(non è il solito biopic)

di Stefano Grimaldi

Sai come diceva quel tale…In Italia sotto i Borgia vi furono guerre, terrore, omicidi, carneficine ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento…in Svizzera non ci fu che amore fraterno…ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace che ne è venuto fuori?

L’ orologio a cucù.”

dal Film IL TERZO UOMO

Orson Welles, cineasta rivoluzionario e geniale di levatura storica, ha saputo incarnare un caleidoscopio di talenti cinematografici e teatrali come nessuno probabilmente, prima o dopo di lui.

Forse, non tutti i cinema-lovers, sono al corrente del fatto che egli firmò a 25 anni quella pellicola capolavoro osannata dalla critica e ancora oggi considerata da molte fonti autorevoli il film perfetto. Quarto Potere, al secolo Citizen Kane,

Questo Titano dell’immaginazione entrava di prepotenza nella storia della settima arte.

Ecco che mistero, ombre, prese di campo da angolazioni mai provate, chiaro scuri inquietanti, personaggi improbabili o misteriosi, danze, favole inserite nella sceneggiatura (La Rana e Lo Scorpione di Mr. Arkadin), musiche complici di atmosfere emotive, composizioni visive, set e scenografie ad alta suggestione; concorrevano alla formazione di un prodotto completo di tutti gli ingredienti che un’opera d’arte evoca.

Non erano “solo” film.

E’ stato un outsider che volava al di sopra del cinema.

Infernale Quinlan, Mr. Arkadin, Il terzo Uomo, Otello, Falstaff. Sono alcuni dei ritratti personalizzati, e mai visti in precedenza , almeno così, di protagonisti non perfettamente chiari o definibili, piuttosto sordidi, contraddittori, tragici, misteriosi, border line ma con una morale, seppur difficile da digerire nel suo utile cinismo (“ a modo suo…era un grande poliziotto – L’Infernale Quinlan”). Sempre disegnati da chiaro-scuri simili alle luci ed ombre che amava usare nelle riprese. Sequenze che, come nel caso della scena d’introduzione dell’ Infernale Quinlan, vanno a posizionarsi nell’Olimpo delle evoluzioni registiche e delle inquadrature impossibili; 3 minuti e 20 di interminabile piano sequenza senza stacchi. Una ripresa fluida e ipnotica che costringe lo spettatore a domandarsi quando e come arriverà il taglio della macchina da presa in mano a Orson.

Dall’uso della Gru telescopica alle comparse, dalle luci alle ombre, dai suoni agli attori, tutto interagisce in modo perfetto. Cani che abbaiano in scena compresi.

Un ouverture preludio di futura suspense, tensione crescente, coreografia, intrigo e “noir sporco”.

Le sue Opere restano fra le più studiate nelle scuole di Cinema nel mondo.

Chissà quanti film aveva ancora in mente.

Ma Hollywood, che lo ostracizzò presto, perse invece e in eterno la sfida che credeva di aver vinto, contro uno dei suoi più grandi creativi e iconici talenti,

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