(non è il solito biopic)

di STEFANO GRIMALDI

“If it bleeds, we can kill it.” (Se sanguina, possiamo ucciderlo.)

Il primo Predator con Schwarzenegger e colleghi — già per lo più famosi anche prima di lui — è uno di quei rari film della storia del cinema capaci di ribaltare completamente, in corsa, il focus della narrazione. Senza spoiler, per quei pochi o tanti della new gen appassionati di cinema, questa sceneggiatura micidiale e all’epoca avanguardista nasce come action muscolare per diventare il film mitico che non sapeva di esserlo.

Durante lo svolgimento notiamo come, oltre alle azioni spettacolari e smash, il gruppo eterogeneo di soldati incaricati di una missione rescatista trasmuta in un branco di uomini che tornano animali, immersi in una natura selvaggia che li minaccia… Ognuno, immerso nella più feroce ostilità, rivelerà il proprio background primordiale; trasformando la giungla in uno spietato tribunale.

I SEQUEL

Dopo il primo film, i sèguiti hanno braccato il proprio fantasma.

Hanno cambiato ambientazioni, epoche, tecnologie, star ecc. ma perdendo comunque la cosa più importante:

IL MISTERO.

E quando il mistero diventa routine, rumore urbano, esercizio di stile o rituale, il mito muore.

Il mito non si può aggiornare.

Già dal principio Predator ci dice che la tecnologia non sempre ci salva, la forza non ci protegge, la squadra non ci garantisce.

Il Predator è un Dio antico che non vuole fedeli: vuole avversari, vuole prede, vuole teschi e spine dorsali come trofei. Il perché? Inspiegabile. E puntualmente non spiegato.

Il Predator non è solo un villain: è un mistero insondabile, una creatura preternaturale.

Moltissime trame, per quanto ben orchestrate, non possono ripetere l’alchimia che in certe congiunzioni generali si crea. Perché anche in questi casi domina il mistero del risultato futuro.

Ci sono film che diventano mito perché, in un istante irripetibile, tutto si allinea: idea, contesto, epoca, intuizione. Quella situazione non è replicabile e non si dovrebbe, a mio avviso, cercare di replicarla (Gladiatore 2?, così per dire…).

Coppola col Padrino ci è riuscito fino al 2. Il 3 già scricchiola. Ma era una saga, e questo fa una differenza enorme rispetto al concetto di sequel puro.

Quando nasce un mito, qualsiasi altra trama perde quasi sempre.