Quentin Tarantino e le sue manie di segretezza: parla il collaboratore, che non conosce mai i finali dei film

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La mania del controllo sugli script di Quentin Tarantino è materiale da leggenda. Il suo collaboratore racconta fino a che punto si spinge il regista.


Il primo assistente alla regia di Quentin Tarantino, William Paul Clark, è stato più volte testimone delle strane manie di segretezza che il regista ha nel custodire i propri manoscritti. È infatti famoso per tenerli sotto chiave in luoghi sconosciuti, permettendo di leggerli solo ai produttori o chi deve dargli le ultime concessioni. Come per Pulp Fiction e gli altri film, anche per Once upon a time in… Hollywood, Clark ha visto Tarantino comportarsi alla stessa maniera, in particolare modo le pagine sull’atto finale del film, messo letteralmente sotto sequestro e consegnato solo ai diretti interessati. Come ha raccontato a Filmaker Magazine:

Abbiamo tenuto il terzo atto di Once upon a time in… Hollywood al sicuro nel reparto contabilità. Venivi, ricevevi le pagine, andavi nella stanzetta e te lo leggevi. Quando avevi finito, riconsegnavi il plico, che veniva messo di nuovo sotto chiave. Poi prendevi qualche appunto e te ne andavi. Se avevi bisogno di delucidazioni, ripetevi tutto d’accapo.

Nelle riprese in esterna, ci portavamo dietro una cassaforte nel van dei produttori, dove dovevi andare se volevi leggere la sceneggiatura. La cosa più difficile da sopportare era non poter avere sempre sotto mano il manoscritto, ma una volta superata la paura, tutto è filato più liscio di quanto ci aspettassimo.

Clark ha ammesso che lavorare con Quentin Tarantino è un’esperienza unica, specialmente per quel che riguarda i finali dei suoi film, che mantiene nel mistero fino all’ultimo. È ciò che è accaduto anche in Bastardi senza gloria e Django Unchained.

Il finale di Bastardi senza gloria non l’aveva nemmeno scritto ufficialmente. Lo ha completamente rielaborato durante le vacanze di Natale, senza mai metterlo su carta. Era un semplice appunto con qualche striscia di dialogo. Scrisse tutto a mano in una piccola risma di fogli gialli.

Anche in Django la scena finale non era in sceneggiatura. C’eravamo tutti ovviamente, perché Quentin continuava a dire che gli serviva più gente possibile. È stata data a tutti una pistola praticamente. Tutta la conclusione del film, dalla dinamite al resto, era totalmente diversa quando l’ha scritta. L’ultimo mese di riprese è stato all’insegna dell’elasticità.

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