STEFANO GRIMALDI
IL MAESTRO DEL SILENZIO
“Più sono serio, meglio funziona la gag.” B.K.
Buster Keaton non era solo uno stuntman temerario precursore e ispiratore di action heroes come Jackie Chan o Tom Cruise (per citarne solo 2), ma anche un visionario dal volto triste, immobile e intensissimo.
Partito dal cinema muto nel quale espressività e fisicità erano fondamentali, già 100 anni fa, lui, si faceva cadere addosso una facciata di un palazzo salvandosi perchè posizionato esattamente nel buco della finestra, senza muovere un ciglio. Un metro più in là e sarebbe morto.
Chiamato “The Great Stone Face”, Buster era il Re del montaggio ritmico, frenetico, slapstick. Un vero coreografo del caos.
Non usava controfigure, ogni caduta era reale e ogni suo rischio veniva calcolato al millimetro e alla frazione di secondo, rischiando grosso… e sempre senza cambiare l’espressione da “faccia di pietra”; il che rendeva ancora più esilarante agli occhi del pubblico questo personaggio originale, un po’ strambo, parecchio coraggioso. Inventò anche soluzioni tecniche ancora usate oggi, come il montaggio della macchina da presa su veicoli in movimento per ottenere riprese dinamiche: un’intuizione che anticipa di decenni la grammatica dell’action moderno.
In The General (1926) Keaton contribuisce in modo fondamentale a mettere in scena una delle poesie visive più perfette e costose mai realizzate nel cinema muto, facendo cadere un vero treno da un ponte.
La New Gen dovrebbe riscoprirlo perchè il suo cinema, privo di dialoghi, ha ancora un’attualità espressiva pressochè imbattuta. Uno splendido paradosso in un epoca (anche cinematografica) dominata da CGI e AI.
Un gigante dell’action movie, antesignano del concetto di coraggio vero sul set, dimenticato con l’avvento delle tecnologie della sua epoca (sonoro), ma riscoperto oggi, a 100 anni di distanza, quale esempio immortale di resilienza pura, inventiva e arte soprattutto.
Buster, è stato la vera Mission Impossible

