(non è il solito biopic)
di Stefano Grimaldi
“Anche con gli occhi spalancati…non riesco a vedere niente”
dal film : ZATOICHI
La narrativa cinematografica di questo poliedrico e leggendario artista va ben oltre i film di genere del Sol Levante.
Il suo è un cinema altamente visivo nel quale il mare, i silenzi e vite emarginate diventano poesie struggenti cariche di sentimenti profondi e brucianti, inespressi a parole, schiavi della ineluttabilità della vita e della impossibilità di sfuggire a destini drammatici o violenti, se non attraverso strazianti atti terminali di redenzione.
I silenzi taglienti del suo capolavoro HANA BI, interrotti solamente dai rumori della violenza improvvisa o dell’omicidio-suicidio quali purificatori e liberatori, come atto ultimo d’amore, di una esistenza che non potrebbe avere altra sorte se non quella della fine drammatica, sono dal Regista spesso concessi come fatale e unica libertà di scelta.
Cavalcando volutamente come suo mantra il tema dell’emarginazione, Kitano, racconta con leggerezza e poetica anche il dramma dell’abbandono infantile, attraverso gli occhi della mediocrità di un ometto pressochè invisibile alla società, il quale trova riscatto, soprattutto per sé, nell’aiutare inconsapevolmente un bambino alla ricerca dei genitori che lo hanno ripudiato.
Una elegia visiva che Kitano riesce a trasmettere in un modo lirico, insinuante, mai urlato e dal finale completamente inaspettato; dove un ribaltamento di ruoli (geniale) scopre l’essenza del film, solamente nell’ultima sequenza di un dialogo fatto di due parole.
Kitano non è per tutti, sia chiaro. Ma non per snobismo cinematografico, piuttosto perchè il suo linguaggio fisico, visivo, quasi muto è più composto dal “non detto che dal detto”.
I valori, le critiche alla società, la piccolezza umana, il coraggio di pochi, il riscatto, il destino imbattibile…sono negli sguardi, nelle espressioni, nella natura circostante (legata profondamente alla cultura Japan), nel mare, nei fiori, nei dipinti, nei silenzi.
Però tutto brucia dentro con una forza esplosiva, poco evidente all’esterno, più per convenzione social-culturale che per freddezza di sentimenti.
Kitano chiede di capirlo, di capire nel bene e nel male il suo mondo. Non gigioneggia usando morali pacchiane, non è ruffiano, non è immediato.
E’ pronto e capace nel farti sentire tutto il dolore e il dibattito interiore, spesso contraddittorio, anche attraverso la sola forza d’ immagini che dicono tutto senza parole e che si plasmano su ognuno di noi; nonostante si sia a milioni di kilometri culturali di distanza.
Esiste per lui un linguaggio universale che non necessita di verbo.
Usa le ellissi narrative per farti interagire col racconto, stimolando la tua immaginazione.
I suoi lavori sono una mescola di dramma, ironia e vuoti esistenziali, che se non vedi, percepisci.
Strano destino quello di un ex comico divenuto uno dei massimi registi mondiali della drammaticità della vita…
Oppure, è proprio questa sua multiforme ricchezza di sentimenti e profondità d’animo a farne il capolavoro di Regista-Attore che è stato. Un insieme di umorismo e tragedia. Bene e male. Amore e morte.
Gli ambienti nei quali si muove Kitano prendono complessità e completezza grazie anche alla liason artistica e d’acciaio nata con un gigante leggendario della composizione musicale quale è Joe Hisaishi.
Egli, ha trovato terreno fertile per la tessitura di alcuni dei capolavori mondiali sonori più iconici, formando un sodalizio nel quale l’arte della melodia si fonde con tutti i momenti, messi su pellicola, dei sentimenti di Kitano e dei suoi sciagurati protagonisti.
In conclusione:
Takeshi Kitano, che interpreti un Ronin biondo e cieco che però vede più di chi ha gli occhi in un film che unisce musical-samurai-violenza-black humor, che sia un gangster stanco già condannato a morte ma che nonostante tutto cerca di godersi i suoi ultimi momenti vitali giocando sulla spiaggia, conscio della sua fine drammatica, o che sia un ex poliziotto duro e violento dal cuore profondo.. è un direttore d’orchestra che comanda una sinfonia ricca di ogni tipo di suono, il quale, a momenti sussurrato, a momenti silenziosamente carico di tensione e a momenti esplosivo; dà vita a un’alchimia di sentimenti complessi e contraddittori tanti quanti sono i componenti della natura umana, il cui finale si concluderà, probabilmente, con una risata amara, disperata, raffinata. E due spari…

