di Stefano Grimaldi

Non molto tempo fa, titubante per qualche timore di delusione figlio di aspettative molto alte (già successo) ho poi deciso di divorare, con notevole ritardo temporale, tutta l’epopea Peaky Blinders, della quale però non parlerò.

La fortunatissima ed eccellente serie mi dà il gancio per focalizzare l’articolo su ben altro che si è creato su quel set, perfettamente a sincrono in tutti i suoi aspetti.

Senza punti deboli, pressapochismi narrativi od overacting nella cui tela, puntualmente, gli attori britannici non cascano.

Una combinazione di attori e attrici in azione, sublimi certamente tutti, ma con un alchimia che non si vedeva da molto tempo data dalla miscela esplosiva di due attori atomici in un confronto-scontro capace di restituirci vette recitative fra le più alte mai viste; senza tema di smentita.

Premetto, essendo un fan dei nostri maestri del doppiaggio che, almeno in questo caso, la visione in lingua originale delle sequenze (soprattutto) fra i due alza l’adrenalina a mille fra accenti cockney, bava alla bocca, stalli alla messicana, maschere espressive e tensione drammatica.

Tutto è preludio a una detonazione di emozioni fortissime, ansia, terrore.

Non ci si può non immedesimare.

E questa è la meraviglia della recitazione di alto rango: ti sembra di assistere dal vivo non a una rissa Murphy-Hardy ma fra Shelby-Solomons.

Due sporche facce della stessa medaglia con un concetto del giudizio troppo inquinato, personalizzato e confuso, o meglio, coerente con il sudicio mondo del quale fanno parte laddove i confini fra bene-male non esistono. Ma esiste ancora una legge arcaica del più duro, del più forte, del più scaltro, del più spietato.

LA SINERGIA PERFETTA

L’incontro tra Thomas Shelby e Alfie Solomons non è solo un accordo commerciale tra gangster; è uno scontro di civiltà perdute. L’ebreo rancoroso, tempestoso, caotico, dalla voce roca o esplosiva, dai tic e l’accento ampolloso (Hardy-Solomons) – l’altro (Murphy-Shelby) glaciale, strategico, silenziosamente e chirurgicamente spietato, asentimentale.

Due poli opposti che trovano in questa serie magistrale una potenza espressiva da brividi, fatta di rivalità e affinità elettive. Due modi diversi di esser stati rotti dalla vita durissima dei reduci dalla Grande Guerra; dai cui danni non riusciranno più a uscire se non aumentando la loro condanna.

LA QUARTA STAGIONE

Arriva dunque una scena cult, apice recitativo, nella quale durante un tesissimo e armato incontro i due creano un climax incandescente capace di lasciare senza fiato (da vedere in lingua originale n.d.r.) dove il copione, semmai fosse stato seguìto, non ha più modo di esistere poiché viene letteralmente subissato dall’immedesimazione di questi due titani della nuova scuola recitativa.

NITROGLICERINA

Quando la scena arriva al suo punto di rottura, quando i due si fissano come se il resto del mondo non esistesse, capisci che non stai più guardando una serie.

Stai guardando Shelby e Solomons, nel mezzo di una linea che nessuno avrebbe dovuto oltrepassare, interpretare loro stessi, non una parte.

LA MORALE DEI DANNATI, IL DIALOGO FRA I DUE (parafrasi)

SHELBY – …Hai oltrepassato la linea Alfie! Hai usato mio figlio!

SOLOMONS – In questo momento non me ne importa un accidente!

Non voglio che mi risparmi per qualche patto di pace. Voglio che ammetta che la tua rabbia è del tutto ingiustificata. Voglio che riconosca che chi vive di violenza, prima o poi, muore di violenza. Ti hanno portato via tuo figlio, eh? Hanno colpito te? E allora quale linea avrei oltrepassato io? Quanti padri, quanti figli hai fatto tagliare, uccidere, massacrare — innocenti o colpevoli — spedendoli dritti all’inferno? Proprio come me!

E adesso te ne stai lì, a giudicarmi, a parlarmi di confini che non andrebbero superati? Se premi quel grilletto, fallo per un motivo degno. Come farebbe un uomo d’onore. Non come un civile che non capisce quanto sia maledettamente contorto il nostro mondo!”