Twin Peaks: la spiegazione dell’episodio più complicato mai scritto da Lynch

Un episodio e una visione che si spingono oltre i classici esempi lynchiani, rendendo Twin Peaks qualcosa di davvero complicato da sbrigliare.


David Lynch non va preso troppo sul serio. O forse sì, ma a piccole dosi. Il virtuosismo di questo regista divenuto pittore è una dimostrazione di come i derivati del Surrealismo siano adatti all’interpretazione di tanti, ma alla riproduzione di molto pochi. La sequenza finale di Mulholland Drive è quanto di più simile ad un sogno sia mai stato creato in sala di montaggio; un prodotto che solo le indicazioni e le intuizioni di Lynch potevano condurre al suggellamento di un’idea, quella poetica del regista, che andasse oltre il potere del cinema come medium di concetti, ma si potesse concedere il lusso e il privilegio di esprimere immagini con un significato talmente complesso, da poter essere tralasciato. In Twin Peaks, David Lynch non è da meno.

Il mantra di David Lynch “evitate di interpretare, è troppo complicato, godetevi la potenza delle immagini”, è decisamente il miglior consiglio da seguire se si vuole sopravvivere a buona parte dei suoi passaggi di sceneggiatura più enigmatici, ma se fino all’ottavo episodio della terza stagione di Twin Peaks, pensavamo di aver visto abbastanza per definire Lynch un tipo complicato, con questa puntata – fondamentale per la comprensione di parecchie cose, sebbene sia davvero difficile farlo – il regista ha raggiunto livelli di cripticità degni della videoarte di Bill Viola o Laurie Anderson. Se pensavamo che il Nano, le tende rosse e i discorsi all’indietro fossero già sufficienti a rendere Twin Peaks particolare, le teorie e i tentativi di analisi dell’ottavo episodio della terza stagione vanno ben oltre.

La bomba atomica ha generato Bob e Laura Palmer era soprannaturale

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La sequenza in bianco e nero è ambientata a White Sands, nel New Mexico del 1945. La sequenza ritrae in maniera terrificante la veridicità al rallentatore di un esperimento atomico – probabilmente il primo eseguito per mettere a puntino il bombardamento sul Giappone. La telecamera aerea muove in avanti, entra nel fungo e per moltissimo tempo veniamo catapultati in un turbinio di lampi e colori di impronta kubrickiana, finché un cambio di location ci mostra dei demoni bruciati entrare ed uscire da un minimarket. Poi, senza preavviso, una figura femminile vomita una nuvola al cui interno scorgiamo la figura di Bob, venuto al mondo.

L’episodio cambia location, dove troviamo un personaggio cardine di Twin Peaks, il Gigante; il quale, in compagnia di una donna, rivede il filmato della bomba atomica dove scopre la nascita di Bob. Il Gigante fluttua per aria e dalla sua testa fuoriesce un bagliore dorato, che si trasforma in un globo dorato al cui interno c’è il volto – e presumibilmente l’anima – di Laura Palmer. Dopo essere stato baciato dalla signora, il globo viene spedito sulla Terra, dando forse inizio ai processi che hanno condotto Dale Cooper a visitare Twin Peaks.

Lei è mia cugina, ma non è Laura Palmer

Sembra lecito dedurre che Laura fosse in realtà dotata di qualche potere soprannaturale, nonché l’unica in grado di sconfiggere Bob. Una genesi, quella dei due personaggi, che potrebbe essere paragonata al bilanciamento dell’equazione di Matrix alla fine di Revolution. Laura infatti è l’unico personaggio di Twin Peaks in grado di resistere alle tentazioni dello spirito maligno, che non l’ha mai posseduta, al punto di sacrificare la sua vita pur di non cedergliela. L’ultima volta che vediamo Laura è nella Loggia Nera, assieme a Cooper, dove viene portata via dopo aver visto una luce brillare alle sue spalle.

Questa luce potrebbe essere l’elemento soprannaturale instillatole dal Gigante, che ha protetto l’umanità proprio grazie alla complicità di Laura, impegnati assieme alla difesa del confine tra le due realtà, crollato con la sua distruzione, che ha permesso a Bob e i suoi seguaci di accedere al nostro mondo. Una delle più diffuse teorie su Twin Peaks vorrebbe la figura femminile che ha generato Bob come sorella del Gigante, ed essendo le creature surreali create da Lynch legate da una natura comune, è logico dedurre che Laura e il Nano siano davvero cugini, come da lui stesso dichiarato a Cooper, sebbene all’epoca tutti pensammo fosse un indizio simbolico che alludesse a Maddy.

