di Stefano Grimaldi
(non è il solito biopic)
“Non c’è terrore in uno sparo, solo nell’anticipazione di esso.
-Alfred Hitchcock
La citazione appena letta del Maestro, riassume molto chiaramente il suo concetto di suspense.
Quell’ ansiotico e pendente meccanismo narrativo dall’esito insicuro, da pelle d’oca, che t’inchioda nell’attesa del colpo di scena. Quella costruzione circostante capace di creare una fobia.
Anche in questo, fu un rivoluzionario finemente intelligente da capire un aspetto molto opaco dell’animo e della psiche umana. L’attesa.
IL REGISTA CHE ODIAVA GLI ATTORI
“Gli attori sono come bestiame.”
Fra le numerose sue citazioni, tipicamente humour noir, esiste anche quella dedicata alla considerazione che aveva delle figure attoriali, certo che tutto il “suo” lavoro venisse fatto sostanzialmente dalla cinepresa e dagli script.
Da lì, le numerose incomprensioni e difficoltà rapportuali con il cast e la produzione, non tollerando intromissioni e sfinendosi a causa delle interminabili trattative e mediazioni durante le riprese.
Hitchcock dunque non fu soltanto un maestro del brivido, ma un manipolatore della settima arte e del suo linguaggio, rendendo il pubblico parte interattiva di quelle paure che prendevano corpo attraverso una stanza, un volto, un dubbio, una doccia…enfatizzate dal sapiente uso del montaggio, del sonoro o del suo opposto silenzio assordante, e dalla ellissi narrativa; tecnica cinematografica questa, che verrà ripescata e sfruttata da parecchi registi adepti suoi e del genere thriller-horror principalmente.
Si pensi all’eredità raccolta dal nostro Maestro del brivido Dario Argento, con l’uso della soggettiva e degli occhi dell’assassino o assassina…ma che dire di De Palma, Spielberg, Fincher e molti altri seguaci della strategia registica di Mr.H.
Nel Vertigo di Hitchcock, è magistrale e stupendo l’effetto dolly zoom (ribattezzato Hitchcock-zoom) nel quale mentre il soggetto resta in primo piano, il fondale sembra deformarsi.
Le sue pellicole sono un mix perfettamente dosato di: paure, ansie, fughe, claustrofobie, terrore, shock, situazioni kafkiane, delitto, morte, psicologia, mistero, voyeurismo, desiderio, rapimento, fascino del male.
Tutti ingredienti trasformati in arte d’autore, da un vero caposcuola.
HITCHCOCK, è forse stato il primo grande seduttore del male, donatore di una eredità infinita a cineasti di tutte le epoche e di un patrimonio immortale che, ancora oggi, sin dal secolo scorso regge al tempo. E a ricordarcelo, c’è sempre una doccia di un Motel che ci aspetta…
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