La casa di carta è arrivata alla sua terza parte su Netflix, serie ideata da Álex Pina, inizialmente trasmessa da Antena 3 e poi approdata sulla piattaforma streaming. Nel 2018 la serie ha vinto anche un Emmy Award come miglior serie drammatica e, poco prima dell’uscita della terza parte, il cast ha annunciato che nel 2020 ci sarà anche una quarta parte. La prima e la seconda parte ci hanno presentato questi personaggi facenti parte della squadra del Professore (Álvaro Morte), la loro storia, qualcosa del loro passato, ma soprattutto la loro missione che non si è limitata semplicemente a “rubare” dalla Zecca di Spagna, ma a costruire una sorta di anti-sistema che ha portato ad aprire gli occhi alla gente e l’ha spinta a reagire contro la classe politica. Una rivoluzione nel vero senso della parola, quindi, che nella terza parte però si è trasformata in qualcosa di ben più aggressivo e pericoloso.

La casa di carta 3: da rivoluzione a dichiarazione di guerra

La casa di carta 3, CinemaTown.it

Come già ci aveva anticipato il trailer, ci saranno dei grossi guai per la banda che – due anni prima – si è introdotta nella Fabbrica Nazionale della Moneta di Madrid e l’ha fatta franca. Rio (Miguel Herrán) infatti viene scoperto e fatto prigioniero e, per il loro senso di fratellanza e unione, gli altri decidono di salvarlo. Pertanto il Professore congegna un nuovo piano: questa volta si tratta di penetrare all’interno della Banca di Spagna e portare via l’oro ivi contenuto. In confronto la prima missione era stata davvero un gioco da ragazzi. Anche i detective, le forze dell’ordine, i membri dell’esercito che entrano in gioco per fermare i criminali sono i migliori sulla piazza e questa volta conoscono – almeno un po’ – il nemico contro cui devono giocare. Insomma, si vede che hanno imparato qualcosa dalla vecchia lezione.

Entrambe le fazioni saranno spietate e tireranno fuori il peggio di sé stessi in una caccia tra preda e cacciatore dove ciascuna delle due fazioni dovrà sforzarsi fino al limite per prevenire le mosse dell’altro e vincere. Come in precedenza, anche qui restiamo più volte col fiato sospeso. Tuttavia, questa volta sembra che gli anti-eroi con la maschera abbiano anche una buona parte dell’opinione pubblica dalla loro parte, con diverse persone scese in piazza vestite di tute rosse e maschere di Dalí per mostrare la loro solidarietà. Ma, come dice il Professore stesso,

Questa non è più una rapina, né un attacco al sistema. Questa è una guerra.

Dopotutto, qualsiasi rivoluzione, quando vuole fare sul serio, non può limitarsi a semplici giochetti e dispetti troppo a lungo. Prima o poi sfocia sempre in qualcosa di ben più grosso che sfugge al controllo di chiunque.

La casa di carta 3: i volti nuovi

La casa di carta 3, CinemaTown.it

Venuti a mancare alcuni membri della banda, è necessario sostituirli con persone altrettanto brave e competenti. Dietro la maschera di Salvador Dalí ci sono questa volta Palermo (Rodrigo de la Serna), Bogotà (Hovik Keuchkerian) e Marsiglia (Luka Peroš). In particolare sarà il personaggio di Palermo, capo della rapina, a dover conquistare il cuore dei fan, un po’ come è avvenuto con Berlino nelle due parti precedenti; e forse è un po’ qui la pecca di questa terza parte, il voler simulare a tutti i costi i personaggi che sono venuti a mancare nei nuovi che li sostituiscono. Il parallelismo sarà ben visibile soprattutto tra Berlino e Palermo, ma forse tutto diventerà più chiaro e giustificabile con il proseguire degli episodi e dei flashback che mostrano quanto la vita di Berlino abbia influenzato – non solo quella del fratello Sergio – ma anche quella dell’amico Palermo, appunto.

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