(non è il solito biopic)
di Stefano Grimaldi
Con due capolavori iniziali ha ridisegnato il linguaggio visivo fantascentifico.
Due film consegnati alla storia del cinema, che trattano tematiche thriller, horror, di futuri distopici e angoscianti fatti di universi terrificanti, città del futuro avvolte nell’oscurità, Alieni xenomorfi, replicanti che vogliono diventare umani…
Scenografie claustrofobiche, ritmi serrati, cast stellari e narrative solidissime, unitamente a menti geniali della meccanica e della scrittura, sono i mille ingredienti alchemici e strutturali di due prodotti rivoluzionari e pietre miliari del grande cinema; diretti da colui che spaccherà il concetto di “genere”.
Non solo complici ma determinanti, oltretutto, sono le scelte delle colonne sonore.
- Nel caso di Alien: tensive, inquietanti e premonitrici di morte, dove una sola nota viene ribadita in modo disturbante e associata a composizioni musicali esplosive o silenzi ultraterreni; tutte create, da Goldsmith, con strumenti assai inconsueti e perfettamente adeguate ai significati delle sequenze, siano momenti terrificanti o di rinascita.
- Nel caso di Blade Runner 1982: Vangelis, invece di ispirarsi a temi musicali identificativi e di genere, rompe gli schemi tirando fuori dal suo immaginifico spartito personale, un soundtrack avanti di secoli. Una genialata futurista, malinconica, romantica, new age, jazz noir, struggente, saxofonica e urbana; rappresentativa di una città alienante, dal buio perpetuo, da un melting pot a tratti improbabile e dalla pioggia infinita.
Questa, è pura influenza generazionale donata ai musicisti del futuro che verranno dopo di lui e oltre.
Il regista britannico ha rappresentato, nel modo migliore possibile, due tipologie di futuro il cui denominatore comune è composto da ansie, ignoto, terrore, paure, lotta per la sopravvivenza, l’uomo contro l’alieno, la speranza.
Con un notevole balzo da quanto appena descritto, il talento senza barriere di Scott, dopo essersi cimentato in altre pellicole o produzioni d’impatto, sceglie di riesumare un filone che dai tempi di Ben Hur, colossal di gran successo del 1959, non era stato ripreso così straordinariamente bene come in Gladiator.
Forse, neanche Ridley immaginava quanta influenza, rivoluzione e impatto nell’immaginario collettivo avrebbe avuto un film epico, drammatico, estetico, entusiasmante, avvincente e iconico come questo.
Anche in tal caso, la colonna sonora firmata da un fuoriclasse assoluto e moderno della composizione musicale, quale Zimmer è, ha giocato un ruolo determinante nella divulgazione di una pellicola mitica.
Eccoti serviti dunque, in una storia sentimentale ambientata in una delle epoche più determinanti della civiltà : onore, giustizia, coraggio, integrità, fedeltà agli ideali, tradimenti, sangue, morte ed emozioni a go go.
Anche qui, il ricercatore Scott, non trascura il valore delle nuove tecnologie registiche (CGI) e scenografiche. Si pensi alla ricostruzione del Colosseo…Volendo sottolineare, grazie sempre a lui, la rinascita del “genere peplum”, attraverso sequel e le “solite” serie tv di default.
In conclusione:
Che si tratti di passato o futuro, Ridley Scott, ci lascia una eredità fatta di profezie illuminanti, valori umani universali, scoperte tecnologiche e ispiratrici, filosofie di vita, citazioni epiche, linfa vitale al mondo correlato (videogiochi, sceneggiature, serie tv…), e ci dice pure quanto la musica sia una delle chiavi fondamentali della espressione umana; sia essa visiva o sentimentale.
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