Harvey Weinstein ha recentemente raggiunto i termini provvisori per un accordo coi suoi accusatori, che il Time’s Up non ha tardato a decretare come la diagnosi di un sistema corrotto. Rebecca Goldman, chief operating officer del movimenti, ha aspramente dichiarato:

Questo accordo è molto più di un mero problema matematico, è il sintomo di un sistema danneggiato e corrotto, che privilegia i potenti malfattori a spese dei sopravvissuti alle loro malefatte.

Sebbene questi termini raggiunti da Harvey Weinstein e le vittime sia grave, sappiamo anche che esso rappresenta il duro lavoro legale di chi ha rappresentato le sue vittime. Speriamo che questo gli conceda la giustizia e il sollievo atteso da troppo tempo.

L’accordo, riportato per la prima volta dal New York Times, si basa sul risarcimento da parte di Weinstein di 25 milioni di dollari, elargiti attraverso delle assicurazioni. Di questi milioni, 6,2 sarebbero stati divisi tra diciotto dei suoi accusatori, senza che nessuno ricevesse più di cinquecento mila dollari. I restanti 18,5 milioni verrebbero poi assegnati a coloro che faranno parte – o entreranno a far parte – della causa contro Harvey Weinstein nello Stato di New York. Un supervisore nominato dal tribunale determinerà la modalità di assegnazione dei risarcimenti, in base al danno causato alla vittima.

Questi 25 milioni riservati agli accusatori del produttore, rientrano in un accordo totale di 47, destinati a chiudere gli obblighi della Weinstein Company, secondo il Times. Se l’accordo fosse raggiunto, si sarebbe effettivamente concluso quasi ogni iter legale contro il produttore e la sua ex compagnia, oramai ridotta a cumuli di macerie assorbite da gruppi diversi. Il processo penale contro Harvey Weinstein inizierà il 6 gennaio 2020. La sua cauzione, lo scorso mercoledì, è stata aumentata a 5 milioni di dollari. Le ultime immagini che ritraggono l’ex magnate di Hollywood hanno inoltre spaccato l’opinione pubblica.

Oltremodo dimagrito, apparentemente incapace di deambulare senza apparecchi di sostegno e visibilmente disorientato, Weinstein non sembra più in grado di sostenere l’immagine che ci si aspetta da un uomo della sua estrazione economica. Alcuni, viste le immagini, hanno messo una mano sul cuore, inneggiando al diritto universale di preservare la propria dignità; altri invece sostengono che quella del produttore non sia altro che una pantomima studiata ad hoc. Quel che è certo, è che come diceva il più mediterraneo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, bisogna cambiare tutto affinché nulla cambi.

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