STEFANO GRIMALDI
“Se porti il pubblico in una stanza buia e gli sussurri che c’è qualcosa di terribile nell’angolo, la sua immaginazione creerà un mostro molto più spaventoso di qualunque truccatore possa mai fabbricare.”
Scena tipica:
Una donna cammina di notte, convinta di essere seguita da una donna-leopardo. La tensione sale, il silenzio è assoluto, finché un rumore improvviso e violento squarcia l’aria. Non è il mostro, ma i freni di un autobus che si ferma…
Val Lewton è stato quell’uomo capace di spingere il pubblico cinematografico in un mondo fatto di nebbia, paure ancestrali, rumori, tenebre.
Tutto ciò che è immaginazione, impalpabilità, immaterialità.
Un luogo oscuro dove il budget dei produttori non serve. Ma detta legge una creatività rara fatta di spaventi sepolti nella memoria antica e primordiali, di atmosfere claustrofobiche.
Proprio Lui, che da produttore avrebbe dovuto ribaltare l’ordine e l’importanza dei fattori economici.
Invece era un esteta visionario così carismatico da farsi seguire senza indugio perfino da registi eccellenti dell’epoca come ad esempio da quel Jacques Tourneur direttore de “Il bacio della Pantera” (1942) – vero capolavoro del genere Horror psicologico fatto di sequenze iconiche (scena della piscina) dove l’orrore – mai mostrato – terrorizza parecchio di più strisciando fra luci, ombre, sonorità, astrazioni, ansia, panico.
Tutti ingredienti che non temono il budget ridotto…se solo sai dove mettere le mani; come usare l’illuminazione espressionista ovvero lo stile visivo nato nel cinema tedesco negli anni ’20 caratterizzato da un uso della luce non realistico, drammatico e simbolico, visto dall’ottica del personaggio, per poter sopperire alla povertà delle scenografie.
Ecco che anche una semplice macchia sul muro, con le giuste penombre, diventa una minaccia incombente e multiforme.
Morì a 46 anni consumato dallo stress e dagli attacchi cardiaci; artisticamente molto più incompreso che compreso.
Condannato a lavorare con i cosiddetti scarti hollywoodiani nonostante una sensibilità e una cultura over, impressa nella riscrittura di molti copioni deboli senza mai volersi accreditare; nemmeno quando plasmava coloro che sarebbero divenuti futuri registi di successo…Insomma, un compositore invisibile di sinfonie cinematografiche che potevano serenamente gareggiare con le trovate geniali di Orson Welles, studiate anch’esse – ancora oggi – nelle Università di tutto il mondo.
Un caposcuola dell’horror psicologico, precursore di soluzioni narrative che ritroveremo, dopo poco, anche nel cinema di Hitchcock.
