UN ATTO DI GIUSTIZIA STORICA
STEFANO GRIMALDI
Perfino Hollywood che la definiva la “donna più bella del mondo”, ignorava che quella stupenda e animata statua greca, sinuosa sotto i riflettori, stava inventando il futuro.
Quel futuro che abbiamo ancora oggi, fatto di device e tecnologie capaci di propagare i nostri sentimenti , le nostre felicità, le nostre tragedie attraverso onde radio invisibili.
Un modo di comunicare che contraddiceva quello espresso dalle sembianze di una attrice e donna incantevole, schiava ribelle di un mondo estetico, immaginario e glamour.
Alla luce del giorno il fragore dello showbiz e dei suoi eccessi.
Alla notte, uno sgabuzzino nel quale stava nascendo la storia dalla mente della persona più improbabile alla quale pensare.
Hedy Lamarr, per molti la immortale Dalila di Sansone, per altri la Diva nuda di Ecstasy del 1933, diretto da Gustav Machatý, il quale mostrò per la prima volta una grande attrice in una sequenza di nudità naturalistica, era già l’interprete di uno scandalo internazionale.
Atto nel quale lo schermo si illumina del coraggio leonino di una donna rivoluzionaria, eoni avanti dal resto del mondo, in tutti i sensi. Senza paura del giudizio, delle convenzioni e – soprattutto – senza perdere per un attimo o tutta la vita una femminilità ultraterrena, ideale, intelligente, innata, inscalfibile.
In pieno successo artistico, durante la Seconda Guerra Mondiale, mossa dal desiderio di sconfiggere il nazismo, ideò un sistema di guida per siluri radiocomandati che non potesse essere intercettato o disturbato; utilizzando 88 frequenze diverse (come i tasti di un pianoforte) per trasmettere segnali.
BINGO! LA MADRE DEL WIRELESS
Da quella intuizione, nacquero i futuri WI-FI, il Bluetooh e il GPS.
Hedy, senza formazione scientifica accademica stravolgeva così, con prepotenza gentile, lo stereotipo sociale bella-stupida. Senza clamore, senza esibizione, senza riflettori.
Non era uno spazio della sua intelligenza nel quale era aperta la porta all’ego. Studiava, creava, lavorava sodo, trasformava, inventava.
Ma l’universo Hollywoodiano non era abbastanza grande per contenere un talento che oltrepassava le sue colline.
Lei non si arrestava di fronte a stereotipi o pregiudizi, preferiva disegnare anche le ali degli aerei della flotta di The Aviator/Howard Hughes ispirandosi all’aerodinamica degli animali.
TROPPO BELLA PER ESSERE ASCOLTATA
Anche se può sembrare impossibile, la bellezza non è sempre uno scivolo. E non è una frase fatta.
La marina militare U.S.A., ad esempio, le rispose che invece di brevettare armi avrebbe fatto meglio a dispensare baci.
L’ennesimo caso di cecità culturale e perdita della storia, quando a giudicare c’è qualcuno troppo piccolo per chi è troppo grande.
Hedy deve attendere un’eternità, fino al 1997, per ricevere il prestigioso Pioneer Award della Electronic Frontier Foundation.
E sapete cosa rispose Lei alla premiazione? “Era ora”.
Basta, null’altro. Due parole per polverizzare un oceano di ignoranza che ci aveva impiegato un cinquantennio per capire un genio dalla fisicità estatica.
Troppo tempo per un riconoscimento a una gemma impolverata dalla patina dei lustrini di una industria incapace di andare sotto la superficie, e di un mondo scientifico classista che probabilmente girava le spalle – per principio – al resto di una umanità non sempre priva di talento solo perchè di formazione o estrazione differente.
Negli anni ’30 era nata una Diva; negli anni ’90 la storia incoronava, finalmente, un’artista‑inventrice destinata a trascendere il Cinema.
“Ogni ragazza può essere bellissima. Basta restare ferma e sembrare stupida”.
– Hedy Lamarr