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La spiegazione più probabile sulla nascita di Bob sta nello squarcio spazio temporale che la bomba atomica potrebbe aver causato, collegando il nostro mondo a quello dello spirito maligno di Twin Peaks. Quando ciò è accaduto, la figura femminile ha letteralmente rigurgitato Bob sulla Terra, ma alcune teorie suggeriscono che essa sia la Madre di cui Cooper parla nella strana stanza con la donna cieca, quando qualcosa di oscuro e inarrestabile sbatte contro la porta – probabilmente la stessa creatura che uccide i due protagonisti del primo episodio, sfondando la scatola di vetro. Che l’insetto deforme che vediamo durante l’episodio altri non sia che un ospite di Bob? Un’ipotesi più che plausibile tra quelle formulate durante le interpretazioni di Twin Peaks.

Lo stesso Mike disse a Dale Cooper che Bob proveniva da circostanze che non possono essere rivelate, e che lo spirito malvagio fosse un parassita – e forse lo è sempre stato. La domanda che sorge spontanea è sull’identità della ragazza che ingoia inconsapevolmente il parassita. Si pensa che sia Sarah Palmer, ma essendo stato Leland l’ospite di Bob, la teoria avrebbe senso solo se l’essere deforme sia in realtà un vettore dello spirito di Laura. La ragazza, probabilmente, era solo un primo ospite, che in seguitò contagiò Leland – il quale aveva quarantacinque anni quando assassinò la figlia, nata nel 1971 – e che all’epoca della sequenza aveva circa dodici anni, un’età che combacia col racconto del suo incontro con Bob fatto a Cooper.

Se Bob non è nato dalla bomba, l’ha fatta costruire

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Un ulteriore spiegazione di quest’episodio di Twin Peaks ci viene data dal libro di Mike Frost, The secret history of Twin Peaks, dove un indiano della tribù dei Nasi Forati avrebbe trovato già da tempo la via per accedere alla Loggia Nera, il quale diede l’anello verde per accedere alla grotta dei gufi a Meriwether Lewis. Dettaglio questo che ci conferma il contatto con la Loggia ben prima del 1945, avendo tutti i portatori dell’anello avuto a che fare con essa. Segue il ragionamento secondo cui la bomba non avrebbe generato Bob, ma che sia stato addirittura lui a far sì che venisse costruita, per consentire alla violenza e alle tenebre di farsi strada nel mondo.

Nel libro di Frost, apprendiamo che uno dei creatori del Manhattan Project, Jack Parsons, fu praticante dell’occultismo con Aleister Crowley, cercando di unire le forze per evocare dei demoni. Potrebbe quindi Bob essere stato direttamente collegato allo sviluppo dell’ordigno atomico? Una risposta difficile da dare, essendo la causalità un elemento di Twin Peaks che non segue le stesse leggi del mondo reale, poiché la realtà e la Loggia Nera seguono dinamiche temporali diverse tra loro. Se Bob non ha creato la bomba, essa potrebbe essere un prodotto della Loggia che ha comunque causato la nascita del demone, o che ne ha spianato la strada.

Hai da accendere? Questa è l’acqua, e questo è il pozzo…

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La sequenza più lunga di questo episodio di Twin Peaks giunge a corollario di quanto visto prima, con un salto temporale di undici anni. Nel New Mexico del 1956, degli strani esseri simili ai demoni carbonizzati che hanno salvato la vita al doppelgänger di Cooper iniziano a terrorizzare i cittadini e uno di loro – nei titoli di coda accreditato come Il Boscaiolo – si presenta alle persone chiedendo se “hanno da accendere”. Con un montaggio parallelo, vediamo la creatura – palesemente ricalcata sulle sembianze di Abramo Lincoln – dirigersi verso una stazione radiofonica, mentre una coppia di ragazzini si scambia un primo bacio dalla commovente purezza.

Il Boscaiolo si fa strada verso la sala di registrazione chiedendo a tutti se hanno da accendere, strizzandogli la testa talmente forte da spaccargli il cranio, finché raggiunto il microfono inizia a recitare un breve monologo con angosciante ripetitività. Nell’ascoltarlo, tutto il pubblico radiofonico stramazza a terra come anestetizzato, e tra di loro vediamo la ragazzina che, rientrata a casa dopo aver baciato per la prima volta un ragazzo, inizia ad ascoltare una canzone spensierata e romantica, sostituita dalle parole del Boscaiolo.

