(non è il solito biopic)

di Stefano Grimaldi

Figura iniziale del cinema horror e caposcuola della nuova estetica visiva di genere a partire dagli anni ’70, Dario Argento crea un modo di girare le sequenze, già ipnotiche, dalla tensione esasperante, dai silenzi assordanti che esplodono in colonne sonore entrate nel mito, con la innovativa tecnica della soggettiva, ovvero con gli occhi dell’assassino.

Questa geniale impostazione di ripresa, aumenta l’immersione dello spettatore nel clima terrificante, thriller, horror e splatter del film. Le musiche, si diceva, intervallate a silenzi claustrofobici sono uno dei tratti distintivi del Maestro; così come l’uso di sibili, ansimi, respiro rauco e altri suoni fuori campo, vanno ad arricchire l’opera.


Insomma, è un alchimista della paura; inquieto, mai sazio di sangue, ideatore di feticci da infarto, ambientazioni mai usate prima e città vuote e tenebrose come set cinematografici.

E’ capace di rendere una camera con pianoforte o un bagno di casa il più spaventoso e pieno di morte degli ambienti.

Gli “basta”, per passare alla storia, un corridoio pieno di quadri inquietanti percorso con la tecnica di ripresa sopracitata facendolo diventare un girone dantesco mostruoso che nasconde, a ben guardare, la summa del film; con una genialata che dura una frazione di secondo e della quale ti accorgerai solo al termine, nel gran finale.

Un film, in questo caso, che lega a filo doppio inizio e fine. O meglio dire che nell’inizio inserisce già la fine. In un momento in cui lo spettatore è ancora troppo freddo per soffermarsi su dettagli apparentemente poco significativi, ma che invece si riveleranno fatali.

Chi può essere così dannatamente sicuro e stupendamente pazzo dal metterti sotto al naso la fine del film, già all’inizio; rischiando di spoilerare e rovinare tutto? Solo lui, ecco perchè è giustamente osannato in tutto il mondo.

Dario Argento “è” il cinema di genere Thriller-Horror- Splatter-Noir- investigativo-psicologico-rituale-giallo-demoniaco, dalla nenia infantile che fa accapponare la pelle, diventando una tortura emotiva

Dario Argento è stato un artista della paura, in moltissime occasioni. Quì, per brevità. gli si è dato solo un input

Insomma, con lui, lo spettatore diventa protagonista. Ti fa entrare nella scena anche se non vuoi e ti costringe a guardare anche se non ce la fai dalla paura.

La frenesia omicida del killer sei tu, la paura della preda diventi tu. Ci coinvolge, ci rende complici dei suoi incubi catartici, ci fa diventare agonista e antagonista. Ci possiede.

Dario Argento non filma solamente, ti cuce addosso un mondo fatto di paura inconscia e atavica.

Un mondo profondamente rosso