(non è il solito biopic)
di Stefano Grimaldi
Abbandoniamo per un attimo il mondo dei già Titani del Cinema decretati dalla storia, per ipotizzare con parecchio rischio quali potrebbero essere le star del futuro.
Immergiamoci in un mondo nel quale le generazioni Z, saranno i boomer del futuro, azzardando in modo non convenzionale, in bilico tra analisi della nuova società, cultura cinematografica, ritratto d’autore e narrazione, la ridefinizione della settima arte, legata già alla intelligenza artificiale, alle nuove sceneggiature, ai nuovi trend…
179 milioni di follower, una estetica femminile fatta di grazia, sensualità etnica, equilibrio e bellezza non convenzionale: uno sguardo che spacca il grande schermo.
Non c’è bisogno quasi di parlare durante la sequenza. Sembra che il tempo e le generazioni non esistano. E’ un personaggio fantascientifico a volte ambiguo.
Già star Disney in adolescenza, icona fashion e attrice versatile con due Emmy all’attivo, non ha bisogno di essere schiava della sua aura perchè è stata capace di mostrarsi anche vulnerabile, controversa, sporca, scabrosa e letale.
Sembra quel personaggio mitologico che ha dentro di sé potere, introspezione, desiderio, forza, controllo e animo da soldatessa.
E’ un talento capace di reggere più di un’ora e mezzo di dialogo in un film girato in bianco-nero acclamato dalla critica.
Che sia un’adolescenza perduta, un blockbuster, un film di fantascienza…Lei è l’emblema di una donna futura complessa, ricchissima di sfumature e mondi interiori.
L’appellativo di “leggenda del cinema” necessità però di una conditio fondamentale, ovvero il tempo.
Zendaya, ha già scalato quell’Olimpo Hollywoodiano dal punto di vista commerciale e d’abbattimento delle disuguaglianze etniche attraverso un nuovo modo di essere diva-antidiva, aprendo nuove strade.
Quindi, difficile per adesso e nonostante le tappe da lei già superate capire se potrà essere una nuova Meryl Streep o se riuscirà a scardinare quella immagine che abbiamo avuto, fin’ora, delle leggende del cinema.
Forse le ridisegnerà tutte creando un sistema futurista del divismo che si trasformerà in un cinema fatto di altri criteri di valutazione; verosimilmente frutto di una fusion fra fenomeno industriale, digitale, moda e business.