Addormentatasi, la ragazza si accascia sul letto e nello spalancare la bocca, le sue interiora vengono occupate dall’essere mutante che potrebbe essere il primo ospite di Bob – la sequenza è talmente raccapricciante e verosimile che verrebbe voglia di supplicare Lynch di essere meno esplicito, ma la terza stagione di Twin Peaks non ha nulla a che vedere con l’allusione alla violenza delle prime due. I titoli di coda le passano in sovrimpressione, mentre nel sonno inizia a fare delle espressioni contorte e il Boscaiolo si allontana dalla sala di incisione.

Questa è l’acqua e questo è il pozzo. Bevi a fondo e discendi. Il cavallo è il bianco degli occhi e oscuro all’interno.

Una plausibile interpretazione di queste parole potrebbe indicare l’acqua come la voce del Boscaiolo, il pozzo come il medium radiofonico, l’azione di bere a fondo e discendere l’ascoltarlo e addormentarsi. Il cavallo è da sempre un simbolo di purezza in Twin Peaks, ma in questo caso ha delle caratteristiche contaminate. Un monologo che sembra alludere al fato di Leland, che ha ascoltato, è disceso, era puro di cuore e all’apparenza, ma irreversibilmente corrotto da Bob. Se le frasi avessero questo senso metaforico, questo passaggio di sceneggiatura di Lynch potrebbe essere uno dei momenti in cui il piano metaforico ha raggiunto con esattezza la rappresentazione allegorica del mondo reale.

Il Boscaiolo chiede a tutti se hanno da accendere; se, quindi, hanno un barlume di luce, seppur flebile. A chiederlo è un demone che potrebbe aver subito le scottature della bomba atomica – iconograficamente rappresentata come un bagliore oltre che come un fungo. Il Boscaiolo quindi potrebbe essere il figlio di una luce gigantesca ma maligna che va in caccia del nostro bagliore interiore, forse per trovare speranza, forse per privarcene – deve pur sempre accendere una sigaretta, tra i vizi peggiori dell’uomo e portatrice di morte – e infatti finisce per irretire i nostri sensi o per ucciderci. Solo i più fortunati fuggono, e come ci ha insegnado Windom Earle, è la paura ad aprire la porta della Loggia Nera.

Il monologo del Boscaiolo è un’allegoria della Loggia e della malvagità umana

Il Boscaiolo è un emissario del male, che perpetra la devastazione attraverso la privazione del giudizio razionale. Instilla la paura, ma anche il dubbio – chiede solo di accendere, sembra un viandante qualsiasi – e finisce per entrarci di fatto con le mani dentro la testa, come a strapparci la coscienza dal corpo. Forse perché non ce la meritiamo, avendo costruito ordigni nucleari di cui dobbiamo pagare le conseguenze come una condanna, forse perché per perpetrare il male, la Loggia deve rendere le sue vittime prive di ogni barriera antropologica, riducendo le nostre emozioni al sentimento della paura. Che il Boscaiolo abbia le sembianze di Lincoln non è per nulla casuale: il presidente è l’icona della politica del bene comune, che ora sembra essere rimasto vittima dei suoi stessi progressi, e ne chiede il risarcimento.

La Loggia è stata aperta, o ha trovato il mezzo storico più potente per mietere più vittime, facendo ritorcere contro l’uomo la sua stessa ambizione, chiamando il male con altro male. Questa è l’acqua, è la natura umana – forma di vita basata sull’H2O – e questo è il pozzo, la Loggia Nera, oppure il destino dell’umanità; bevi a fondo e discendi, è il lasciarsi irretire dal potere della Loggia ed entrarvi senza fare ritorno, oppure è il continuare a perpetrare il male al nostro prossimo; il cavallo è il bianco degli occhi, la nostra anima – che si ritiene risiedere nello sguardo – è pura come il cavallo di Twin Peaks, il nostro modo di vedere il mondo è istintivamente buono; e oscuro all’interno, noi e la Loggia non siamo quello che sembriamo all’apparenza, ci siamo creati e contaminati a vicenda, siamo il male che alimenta il male.

Con questo episodio di Twin Peaks, David Lynch sembra aver dato la sua versione dei fatti su come l’uomo sia l’origine del baratro in cui esso riversa e di cui la Loggia si alimenta. La genesi di Bob è legata ad una causalità che potrebbe essere una nostra responsabilità, o qualcosa di cui siamo solo vittime. Un’interpretazione che viene lasciata allo spettatore, che può scegliere se credere nella bontà intrinseca della nostra specie, dilaniata dalle malvagità della Loggia, o se ne siamo i diretti fomentatori e collaboratori. Quel che è certo, è che Lynch aveva ragione.

Non cercate di interpretare le cose, è fin troppo difficile. Godetevi la potenza delle immagini.

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