Taylor Swift vs Scooter Braun: come sono andate le cose e qual è il problema delle case discografiche

Taylor Swift, CinemaTown.it

Taylor Swift è stata di recente al centro di una diatriba che l’ha opposta a Scooter Braun, acquisitore della sua vecchia casa discografica.


Non è passata inosservata la recente vicenda che ha coinvolto la cantante e attrice Taylor Swift e la sua ex casa discografica e probabilmente la diatriba verrà ricordata per diverso tempo a partire da ora, non importa il successo della sua performance agli American Music Awards. Quello potrebbe anche essere dimenticato.
Il dibattito è iniziato il 14 Novembre con un Tweet da parte della Swift che ha richiamato Scooter Braun e Scott Borchetta per averle – presuntamente – impedito di interpretare le sue vecchie canoni all’evento di ABC in onore del suo premio come Artista della decade. Secondo la cantante, i due uomini le avrebbero permesso solo di cantare Shake It Off e altre hits più vecchie se avesse accettato di non ri-registrare le sue vecchie canzoni, ovvero quello che aveva deciso di fare da quando Braun a Giugno aveva comprato di diritti delle sue registrazioni di Big Machine. Big Machine ha negato questo fatto. È possibile che entrambe le parti dicano la loro parte di verità.

Anche se molti si sono focalizzati sul fatto che Braun e Borchetta possano davvero avere il potere di bloccare la perfomance di Swift, la questione legale più spinosa e irrisolta concerne la distribuzione delle performance registrate della Swift.
Consideriamo questo: Swift canta agli AMA, e il produttore Dick Clark Productions in seguito rilascia sia l’album della live dell’evento che uno streaming di archivio. Taylor poi dice ai suoi 85 milioni di seguaci su Twitter di ascoltare e guardare le versioni live della sua Shake It Off piuttosto che la versione originale che contribuisce al portafoglio di Braun. Dato che la Swift detiene i diritti di copyright della composizione (Big Machine detiene i master), sarebbe lei a beneficiarne finanziariamente.
Diversi avvocati che sono stati consultati dicono che questa lettura della questione ha abbastanza senso. È supportata anche da una dichiarazione fatta da Big Machine il 18 Novembre che evidenzia il suo accordo con Dick Clark Productions in rispetto agli streaming dopo-show e i re-broadcast.

Gli artisti registrati non hanno bisogno dell’approvazione dell’etichetta per la loro performance live in TV o altri media. L’approvazione da parte dell’etichetta è necessaria solo per le registrazioni audio e visive dell’artista sotto contratto e nel determinare come questi lavori vengono distribuiti.

Dice la dichiarazione. Questa controversia è il risultato della paura su come la sua performance sarebbe stata commercialmente sfruttata nel mercato della distribuzione, ma porta a un problema più lungo per future collaborazioni tra artisti e etichette che non si concluderà certo con gli AMA. È qualcosa che nasce dai cambiamenti tecnologici e dall’ego.
Tradizionalmente, un accordo di registrazione limita l’abilità dell’artista nel ri-registrare per un tempo determinato. Cinque anni di solito. In questo modo, un artista non imiterebbe immediatamente le versioni delle sue canzoni per prendere un guadagno maggiore di royalty. In realtà, anche se un artista vorrebbe ri-registrare, lui o lei avrebbe bisogno di una grande distribuzione e mercato per avere senso economico. Perciò, pochi nell’industria danno peso alle provvisioni della ri-registrazione dell’accordo di registrazione. L’avvocato in musica James Sammataro dice che le restrizioni sulla ri-registrazione sono sempre state standard. Forse è il momento di cambiare?

Oggigiorno le piattaforme come Spotify e Youtube rendono la vita facile per gli artisti – specialmente quelli conosciuti. Le star come Taylor Swift possono sfruttare i social media per raggiungere la promozione. In altre parole, l’abilità di creare mercato sostitutivo appare più minacciosa alle etichette di registrazione. Una volta, molte di queste etichette avrebbero accettato volentieri una apparizione in TV dall’artista come una buona pubblicità.
Non è più così.

Vedo un lenzuolo di proibizione molto più grande farsi strada.

Dice Sammataro.
Dal punto di vista dell’artista, anche l’influsso di parità del capitale nel business della musica alza le temperature. Nel suo tweet iniziale, la Swift potrebbe aver toccato un nervo scoperto dell’industria sottolineando come il Carlyle Group abbia finanziato l’acquisizione di Braun di Big Machine. Dai grossi soldi di Wall Street derivano grosse aspettative. La potenzialità di terze parti che possono complicare la relazione tra l’artista e l’etichetta è tangibile.
La situazione tra la Swift e Braun potrebbe essere unica, ma nessun artista vuole perdere il controllo sulla propria abilità di performare le sue vecchie hit. Una volta terminato il contratto di registrazione, l’artista preferirebbe avere più serietà, non meno.

Le persone stanno imparando da questo. Questo potrebbe diventare l’impeto che faccia sì che i contratti siano più chiari.

Ha detto l’avvocato Mark Jaffe.

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