Il cinema, e la letteratura molto prima di esso, hanno non di rado illuminato le zone più oscure dell’animo umano, rappresentando le storie e i vissuti di personaggi marginali, ladri, furfanti, giocatori d’azzardo, assassini e prostitute. Un filo sottile unisce il romanzo picaresco alle serie tv contemporanee: è il fascino esercitato dall’anticonformismo sociale, che porta a rappresentare storie di vite vissute ai margini, quando non al di fuori dei valori condivisi.

Antieroi che attirano l’attenzione e stimolano la fantasia dei lettori perché capaci di sovvertire le regole sociali, di sospendere i valori condivisi, di ignorare norme sociali di comportamento, svelando nuovi mondi, nuove possibilità: qui risiede il loro fascino. Basta pensare a quanti film sul mondo dei casinò e della mafia abbiano ottenuto enormi successi al botteghino e a quanti film abbiano come soggetto storie che raccontano vite molto lontane dall’ordinario.

Non, dunque, campioni dell’adesione alle norme sociali, come gli eroi greci, massimi esponenti e modelli perfetti della classe guerriera, piuttosto persone capaci di vivere diversamente dalla maggior parte delle persone e di sopportare tutto il peso delle conseguenze che ne derivano. Del resto ogni storia inizia con la rottura di una situazione di equilibrio, ovvero con l’abbandono di una situazione di normalità, e quello che viene raccontato è proprio il movimento che deriva dalla perdita di questo equilibrio: talvolta la storia si conclude con una caduta rovinosa, e abbiamo il dramma, altre volte il protagonista resta in piedi, tutto torna come prima, e abbiamo il lieto fine.

Dexter, il segreto di un piccolo grande capolavoro

Se esiste una serie che forse più di tutte ha saputo creare un antieroe con cui immedesimarsi completamente, quella è Dexter. La prima stagione, in dodici episodi, è stata trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti, nell’ottobre 2006, su Showtime. Da allora sono passati quasi vent’anni e la serie, poi completata da altre sette stagioni, continua ad avere ancora un appeal enorme sul pubblico, tra nuovi e vecchi appassionati, tra chi la scopre per la prima volta e chi si decide a iniziare l’ennesimo re-watch. Sull’onda lunga di questo successo ormai ultradecennale, proprio negli ultimi quattro anni sono usciti due sequel, New Blood (2021) e Resurrection (2025) e un prequel Original Sin (2024).

La serie ideata da James Manos, Jr. ha ottenuto un successo planetario, con una risposta eccezionale da parte di critica e pubblico e la conquista di moltissimi premi cinematografici. Col senno di poi possiamo rintracciare alcuni dei molti ingredienti che hanno reso perfetta questa ricetta; oltre, ovviamente al soggetto, di cui parleremo fra poco, bisogna menzionare il cast, un mix perfetto di attori all’epoca poco più che esordienti, ma che hanno saputo offrire grandi interpretazioni, calandosi molto bene nei personaggi e nell’atmosfera. Il risultato è che ognuno ha dato un contributo personale ai personaggi interpretati creando un forte effetto di realismo nelle reazioni emotive e nei rapporti interpersonali messi in scena.

Quello che resta di molti film o serie, spesso è una scena, un’atmosfera, uno sguardo o un volto: si crea una traccia mnestica nella mente che riesce a rimanere ben definita molto a lungo, a ritagliarsi uno spazio preciso fra i nostri ricordi, tanto che riusciamo a collocare precisamente nel tempo il periodo della nostra vita in cui abbiamo guardato per la prima volta proprio quel film o quella serie. Lo stesso sarà accaduto a molti di quelli che hanno guardato Dexter.

Il sorriso appena accennato del protagonista, magistralmente interpretato da Micheal C. Hall, che ammicca al telespettatore anche nella locandina della serie, è una di queste tracce di memoria, ma più in generale c’è almeno un’altra scelta di produzione che a nostro avviso ha reso Dexter una serie di culto.

La prima è il color grading effettuto in post produzione: si tratta di una scelta molto specifica e selettiva (basta un fotogramma per riconoscere che si tratta di Dexter); il look visivo principale, quello più frequente, riguarda Miami e utilizza una tavolozza fatta di colori molto caldi unita a  un contrasto e a una saturazione molto elevati; della luminosissima Florida che traspare da questo particolare settaggio dei colori percepiamo l’afa quasi sulla nostra pelle, mentre a livello psicologico si crea un clima di sospensione, di calma piatta (o apparente), come quella su una nave ferma in bonaccia in un mare tropicale.

Il vento che gonfierà le vele e interromperà lo stallo, lo sappiamo, arriva sempre in Dexter, mai annunciato ma sempre temuto, all’improvviso, e porterà agli efferati omicidi del nostro serial killer. In queste scene il filtro caldo e leggermente lisergico lascia il posto a tinte fredde, nei toni del blu scuro e del verde ciano, perfetti per enfatizzare l’ingresso in scena della vera natura del protagonista, per sottolineare la sua trasformazione quasi soprannaturale, tanto è violenta.

Si è detto poco degli attori: oltre a all’interpretazione di Michael C. Hall, eccelsa nel trasmettere la duplicità di Dexter e nel rappresentare la maniacale accortezza di ogni mossa, impossibile non nominare Jennifer Carpenter, che nella serie interpreta Debra Morgan, sorella adottiva di Dexter. Attraverso una recitazione estremamente fisica ed emotiva ha dipinto un personaggio insicuro, ma capace dell’incredibile combattività e resistenza psicologica mostrate nel proseguo della storia. Pur senza esaurire l’elenco citiamo anche Julie Benz (Rita), fragile compagna di Dexter e ancora emotiva del protagonista ed Erik King, il cui personaggio, il sergente Doakes, darà del filo da torcere a Dexter, dando vita a scena ad altissima tensione.

Insomma, un piccolo capolavoro sopravvissuto alla prova del tempo, che tiene attaccati allo schermo! La recente uscita delle nuove stagioni di Dexter non può che essere un buon motivo per guardare (per chi non l’avesse ancora fatto) o riguardare le prime fantastiche otto!