di Stefano Grimaldi

«L’uomo ha paura di quello che non capisce»

The Elephant Man

Presentato in un crudo, visionario, artistico bianco-nero fatto di luci, ombre, simboli, il capolavoro di film che è stato Elephant Man ha avuto, fra le varie che noteremo, il potere di creare un linguaggio ottico senza tempo su un tema sempre attuale.

Il diverso, il mostro, il reietto usato dalla società non solo a scopo scientifico.

La pellicola, registrata di diritto fra i migliori film della storia del cinema, unisce argomenti profondi e limiti o qualità umane, assieme a tre mostri sacri della settima arte.

David Lynch, alla magistrale regìa, tocca corde dell’animo umano parecchio controverse, in un clima diviso fra una società involuta e violenta, unitamente alla fame di ricerca di un mondo accademico ancora scettico e in lotta con se stesso, squarciato quasi solamente dalla umanità del Dottore interpretato da quel futuro attore leggendario, al momento pressochè sconosciuto al grande pubblico, che diventerà Sir Philip Anthony Hopkins. Il medico nel quale Elephant man troverà una delle rarissime figure amiche, mosso non solo dalla ricerca ambiziosa ma anche da quella umanità negata al mostro.

In una laida e nebbiosa Londra di fine ottocento, il povero deforme John Merrick, interpretato dal terzo gigant-attore Sir John Vincent Hurt (nascosto da un trucco tanto disturbante quanto efficace), dopo una vita di esclusioni, violenze sociali, derisione, ripudio e avidità umana inizia a poter dimostrare il suo vero IO interiore, fatto di una bellezza struggente, inaspettata, tenera, sociale e priva di rabbia nonostante le angherie subite.

Ecco che la bellezza è negli occhi di chi la sa vedere…e non solo in superficie, pare ci voglia dire con grande carità anche il pregiato regista.

TRE Istrioni, TRE Titani del Cinema, TRE Mostri Sacri capaci di mettere il proprio talento e il proprio carisma al servizio di un vero capolavoro drammatico-horror-sentimentale.

Il finale straziante, conseguente alla decisione “conscia” che il povero e sensibilissimo Merrick-Elephant prenderà, sarà l’atto ultimo felice e sereno di una vita corta e segnata dalle disgrazie

La malvagità umana così, anche questa volta, è stata vinta dall’essere più inaspettato che si potesse pensare.