima e un metodo che probabilmente pesca nel suo io più abissale.
LE ORIGINI
Nolte dunque, un ragazzo del Nebraska, la frontiera dell’America che produce uomini spigolosi e taciturni e che, guarda il caso, ha dato i natali anche a un certo Marlon Brando, dopo aver abbandonato un futuro da giovane sportivo, scopre e crescerà nell’unico luogo che gli permetterà di esprimere tutto il suo fuoco interiore: il Teatro.
QUELLA VOCE DI GHIAIA
Il suo rapporto con la fragilità lo porterà inevitabilmente verso copioni nei quali sarà sempre più evidente la transizione da un cinema fisico, estetico e dinamico (indimenticabile ne Il Ricco e Il Povero – mini serie tv di enorme successo) a pellicole di padre fallibile, vecchio saggio ferito e uomo che ha troppo vissuto, che ne ha viste troppe, la cui voce iconica diventa un suo ulteriore marchio di fabbrica.
La recitazione è per lui un terreno nel quale, a suo stesso dire, si sentiva reale solo quando fingeva di essere qualcun altro.
Nolte, incarna un’intera geografia americana scritta sul suo volto segnato da rughe, sentieri interrotti che partono dalla frontiera attraverso i bicchieri scolati nei bar californiani fino ad oggi dove, nonostante tutto e tutti i suoi mostri, il vecchio leone del Nebraska ruggisce ancora – disincantato e ironico, magari anche attraverso alcune delle sue citazioni memorabili di una vita vissuta fino in fondo, senza sconti, soprattutto a se stesso
“Quando inizi a pensare alla morte più che al sesso, allora sai che stai invecchiando.”
N.N.
