(non è il solito biopic)

di Stefano Grimaldi

I Titani del cinema non sono solo attori, attrici, registi o sceneggiatori.

Sono anche dei personaggi metaforici entrati nell’immaginario collettivo.

Che cosa significano nel profondo, aldilà della loro figura allegorica, questi feticci originati dalla mente creativa di scrittori e registi visionari?

Animali o entità terribili, oscure e sfuggenti, vittime della violenza umana?

La balena bianca per antonomasia, ovvero Moby Dick, nata dalla penna di Melville, vuole rappresentare attraverso le catturanti e intense pagine di un romanzo d’avventura, diversi simbolismi: la forza invincibile della natura, la smodata e irresponsabile ambizione umana, l’ossessione e, non ultimo certo, il rapporto conflittuale e impari con Dio.

Il capitano Achab quindi, coprotagonista (a mio avviso) della vicenda, tenterà in tutti i modi di sfogare la frustrazione, il desiderio di dominio e la rabbia umana verso questo simbolo-animale misterioso e inafferrabile, dal colore stesso pregno di significato filosofico.

Il bianco è un colore che rappresenta sia la purezza che la morte. Il bianco è una scelta volutamente insolita dell’autore a metaforizzare l’unicità del leviatano marino. Moby Dick non assomiglia a nessun essere vivente, è unica, è misteriosa, è spietata contro l’affronto umano, è una entità potente e indefinibile, è l’assoluto. E’ Dio.

Come quel Dio che non può essere sfidato, nemmeno compreso e tanto meno controllato o sottomesso.

Moby Dick è potenza e terrore, è vita e morte.

Romanzo e film sono straordinarie e impattanti opere culturali, visive e visionarie nate e impersonate dalla fantasia di artisti insuperabili.

La trasposizione cinematografica più famosa e fedele, ancora oggi indomata del romanzo, è da ricondurre agli anni 50, durante i quali un titanico John Huston alla regia e un Gregory Peck in stato di grazia, complici tecnologie all’avanguardia (per l’epoca), ne hanno scolpito un’atmosfera inquietante e thriller capace di reggere al tempo.

Un film da rivedere, suggerito anche a quella new generation alla ricerca di un cinema per niente antico, ma significativo e immortale, purchè non ci si voglia soffermare solamente alla estetica attuale o alla suggestione del digitale contemporaneo.

Ah! quasi dimenticavo…Se non ci fosse stato questo film, probabilmente, un giovane e pressochè sconosciuto Spielberg non avrebbe avuto l’ispirazione per quell’altro blockbuster e fenomeno cinematografico che vedrà le sale nel 1975, sconvolgendo il mondo…

Dal cuore dell’inferno ti colpisco; per odio ti sputo l’ultimo respiro. Maledetta balena! “

il capitano Achab

 

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